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Volontari in calo: se in Italia aiutare gli altri diventa un lusso

calo volontari in Italia

Perché leggere questo articolo? Il numero dei volontari in Italia cala del 15% in otto anni. True News ne ha indagato le cause e le possibili soluzioni insieme a Mario Furlan, fondatore dell’associazione City Angels.

Il volontariato è diventato un lusso. Carovita, precarietà e sfiducia nelle future prospettive economiche italiane ostacolano un saldo e costante impegno individuale a favore della comunità. Gli italiani dediti al volontariato, infatti, sono calati del 15% in otto anni. Lo dimostra chiaramente la rilevazione campionaria effettuata dall’Istat relativa al Censimento delle istituzioni non profit (INP): ammontano a 4 milioni e 661 mila i volontari attivi in Italia nel 2021, circa 900 mila in meno rispetto al 2015.
La mole di lavoro per rispondere ai bisogni di tutto il territorio nazionale è elevata e la carenza di volontari può avere un impatto significativo sul 72,1% delle organizzazioni che si avvalgono del loro operato, portando alla riduzione o all’eliminazione di alcuni servizi fondamentali, che incidono fortemente sullo sviluppo economico e sociale del Paese, sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e il benessere dei cittadini.

 

Calo di volontari in Italia: le cause

Secondo la rilevazione effettuata dall’Istat, è la pandemia la causa principale che ha disincentivato le persone a dedicare gratuitamente il proprio tempo al prossimo. Che l’emergenza Covid con l’isolamento fisico imposto e gli effetti psicologici negativi da esso derivati avrebbe ostacolato la propensione alla partecipazione sociale, era prevedibile. Ma anche la crisi economico-sociale degli ultimi anni ha contribuito alla diminuzione dell’impegno volto al volontariato, soprattutto in una città come Milano. Il capoluogo lombardo detiene un doppio primato. Non solo è la capitale del volontariato, ma è anche la città con i costi d’affitto più alti d’Italia. In un luogo in cui il 62% degli abitanti under 40 spende per vivere più di quanto guadagna, diventa sempre più difficile ed elitario poter dedicare le proprie risorse e il proprio tempo agli altri.

 

Associazioni non profit no stop: il caso dei City Angels

Ma le associazioni non profit non si arrendono. Emblematico è il caso City Angels, associazione fondata a Milano da Mario Furlan e che dal 1994 aiuta attivamente i senzatetto, si impegna a contrastare il crimine e presta assistenza a circa tremila persone al giorno, in ventuno città italiane e due svizzere.
In controtendenza rispetto alle altre organizzazioni di volontariato, City Angels non ha riscontrato una decrescita delle adesioni, anzi, il numero degli “angeli” risulta essere in lieve aumento, nonostante le rigorose procedure di selezione rendano idoneo solamente il 10% dei candidati. “Qualità che contraddistingue City Angels è essere associazione con un’identità forte e riconoscibile” – a partire dalla divisa rossa e dal berretto blu -, “l’unica che si occupa di solidarietà e sicurezza in collaborazione con le forze dell’ordine” ha affermato Furlan intervistato da True News. Il fondatore dei City Angels attesta, però, la situazione generale di calo di volontari e ne conferma le cause: “La pandemia ha impigrito. Oggi è più facile darsi da fare ogni tanto, con assistenza occasionale in caso di eventi straordinari come alluvioni o terremoti, piuttosto che in modo continuativo e stabile”. Secondo l’esperto di volontariato, anche le trasformazioni socio-economiche degli ultimi anni hanno impattato in modo rilevante. Creando sfide pratiche ma anche emotive, tanto che ormai “le persone percepiscono il volontariato come un lusso”.
Furlan, inoltre, individua nell’eccessiva burocrazia un’ulteriore motivazione che scoraggia la partecipazione al volontariato e danneggia le associazioni più piccole. “Le pratiche burocratiche sono in continuo aumento – afferma – ciò colpisce sia le associazioni, sia i cittadini che intendono diventare volontari. Non basta più dare i propri dati, per andare sul campo ed essere associati i volontari sono costretti ad andare incontro a un lungo iter assicurativo e burocratico”.
Una possibile soluzione può passare attraverso il sostegno della politica? Secondo Mario Furlan sì. Oltre ad incrementare il sostegno economico, le istituzioni dovrebbero semplificare la burocrazia e il rapporto con la pubblica amministrazione. In modo da poter favorire una partecipazione costante e progressiva alle associazioni non profit, auspicando una presenza radicata del volontariato nel tessuto sociale italiano.