Il risiko europeo della Gdo e l’Italia frenata dai campanilismi

Grande distribuzione in fermento a livello europeo. Per restare agganciati ai nuovi trend serve un cambio di mentalità del sistema-Italia

La grande distribuzione organizzata è un mondo sempre più strategico su scala europea, e il “risiko” che va in scena al suo interno, e che tocca con forza anche l’Italia, va seguito con attenzione.

Il ruolo sociale della Gdo durante la pandemia

La Gdo si è strutturata in epoca di pandemia come un raccordo fondamentale tra settori produttivi e cittadinanza, i suoi operatori sono stati valorizzati come attori chiave nella tenuta sociale: non a caso la versione “globalizzata” del manzoniano assalto ai forni è stata, nell’era del Covid-19, la corsa ai supermercati da parte di cittadini terrorizzati per la possibile carenza di cibo e altri beni di prima necessità.

Dunque, il “risiko” dei supermercati tocca questioni importanti per le economie nazionali. E per l’Italia, una volta di più, si tratta di capire come l’occupazione e l’economia nazionali possono essere toccate da movimenti sistemici di portata europea.

I quattro trend della grande distribuzione europea e il ruolo dell’Italia

Nella partita della grande distribuzione europea si possono evidenziare almeno quattro trend fondamentali. Alcuni di essi corrispondono a scenari in cui l’Italia può eccellere, altri sono punti più dolenti.

In primo luogo, abbiamo assistito a una corsa all’accrescimento dimensionale dei gruppi. La dimensione aziendale sarà sempre più un fattore decisivo per affrontare la transizione tra la Gdo del Novecento e quella che sta iniziando a intravedere nuovi perimetri di offerta e modalità di servizio, sfruttando importanti economie di scala. L’Italia in quest’ottica vede almeno tre colossi giocare da grandi attori europei: Esselunga, Coop e, soprattutto, Conad. Quest’ultima, rilevando la filiera italiana di Auchan pochi mesi prima della pandemia ha mostrato la sua volontà di giocare in termini chiari su questa sfida.

In secondo luogo, si assiste a una crescente strutturazione in termini manageriali, gestionali e innovativi del settore. L’Italia, in questo campo, arranca: il Ccnl dei lavoratori di supermercato è ben al di là dall’essere adeguato ai tempi moderni, la ricerca di personale si concentra sulla “manovalanza” con scarsa o nulla possibilità di formazione e adattamento alle nuove tecnologie (si pensi solo alla blockchain per tracciare le filiere) e con una verticalizzazione manageriale molto rigida.

Altri attori, come la francese Carrefour e la tedesca Lidl investono consistenti risorse in innovazione, digitalizzazione, formazione continua. Qual è la ricaduta diretta di questo processo? Il fatto che per un’azienda della Gdo è sempre più facile, sul piano internazionale, individuare i rami secchi e rilocalizzare in altre zone la produzione.

Il risiko internazionale della Gdo: in Italia ancora troppi campanilismi

Il recente caso del parziale ritiro di Carrefour dall’Italia, soprattutto dai settori in cui la via scelta era quella del franchising e dunque di un’esternalizzazione da cui l’evasione è più facile, mostra la portata geoeconomica del risiko dei supermercati.

Il capitalismo napoleonico francese e quello mercantilista tedesco hanno, in forma pressoché simmetrica, dato via libera ai ragionamenti sulla sovranità alimentare cercando di localizzare con maggior forza i loro campioni sul suolo nazionale e di favorirne l’espansione in quei mercati in cui utili e risultati sono più garantiti. L’Italia, in questo campo, gioca in seconda fascia: la partita dei supermercati è troppo spesso condizionata da liti di condominio, questioni di campanilismo, opportunismi politici.

Il braccio di ferro tra Coop e Esselunga per l’apertura di un polo a Livorno, regno delle cooperative “rosse”, risoltosi dopo vent’anni di contenzioso a favore della seconda nell’estate scorsa ne è plastica dimostrazione.

Ipermercati e real estate: un rapporto da governare

Infine, esiste una problematica questione della “finanziarizzazione” della Gdo sull’asse tra ipermercati e mondo del real estate che va governato. La Francia ha fermato l’Opa dei canadesi di La Couche Tarde su Carrefour in nome della volontà di contrastare un’operazione ritenuta opaca, ma studia al contempo una maxi-operazione di fusione tra questa e Auchan per creare una superpotenza sia del mondo degli immobiliari che, per questioni derivate, del mercato immobiliare con al centro i nomi più brillanti della finanza dell’Esagono.

L’operazione formalmente prenderebbe le mosse da un’entrata di Auchan nel capitale di Carrefour mediato dalla banca d’affari Lazard, e come ricorda Start Magazine “lo scorso ottobre, Alexandre Bompard, CEO di Carrefour aveva chiuso le trattative puntando sul fatto che la famiglia Moulin, principale azionista, non si accontentava dei 21,5 euro per azione e il 70% pagato in contanti ma pretendeva l’intero importo in contanti. La nuova offerta che Auchan potrebbe lanciare sfiorerebbe i 23,50 euro in contanti. Questo accontenterebbe sia i Moulin che l’altro azionista di peso, il brasiliano Abilio Diniz proprietario delle Galeries Lafayette. Quindi complessivamente quasi 20 miliardi di euro contro i 13,5 che rappresentano il valore di Carrefour oggi alla borsa di Parigi dove il titolo è ovviamente in rialzo”.

Bompard è uomo di fiducia di Bernard Arnault, fondatore di Lvmh e miliardario leader nel settore della moda e dei filoni ad essa collegati. Il fatto che Conad si sia lanciata con Auchan in un’operazione simmetrica in Italia, che ha coinvolto indirettamente anche un discusso finanziere come Raffaele Mincione, mostra le possibili conseguenze problematiche dell’ingresso di capitalisti raider per lo sviluppo sistemico e la tutela di punti vendita e posti di lavoro che rischiano di essere penalizzati in un risiko a trazione immobiliare prima ancora che industriale.

Gdo, i compiti dell’Italia per promuovere la crescita

In sostanza, dunque, l’Italia dovrà presidiare attivamente la sua filiera della Gdo, promuovere l’incremento dimensionale dei suoi campioni nazionali e creare regole certe di concorrenza che evitino al sistema-Paese di rimanere esposto ai marosi della competizione globale tra i grandi marchi. Le compagnie, dal loro lato, devono investire in innovazione, logistica di ultima generazione, valorizzazione delle competenze, servizi ai clienti, capillarità nella presenza territoriale. E, questa è la novità fondamentale, ricordare di essere asset strategico. Il sistema-Paese non può essere resistente agli shock senza la solidità del mondo che ne garantisce rifornimenti alimentari e di beni di prima necessità.