Ecco perché aumentare i biglietti del tram è giusto

Le imprese del Tpl soffrono per il caro carburante e l'inflazione: l'allarme delle associazioni di categoria

Le polemiche sono partite da Milano dove l’aumento dei biglietti per il trasporto pubblico sembra ormai inevitabile. A partire da ottobre, nel capoluogo piemontese viaggiare su autobus, tram e metropolitana potrebbe costare presto 2,20 euro, al posto dei 2 euro attuali. Un aumento che è andato di pari passo con la crescita dei toni dello scontro tra Comune di Milano e Regione Lombardia.

Polemica a Milano tra Comune e Regione

L’assessora comunale alla mobilità, Arianna Censi, ha accusato “Regione Lombardia di aver obbligato noi e tutti i comuni e le province facenti parti dell’agenzia del trasporto pubblico locale ad aumentare i prezzi del biglietto Atm per l’adeguamento Istat”. Regione ha subito risposto: “Le agenzie del Trasporto pubblico locale sono libere di decidere se applicare o meno gli aggiornamenti Istat”.

L’allarme delle associazioni che rappresentano le imprse del Tpl

Insomma, la palla è nelle mani delle aziende che si occupano del trasporto pubblico. che soffrono per il caro carburante. L’allarme lo hanno lanciato le associazioni Anav, Asstra e Agens che rappresentano le imprese del Tpl e una parte qualificata del trasporto commerciale con autobus. “Il caro carburanti ha aperto una voragine nei conti aziendali e, in assenza di ulteriori e più incisive misure di sostegno, molte imprese di trasporto passeggeri rischiano a breve di chiudere i battenti”.  Ecco perché le aziende dei trasporti si trovano costrette ad aumentare il prezzo dei biglietti.

“Il costo del gasolio è letteralmente esploso”

“Nel 2022 – prosegue il comunicato – il costo del gasolio è letteralmente esploso con un impatto deflagrante sui bilanci delle nostre aziende di trasporto che dispongono di un parco veicolare composto per oltre il 98% da autobus alimentati a gasolio, per non parlare della eccezionale impennata del costo del metano e dell’energia elettrica”.
Insomma, il trend è sempre più spaventoso. Ciò vuol dire che il settore dovrà sostenere, da qui a fine anno, ulteriori 140 milioni di euro di extra-costi per l’acquisto di carburanti.

“Si parla di complessivi 380 milioni di euro, una cifra record che inciderà per oltre 6 mila euro ad autobus”.

“Da non dimenticare l’impatto dell’inflazione”

Le associazioni aggiungono che “non bisogna dimenticare, poi, l’impatto della spirale inflazionistica innescata dal caro-energia. L’Istat ha comunicato che ad agosto l’inflazione di fondo, quella al netto di prodotti energetici ed alimentari, ha toccato +4,4% rispetto al 2021. Rispetto al 2019 l’incremento è di oltre il 5%.

Se consideriamo l’andamento da inizio anno l’impatto a oggi sui costi dei fattori di produzione maggiormente esposti è stimabile almeno in ulteriori 70 milioni di euro”.
La situazione, quindi, è grave. E le associazioni chiedono supporto al Governo. “In questo senso, al fine di evitare il default della maggior parte delle oltre 6000 imprese che compongono il settore e di assicurare la continuità e la regolarità di un servizio essenziale per i cittadini soprattutto nell’attuale contesto congiunturale di estrema difficoltà delle famiglie, chiediamo interventi urgenti nel preannunciato prossimo provvedimento del Governo”.