Un miliardo di euro, la voragine mostruosa delle aziende di trasporto

Le aziende del settore del trasporto pubblico locale soffrono. E il presidente di Asstra, Andrea Gibelli, lo spiega a true-news.it

Perchè potrebbe interessarti? Gli scioperi che bloccano la circolazione di bus, metro e tram, insomma del trasporto pubblico locale, hanno una serie di cause. Le aziende del settore soffrono. E il presidente di Asstra, Andrea Gibelli, lo spiega in questa intervista.

Mezzi fermi. Tram ai depositi, metro bloccate, bus in perenne sosta. Anche oggi un venerdì di sciopero nazionale per le aziende del trasporto pubblico locale. Che soffrono di carenze che vanno dal periodo della pandemia all’attuale caro energia.

Lo conferma – contattato da true-news.it – Andrea Gibelli, presidente di Asstra, l’associazione datoriale, nazionale, delle aziende di trasporto pubblico regionale e locale in Italia, sia  a capitale pubblico sia a capitale privato.

Gibelli: “Aumenti dell’energia vicini al 200%”

Spiega Gibelli: “In questi giorni si parla del decreto aiuti Ter, in queste ore, all’appello  ci manca un miliardo di euro. Parliamo dei ristori del 2020. Siamo disposti a trattare sui criteri, che potrebbero essere diversi, ma ci aspettiamo una risposta”.

Anche perché i numeri parlano chiaro: “Ci sono aumenti nelle bollette delle aziende del TPL, riguardanti i carburanti tradizionali, il metano o l’energia elettrica, vicini al + 200%”.

Gibelli: “E’ stata scelta una politica ideologica quando, invece, bisogna guardare alla realtà”

E le cause, per Gibelli, sono da rintracciare in una politica che sta commettendo errori di valutazione: “Un paese come il nostro, che si classifica come i più industrializzati e produttivi del mondo, una politica ideologica quando, invece, bisogna guardare alla realtà.

“Questi scelgono strategie energetiche altamente differenziate, che vuol dire costruire un mix di tecnologie atte a produrre energia. Indipendenti tra loro, nel senso che si va da quelle fossili alle rinnovabili in maniera estremamente differenziata. Ma bisogna contare che, nel nostro settore, i mezzi di trasporto sono i più vecchi d’Europa e quindi non è così facile passare da un autobus diesel a un autobus elettrico dalla mattina alla sera.

È un gap che è figlio dei mancati investimenti degli anni scorsi”.

Gabelli: “Si pagano oggi gli errori del passato”

Per fortuna, c’è il PNRR. Da sfruttare con lucidità: “E’ una grandissima occasione di cui noi siamo sostenitori. Deve trovare però il giusto grado di applicazione rispetto al vissuto di questo Paese, che soffre di un ritardo cronico. Quindi non si può colmare il gap, ma bisogna tener conto di tante cose, non ultimo il fatto che tutta la transizione energetica e tecnologica di questo Paese passava dalla dipendenza da paesi terzi come Russia e Cina.

Soprattutto quest’ultima che ha praticamente il monopolio sulla produzione del litio dentro il grande perimetro delle terre rare”.

A Gibelli chiediamo, quindi, come smarcarsi dalla dipendenza estera in materia energetica: “ Sono scelte che si fanno adesso e che avranno dei risultati tra minimo dieci anni. E non è facile prevedere l’evoluzione di come andrà il sistema energetico a livello mondiale perché le tecnologie si stanno sviluppando molto. La scelta di passare ai carburanti delle vecchie centrali a carbone, che avevano dei grandissimi limiti legati all’inquinamento, alla dipendenza per il 38% dalla Russia, oggi si è dimostrata del tutto infondata”.

Insomma, si pagano oggi errori del passato.

I nuovi tempi delle città dopo il Covid

Gibelli, nel periodo più buio della pandemia, quando i mezzi pubblici erano svuotati dallo smart working, parlava di rivedere i tempi delle città. Ora che il virus sembra darci una tregua, la sua visione innovativa del trasporto locale non cambia: “In alcune aree del paese, il sabato e la domenica abbiamo già superato la quota di utenti pre-pandemia.

E vuol dire che il combinato disposto di un uso collettivo nei giorni di lavoro, sommato, a scala energetica, all’uso nel tempo libero, ha superato addirittura le previsioni. Per quanto riguarda l’orario lavorativo, molte aziende, per contenere i costi energetici, per un bisogno, diciamo, di riorganizzazione del lavoro e anche della vita del dipendente, hanno imposto lo smart-working come strutturale. Stanno cambiando i vecchi parametri, i vecchi orari di punta”.

Cambiano i tempi di spostamento. Ma, senza aiuti dallo Stato, metro, tram e bus locali rischiano di rimanere nei parcheggi.