Il tallone d’Achille tedesco: se la Germania piange, l’Italia non ride

La Germania trattiene il respiro in attesa di capire cosa accadrà alla sua economia. Perché un peggioramento potrebbe interessare anche Roma

Perché questo articolo potrebbe interessarti? La Germania trattiene il respiro in attesa di capire cosa accadrà alla sua economia. Berlino è alle prese con una delicata crisi energetica. Il tallone d’Achille tedesco ha una precisa connotazione geografica: Sassonia ed ex Germania dell’est. Da qui potrebbe presto partire un terremoto economico che, oltre a scuotere la locomotiva d’Europa, farebbe sentire i suoi effetti anche in Italia.

Nel prossimo semestre invernale è prevista una lieve recessione nella Germania orientale e in Sassonia. Le stime dell’Istituto Ifo di Monaco lasciano presagire un periodo complicato per il cancelliere Olaf Scholz. E, soprattutto, accendono i riflettori sul tallone d’Achille di Berlino. Al netto delle criticità tedesche, gli effetti di eventuali, nuovi, scossoni economici oltralpe si riverseranno anche sull’Italia. Il motivo è semplice: le economie di Italia e Germania sono interdipendenti, così come le rispettive industrie.

Effetto cascata

Basta dare un’occhiata ad un paio di dati. Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che l’andamento del pil tedesco nel 2023 sarà negativo. Nel World Economic Outlook dello stesso FMI, a ottobre, si poteva notare un taglio pari all’1,1% sul pil di Berlino rispetto alle previsioni di luglio.

Un correttivo che potrebbe anticipare una contrazione del – 0,3% del pil tedesco nel corso del prossimo anno.  Allo stesso modo, anche l’Italia ha fatto i conti con un taglio del pil, dello 0,9%, con una stima per la crescita del pil nel 2023 pari a – 0,2%.

Scendendo nei dettagli, il primo semestre del 2022 il volume degli scambi italo-tedeschi è schizzato alle stelle. Abbiamo assistito ad un aumento del 23,5%, secondo Ahk Italien, la Camera di Commercio Italo Tedesca. In cifre, stiamo parlando di 85,9 miliardi di euro rispetto ai 69,6 miliardi registrati nello stesso periodo del 2021. La crescita ha toccato l’export italiano in Germania (39,6 miliardi, +18,8%), ma anche l’import (36,2 miliardi del primo semestre 2021 a 46,3 miliardi, +27,8%).

A proposito di export italiano verso Berlino, nel periodo estivo le esportazioni sono state trainate da siderurgia(8,36 miliardi, +25,9%), chimico-farmaceutico (5,36 miliardi, +32%), dai macchinari (5,01 miliardi, +10,6%) e automotive (4,32 miliardi, +3,9% vs 2021). L’import in Italia ha premiato il chimico-farmaceutico (12 miliardi di euro, +56,6%), l’automotive (6,26 miliardi, +5% vs 2021), i macchinari (5,35 miliardi, +18,9%) e la siderurgia (5,22 miliardi, +37,4%).

Il punto debole della Germania

La situazione, dunque, di per sé non è ottima in partenza (come precedentemente analizzato da True-news). Un peggioramento dell’economia tedesca potrebbe ulteriormente aggravare gli scenari e le stime.

Il report dell’Ifo analizza quanto avvenuto in Sassonia. “Quest’anno è stato caratterizzato da un gran numero di colli di bottiglia, ad esempio nell’approvvigionamento energetico e in molti prodotti intermedi. Ciò ha messo sotto pressione la produzione nel settore manifatturiero e delle costruzioni in particolare”, si legge nel documento. Poiché la struttura economica di questa regione dipende maggiormente dal settore manifatturiero, il fenomeno ha colpito la Sassonia più duramente degli altri stati della Germania orientale.

In generale, l’Ifo prevede che la produzione economica della Germania orientale nel 2023 sarà inferiore dello 0,2% rispetto al livello dell’anno precedente. In Sassonia, invece, la produzione dovrebbe rimanere tutto sommato invariata. Attenzione però all’inflazione e ai contraccolpi della crisi energetica. Due variabili impazzite che potrebbero mescolare le carte sul tavolo. E creare grattacapi anche all’Italia.

Leggi il report dell’IFO sull’andamento economico nei territori dell’ex Germania dell’Est