Smart city e smart building: design, innovazione, sostenibilità e sicurezza

Possibili scenari e soluzioni per il fenomeno dell’urbanizzazione, un processo che inciderà sugli equilibri futuri con nuove trasformazioni

Il secolo in corso, che si è aperto con l’attacco alle torri gemelle ed è proseguito con la crisi economico-finanziaria del 2007; l’avvento dell’ISIS, la pandemia Covid 19; e la guerra in Ucraina; ci ha posti dinnanzi a innumerevoli sfide che hanno prodotto repentini e ripetuti cambiamenti di scenario. Tra questi, il più silente, ma non per questo meno incisivo nella realtà quotidiana, appare il fenomeno dell’urbanizzazione.  Un processo che andrà, senz’altro, ad incidere profondamente sugli equilibri futuri e a produrre nuove trasformazioni.

La sfida dell’urbanizzazione

Ad oggi si stima che a vivere nelle aree urbane siano circa 4 miliardi di persone, pari al 54% della popolazione globale. E si prevede che nel 2030 si arriverà a quota 70%. Le città, pertanto, diverranno i principali driver di crescita economica per molti paesi. E, quindi, la loro efficiente riorganizzazione sarà una priorità per i governi nella definizione delle politiche economiche. Ciò inevitabilmente impatterà in molti ambiti cruciali tra i quali quelli infrastrutturale, ambientale, sociale e di reperimento delle risorse idriche e alimentari.

Se le città continueranno ad essere prescelte come luoghi in cui cogliere nuove e numerose opportunità e occasioni in termini culturali e di innovazione scientifica e tecnologica, conseguentemente aumenteranno le complessità della gestione e riorganizzazione dei processi e le connesse esigenze di individuazione di soluzioni adeguate e innovative.

Smart cities

Certamente, per rendere maggiormente vivibile le città “future”, occorre imprimere una accelerazione alla realizzazione dei processi di Smart Cities basati non soltanto sull’incremento e l’installazione di tecnologie nuove e all’avanguardia; ma anche su progetti ben definiti che pongano al centro il benessere e le esigenze di sicurezza della comunità.

Capaci di garantire uno sviluppo sostenibile, inclusivo e non alienante; che ponga al centro le reali esigenze del cittadino e della sua dignità di essere umano. È bene chiarire che la città, per guadagnarsi il diffuso e inflazionato appellativo “smart”, deve essere realmente in grado di migliorare la qualità dei servizi e della vita di coloro che vi abitano, attraverso un nuovo modo di pensarla basato anche su una logica di cooperazione e di tutela dell’ecosistema.

Città in cui lo spazio pubblico sia posto quale comune denominatore; e in cui la tecnologia sia messa al servizio della comunità in modo sano e utile, evitando che la stessa ne sia dominata. Ciò potrà realizzarsi se le tecnologie avanzate verranno impiegate in maniera intelligente. Attraverso l’integrazione di varie componenti e la costruzione di una visione organica che permetta di sviluppare un adeguato processo di raccolta e analisi dei dati.

Utile a valutare le reali necessità dei cittadini, il gradimento dei servizi, le prestazioni delle infrastrutture e i livelli di inquinamento e di sicurezza pubblica. Quest’ultimo aspetto, in particolare, costituisce uno degli elementi cardine della qualità della vita, la base su cui poggia lo stato di serenità di ogni singolo cittadino.

Sicurezza

Una città è, infatti, vivibile in quanto sicura; è “smart” se è principalmente safe ovvero, se residenti e visitatori si sentono liberi di poterla vivere nella sua interezza.

Questo spiega la ragione per cui sia prioritario in fase di progettazione di queste nuove realtà urbane, tenere conto di tutti i molteplici aspetti connessi alle esigenze di sicurezza, attraverso la messa a punto di sistemi tra loro interconnessi, supportati dalla tecnologia IOT e capaci di garantire la prevenzione di scenari di rischio – siano essi di carattere criminale, terroristico, o naturale – contemperando esigenze, parimenti importanti, di tutela della privacy disciplinata dal GDPR General Data Protection Regulation entrato in vigore il 28 maggio 2018 (Regolamento UE 2016/679).

Il documento, utile a supportare sotto il profilo normativo la realizzazione di tali infrastrutture al fine di poter combinare tutti i vari aspetti della progettazione, introduce due importanti espressioni – privacy by design e security by design – che rappresentano il cambio di passo nella costruzione e organizzazione di queste nuove realtà.

Nuove professioni

È di tutta evidenza che la realizzazione di tali sistemi necessiti di figure professionali specifiche e altamente qualificate. Le cui competenze permettano di predisporre progetti in linea con le esigenze di trasformazione in atto. E che, nel pieno rispetto della tutela della riservatezza di ciascuno, introducano sistemi di capillare controllo del territorio.

Attraverso la predisposizione di efficaci strategie di sicurezza, e con l’ausilio delle nuove tecnologie e di “telecamere intelligenti”, è oggi possibile prevedere e implementare azioni di monitoraggio capaci di prevenire o, comunque, di individuare e segnalare in tempo reale eventuali criticità. Questi strumenti altamente sofisticati sono inoltre in grado di fungere da sensori utili a tenere sotto controllo sia i flussi di traffico – consentendo di ridurlo e di razionalizzare i servizi di trasporto pubblico – che i livelli di inquinamento dell’aria e acustico, e di fungere da supporto nell’organizzazione di altri servizi tra cui, a titolo esemplificativo, quelli in ambito healthcare.

Manifesto Futurista

Tali elementi senz’altro possono aiutare ad affrontare con efficacia le esigenze connesse ai cambiamenti di scenario in corso – tra cui l’urbanizzazione che rappresenta al momento quello di maggiore interesse – ponendosi all’altezza dell’ipotesi di Antonio Sant’Elia, apparsa nel “Manifesto di Architettura Futurista, secondo cui “ogni generazione dovrà fabbricarsi la propria città”.

 

Filippo Romeo, Think Thank Rischi & Scenari Secursat