La “generazione Alpha” riscopre la vita reale. I ragazzi lasciano le chat

Sono stanchi dell'isolamento, filtrare il mondo da uno schermo digitale non è più sufficiente, le nuove abitudini della generazione Alpha

Sono stanchi dell’isolamento, filtrare il mondo da uno schermo digitale non è più sufficiente, vivere la socialità attraverso la Rete è una modalità troppo fredda e impersonale. Così la cosiddetta “generazione Alpha” – bambini e ragazzi compresi fra otto e 15 anni – si ritrova improvvisamente a rivalutare i contatti in carne e ossa e a preferire cinema e podcast a videogiochi e social network.

I più giovani prendono le distanze dalla tecnologia

Secondo il recente studio internazionale condotto dal primo osservatorio sul fenomeno nel report “Kids” presentato dall’agenzia di ricerche sociali Gwi, sono proprio i più giovani in questo momento a prendere le distanze dalla tecnologia, complici due lunghissimi anni di pandemia che li hanno costretti fra le mura di casa. La Gen Apha non ne può insomma più di Dad e videochiamate, ma chiede di vivere le relazioni nel mondo reale.

Fra amici, palestra, attività sportive all’aperto, amici a quattro zampe. Attività di gran lungo preferite all’uso di pc, tablet, cellulari e perfino al gaming.

Cresce anche l’interesse per il cinema e per le pellicole in streaming.

Cresce anche l’interesse per il cinema e per le pellicole in streaming. Ad apprezzare i maxi schermo è il trenta per cento in più dei giovanissimi rispetto al 2019, mentre i racconti in versione podcast, incluse le novelle classiche, sono seguiti dal 12 per cento in più.

E’ ancora presto per parlare di rivoluzione anti digitale, quello che notiamo in questi primi sei mesi del 2022 è la riscoperta della vita reale, che però riguarda tutti. Quindi non solo la generazione Alpha – spiega lo psicoterapeuta e docente dell’università Milano-Bicocca, Matteo Lancini -. E’ però difficile ipotizzare che questi ragazzi possano definitivamente prendere le distanze dalla tecnologia. L’enorme diffusione di internet è stata voluta dagli adulti, che hanno preferito tenere i ragazzi in casa per avere più controllo su di loro, sostituendo i momenti di socializzazione tradizionali con quelli in Rete”.

Se non è ancora possibile parlare di rivoluzione, si può però ipotizzare un cambiamento

A dimostrarlo sono i numeri contenuti nel report. “Un ragazzo su tre si dichiara più coscienzioso rispetto alla propria salute e, nella maggioranza dei Paesi, è salita del 15 per cento la preoccupazione di ammalarsi, o che si ammali un familiare ma è calata la paura per il futuro – spiegano gli analisti di Gwi -. Allo stesso modo nel 2021 il desiderio di incontrare gli amici nel weekend è salito del 13 per cento, mentre quello di vederli in chat è sceso dell’otto per cento”.

Al contrario, il tempo passato online è calato del 14 per cento per i bambini dagli otto agli 11 anni e del sette per cento per quelli dai 12 ai 15 anni. “Siamo in un’epoca caratterizzata dalla forte spinta da parte delle persone a incontrasi di nuovo – prosegue Lancini -. Questo riguarda anche i giovanissimi, spinti dai genitori verso la socializzazione reale dopo due anni di isolamento. Si tratta di un fenomeno importante, che gli adulti dovrebbero favorire sempre di più, sostenendolo con nuovi modelli educativi”.

In questo quadro internazionale i ragazzi italiani non fanno eccezione: il 47 per cento dei bambini dagli otto agli 11 anni preferisce vedere gli amici, a fronte di un 27 per cento che invece preferisce parlarci online. Per i ragazzi dai 12 ai 15 anni le percentuali sono, rispettivamente, del 61 e del 41 per cento. “Cresce la coscienza sociale” commentano gli autori che segnalano come, tra le azioni reali, ci siano anche l’aumento dell’attenzione verso l’aiuto per il prossimo e della sensibilità nei confronti dell’emergenza climatica.