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Incidenti sul lavoro, la lunga scia di sangue che costa alla Ue 476 miliardi l’anno

Le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro costano all’Unione Europea almeno 476 miliardi di euro ogni anno

La lunga scia di sangue si allunga sul mondo del lavoro, col rischio, tra gli altri, che diventi normalità. In pochi giorni sono tre le vittime degli incidenti sul lavoro, straziate dalle macchine che dovevano assicurare loro serenità ed un futuro. Luana D’Orazio (22 anni), in provincia di Prato, è stata trascinata e uccisa dall’orditoio tessile sul quale ogni giorno lavorava per garantire un avvenire al proprio figlio di 5 anni. Si chiamava Christian Martinelli l’operaio (49 anni) che a Busto Arsizio (Va) è rimasto schiacciato dal tornio meccanico, presso la Ditta Bandera, azienda di estrusione di materie plastiche, dove lavorava. E’ morto all’ospedale. Maurizio Gritti (46 anni) è rimasto schiacciato da una lastra di cemento mentre lavorava in un cantiere edile in provincia di Bergamo. I soccorsi sono stati inutili.

Incidenti sul lavoro in calo. Ma non quelli mortali


Calano gli infortuni, anche perché calano gli occupati e la quantità del lavoro causa Covid, ma non calano gli incidenti mortali: nei primi tre mesi di quest’anno, rileva l’Inail, sono stati 185, 19 in più rispetto alle 166 denunce registrate nel primo trimestre del 2020 (+11,4%). Al quadro assai difficile sulla sicurezza di chi lavora si aggiunge la tragedia della pandemia, che ha falcidiato, soprattutto nella prima fase, il personale sanitario. “Questo stillicidio non è degno di un Paese civile – sottolinea Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil -. Prevenzione e formazione devono diventare una strategia e una scelta politica, con più risorse per mettere in sicurezza i processi produttivi e con più ispettori, più controlli e un coordinamento degli interventi”. Il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, dice che “dobbiamo riportare l’attenzione nelle fabbriche e in ogni luogo di lavoro dalla sola sicurezza legata alla pandemia, alla prevenzione degli infortuni, non possiamo permettere che la ripresa dei ritmi produttivi in corso, sia fatta a scapito della sicurezza, sacrificando vite umane”.

Il segretario generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, spiega che “le risorse per l’innovazione che vengono date alle aziende anche attraverso il PNRR devono essere vincolate all’adozione di misure sulla sicurezza attraverso le tecnologie 4.0 più avanzate e ad una corretta organizzazione del lavoro. Inoltre, non vanno messe in discussione le norme del codice degli appalti che con la logica della semplificazione intervengono sul costo del lavoro smantellando regole e diritti; e vanno rafforzati gli organismi di controllo e di ispezione e la medicina del lavoro sul territorio”. Queste le proposte delle organizzazioni sindacali. Ma il divario tra grandi aziende, dove i dispositivi di sicurezza e il controllo sindacale si fanno sentire, e le piccole imprese (in particolare nel settore edile) sono macroscopiche. Ma c‘è di più. Gli incidenti, sul lavoro, i morti, gli infortuni, le malattie professionali hanno un costo sociale e uno economico, assai pesanti.

Incidenti sul lavoro, quanto costano all’Ue


Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (UE-OSHA), “i vantaggi economici della sicurezza e della salute sul lavoro sono oggi più evidenti che mai. Secondo le stime di un progetto internazionale, le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro costano all’UE almeno 476 miliardi di euro ogni anno. I soli tumori causati dall’attività lavorativa generano costi pari a 119,5 miliardi di euro”. Effettuare una stima complessiva dei costi sociali delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro è un compito complesso. Tuttavia, “è essenziale – prosegue l’Agenzia – che i decisori in tutti gli ambiti della società riconoscano le conseguenze di un’azione preventiva insufficiente e di conseguenza pianifichino misure efficaci in vari ambiti politici. Se gli effetti economici sulla qualità della vita e del lavoro delle persone non sono espressi in termini finanziari equivalenti, si corre il rischio che non se ne tenga sufficientemente conto, sia a livello politico sia nella vita quotidiana degli individui”.

Va ricordato che “alcuni rischi, come alcune forme di cancro, malattie mentali o malattie trasmissibili, non sono ancora stati incorporati nelle stime. Inoltre, la stima dei costi si basa solo sul calo di produttività causato dagli anni di lavoro persi in ogni paese. Molti altri fattori di costo, come i costi sanitari, il costo dei prepensionamenti o il presenteismo (lavorare anche quando ammalati) non sono inclusi. Inoltre, vari tipi di lavoro sono completamente esclusi dal calcolo, come ad esempio il lavoro minorile, il lavoro nero e varie tipologie di lavoro occasionale, sebbene costituiscano una fetta rilevante del mercato del lavoro di molti paesi”. La salute di chi lavora è sotto i riflettori delle istituzioni nazionali ed europee, dunque. Ma resta davvero molto da fare per tutelare chi lavora e per abbattere costi pesantissimi.