Non solo Otto marzo, come l’Italia può ridurre il divario di genere

Il report del Ministero delle Finanze fa un bilancio sul divario di genere. Cosa può fare lo Stato per ridurlo?

L’attenzione verso il divario di genere sembra essere sempre di più al centro dell’attenzione. È un tema sensibile per la società civile, ma quali misure sono state prese a livello di politiche statali? E qual è la situazione italiana in termini di divario di genere? Risponde a queste domande il report sul bilancio di genere relativo al 2020, redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un’analisi delle entrate e delle spese dello Stato per valutare il diverso impatto delle politiche di bilancio su uomini e donne in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito.

Il tasso di occupazione

Il primo aspetto considerato è il tasso di occupazione. Quello femminile diminuisce per la prima volta dal 2013. Diventa così più ampio lo scarto con l’Unione Europea, dove il tasso di occupazione delle donne è del 62,7% contro il 49% italiano. Questo dato, però, non è omogeneo in tutto il Paese, bensì una media delle situazioni specifiche delle singole regioni. Il tasso di occupazione scende infatti a 32,5% nel Sud Italia.

Questo valore risulta basso anche nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 34 anni. Sono occupate infatti solo il 61,2% delle laureate e 41% delle diplomate. Il report spiega quindi che il fattore protettivo garantito dal titolo di studio risulta limitato. Non basta più una formazione di alto livello per ottenere una posizione stabile nel mondo del lavoro.

Anche per questa ragione aumentano i giovani NEET, cioè “Not in Education, Employment or Training”.

L’incremento di chi rientra in questa categoria risulta ancora una volta disuguale per quanto riguarda il genere. Le donne ne costituiscono infatti il 29,3%, mentre gli uomini il 21%.

Aumentano anche le persone in condizione di povertà assoluta e resta alto l’indice di donne occupate part time involontariamente (61,2%). Il valore europeo corrisponde a 21,6%, quindi un terzo del dato relativo al nostro Paese. In Italia sono infatti un milione e 886mila le donne con contratto di part time involontario.

Il dato relativo agli uomini ammonta a 849mila.

Cresce inoltre l’insicurezza delle donne rispetto alla propria posizione lavorativa. Passa dal 6% al 7,2% la quota di donne che ritengono probabile perdere il proprio lavoro. Aver raggiunto un impiego non dà garanzie circa il suo mantenimento.

Lavoro retribuito e non

Dalle indagini condotte negli ultimi anni emerge come siano state soprattutto le donne a scegliere lo smart working durante la pandemia, trovandosi così a gestire contemporaneamente il lavoro retribuito e quello domestico non retribuito.

Crescono quindi le difficoltà a conciliare i tempi di vita, soprattutto nelle fasce di età in cui è più probabile la presenza di figli piccoli.

Ricordiamo anche che secondo i dati Istat più recenti le donne gestiscono il 62,8% del carico di lavoro domestico e di cura della famiglia. La quota di lavoro domestico e di cura gestita dagli uomini aumenta in modo costante, ma resta comunque molto più bassa di quella che va a costituire il carico mentale femminile.

Violenza di genere

Nel 2020 sono aumentate anche le segnalazioni di violenza di genere (domestica e non). Le richiese di intervento in situazioni abusanti sono state 15 708 nell’anno della pandemia. Nel 2019 ammontavano a 8 647. Un incremento significativo che porta all’attenzione della società intera il fenomeno radicato e problematico della cultura dello stupro.

Come vengono impiegate le finanze dello Stato?

L’ultima sezione del report si pone l’obiettivo di analizzare le spese del bilancio dello Stato, classificandole sulla base del genere.

L’85,84% è neutrale rispetto al genere. Il 13,6% invece è sensibile rispetto al genere e solo lo 0,56% volto a ridurre le disuguaglianze. In mancanza di una pianificazione di interventi volti a intervenire sul divario di genere, anche i fondi investiti in questo senso risultano ridotti e la loro efficacia non sufficiente per raggiungere l’obiettivo. Al momento le politiche statali stanno fallendo nel fronteggiare le disuguaglianze.

SCARICA QUI IL REPORT SUL BILANCIO DI GENERE DEL MINISTERO