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Bambino morto a Napoli, confessione choc: “Ho lasciato cadere Samuele e sono andato al bar”

Il bambino morto a Napoli aveva solo 4 anni. L'omo accusato di aver lanciato dal balcone il piccolo Samuele soffriva di problemi psichici.

Bambino morto a Napoli: una storia e una dinamica difficili da digerire. Samuele aveva solo 4 anni e l’uomo accusato del suo omicidio ha lasciato cadere dalle sue braccia il piccolo e poi è andato a mangiare una pizza. L’uomo che si occupava delle pulizie di casa e a quanto pare anche di Samuele soffre di problemi psichici ma la famiglia non ne era a corrente.

Bambino morto a Napoli: cos’è successo

Napoli, venerdì mattina 17 settembre 2021, Mariano Cannio, 38 anni, ha buttato dal balcone al terzo piano della casa dove stava lavorando Samuele, il figlio della coppia che lo aveva chiamato per pulire vetri e pavimenti.

Il racconto della dinamica è affidato alle parole che lo stesso Mariano ha rilasciato ai carabinieri: «Stamattina verso le 9.15 mi sono recato a casa della famiglia (di Samuele, ndr) dove di tanto in tanto faccio le pulizie. Mentre ero indaffarato, Samuele è venuto in cucina dove stavo pulendo. Con l’aiuto di una sedia è salito in prossimità di un mobile per prendere delle merendine. L’ho aiutato, poi ho iniziato a giocare con lui. A un tratto l’ho preso in braccio, sono uscito fuori al balcone, mi sono sporto e ho lasciato cadere il piccolo».

Una dinamica quasi surreale. Il caso si fa ancora più ‘strano’.  Secondo il Corriere, Il 38enne, infatti, non è stato rintracciato nella sua abitazione ma in un altro appartamento dove i poliziotti sono riusciti a entrare, ma solo dopo un espediente. Inizialmente, infatti, Cannio ha simulato di non essere presente. Per capire se fosse in casa o meno, dopo avere bussato reiteratamente alla porta senza riscontro, i carabinieri hanno infilato una bolletta dell’Enel sotto la porta che, qualcuno, dall’interno ha poi prelevato. Così si sono accorti che lì dentro c’era qualcuno e hanno forzato la porta per entrare.

Bambino morto a Napoli, la confessione choc: “Ho lasciato cadere Samuele e sono andato al bar”

Nelle ore successive la confessione di Mariano Cannio diventa ancora più inquietante.

“L’ho preso in braccio, mi sono sporto e l’ho lasciato cadere giù. Poi sono andato a mangiarmi una pizza”.

Questa è la parte della deposizione che lascia senza parole. L’uomo soffre di problemi psichici la famiglia non ne era a corrente.

La confessione choc continua: “Ad un tratto l’ho preso in braccio e sono uscito fuori al balcone… giunto all’esterno con il bambino tra le braccia mi sono sporto e ho lasciato cadere il piccolo. Ho immediatamente udito delle urla provenire dal basso e mi sono spaventato consapevole di essere la causa di quello che stava accadendo”.

Mariano Cannio ha raccontato tutta la vicenda in preda a uno stato confusionale. Mentre a terra giaceva il piccolo corpo senza vita di Samuele, l’uomo ha avuto la freddezza di allontanarsi, prima andando a mangiare una pizza e poi rincasando nel suo appartamento: “Sono andato a mangiare una pizza nella Sanità e poi sono fuggito a casa”. 

Passano le ore e qualcosa cambia nella confessione di Mariano Cannio, segno dei suo problemi e instabilità ma anche lo choc:  “Fuori al balcone, avendo sempre il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera, ho avuto un capogiro. Mi sono affacciato dal balcone mentre avevo il bambino in braccio perché udivo delle voci provenire da sotto a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto”.

Bambino morto a Napoli, l’uomo in stato di fermo con pericolo di fuga

Il gip Valentina Gallo ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Cannio, ravvisando il pericolo di fuga: il 38enne, infatti, non è stato rintracciato nella sua abitazione ma in un altro appartamento.

Cannio nella sua confessione molto confusionaria ha aggiunto altri dettagli e spostamenti dopo la tragedia: “Mi sono steso sul letto e ho iniziato a pensare a quello che era accaduto, dopo sono sceso e sono andato a un bar in via Duomo ed ho preso un cappuccino e un cornetto, poi sono rientrato a casa dove mi avete trovato”.