Non è una manovra per Partite Iva: penalizzati i redditi più bassi

Nonostante i proclami in campagna elettorale, la Legge di Bilancio non porta benefici ai lavoratori con Partita Iva a basso reddito

Perché potrebbe interessarti l’articolo? La Legge di Bilancio del governo vuole estendere l’applicazione della flat tax per i lavoratori autonomi. Ma la misura toccherà solo 300mila contribuenti senza alcun vantaggio per i redditi più bassi a Partita Iva. Che anzi rischiano di essere penalizzati.

Una manovra che non favorisce i lavoratori autonomi con i redditi più bassi. Perché, a conti fatti, l’estensione del campo di applicazione della flat tax non genera alcun beneficio alle Partite Iva che fatturano di meno. Anzi rischia di allargare il divario con i lavoratori dipendenti, oltre che con chi invece riesce ad avere dei redditi più alti, fino a 85mila euro appunto.

Non è una manovra per Partite Iva

Prima di tutto perché la portata dell’impatto è limitata: permetterà ad appena 100mila su 3,7 milioni di contribuenti di pagare meno tasse, nell’ordine dei 7mila euro annui. Questo, però, senza evitare il cosiddetto “effetto blocco” della crescita: chi supera la soglia limite si ritrova nella tassazione ordinaria, subendo un vero salasso. Tanto che, in determinati casi, non hanno stimoli per fatturare oltre: il surplus sarebbe nei fatti divorato dall’erario. Insomma, un limite allo sviluppo in assenza di uno scivolo graduale tra le aliquote.

C’è poi un disincentivo dalla creazione di unione professionale: costringerebbe alla costituzione di una società. Così è scattata la protesta contro le misure, contenute nella bozza della Legge di Bilancio. La richiesta sul tavolo è chiara: servono correttivi per fare in modo che la tassa piatta non penalizzi ulteriormente le Partite Iva più povere.

Duecento euro in più di tasse per i calcoli di Acta

I calcoli sono stati fatti da Acta, l’associazione dei freelance: senza flat tax, un autonomo che fattura 12mila euro all’anno potrebbe pagare 1.666 euro di tasse, mentre con questo sistema finisce per versare 1.800 euro. Mentre un dipendente si trova nella no tax area, quindi non deve niente all’erario. «L’incoerenza e l’iniquità di questo diverso approccio al lavoro dipendente e autonomo è difficilmente spiegabile, probabilmente è la conseguenza dell’ansia dei vari partiti al governo di marcare il territorio e di dimostrare che mantengono le promesse elettorali», denuncia l’associazione. Da qui la battaglia avviata. «La manovra che è stata solo approvata nel consiglio dei ministri, ma può essere migliorata in Parlamento. Ed è questo che chiediamo», spiega a True-news.it Anna Soru, presidente di Acta.

«Serve una misura a sostegno per i redditi più bassi, ma anche una campagna di informazione perché non sempre la flat tax è il sistema più conveniente». Un cortocircuito, insomma, su cui è difficile mettere mano. «Attenzione al nanismo professionale, dobbiamo permettere ai professionisti di arrivare a guadagnare quelle cifre, ad oggi moltissimi sono al di sotto di questa soglia», avverte Emiliana Alessandrucci, interpellata da True-news.it, presidente del Coordinamento libere associazioni professionali (Colap).

Colap: ecco come il governo dovrebbe intervenire

Un problema che riguarda vari settori, fanno notare dal Colap, dal benessere ai beni culturali. Ma che coinvolge pure le nuove professioni del digitale. Per Alessandrucci, quindi, è necessario «un intervento come l’eliminazione o la riduzione dell’acconto che migliaia di professionisti si apprestano a pagare proprio in questi giorni». In sintesi: un altro nodo da sciogliere.

L’elenco di problemi è del resto lungo e si torna al punto di partenza: le Partite Iva non beneficiano della no tax area e perciò la proposta avanzata è quella di un mini forfettario per i freelance e i professionisti che non riescono a superare almeno i 15mila euro. Soru insiste: «La flat tax dovrebbe essere applicabile solo sopra una certa soglia. Insomma, bisogna predisporre delle misure che possano davvero equiparare gli autonomi ai dipendenti». Le distorsioni della tassa piatta non mancano: l’adesione al meccanismo impedisce l’accesso alla dedizione dei costi che di fatto provoca una limitazione agli investimenti in innovazione come corsi di aggiornamento e l’acquisto di macchinari nuovi, per esempio i computer.

La flat tax non beneficia le Partite Iva

Una situazione senz’altro paradossale, considerando che storicamente gli autonomi sono una roccaforte elettorale del centrodestra, come testimoniato anche dall’ultima campagna elettorale, in cui da Forza Italia a Fratelli d’Italia è stata tesa la mano ai professionisti. E, sebbene si tratti solo dei primi passi sulle politiche economiche, l’aspettativa dei lavoratori sul governo di Giorgia Meloni era molto più alta rispetto all’ampliamento da 65mila a 85mila euro dei beneficiari della flat tax. Perché il timore è che con il nuovo anno molte Partite Iva siano costrette a chiudere.