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Festival dell’Economia di Trento, Tito Boeri “sacrifica” gli economisti e l’evento diventa un flop

Il primo Festival dell'Economia di Trento post-Covid è un flop con poche riflessioni di sostanza. Pochi gli economisti, tanti i giornalisti

Pochi economisti, tanti giornalisti (e politici). Si potrebbe riassumere in queste parole il Festival dell’Economia di Trento del 2021. Evento di portata mondiale che, dopo l’anno al 50% per per il Covid, con una versione ridotta realizzata a settembre 2020, doveva avere il suo rilancio in queste prime settimane di riapertura. Ma il palcoscenico economico di Tito Boeri, storico fondatore e organizzatore della kermesse tridentina, tra ospiti “luci e ombre”, stenta a far parlare di sé. I giornali quest’anno non ne scrivono (l’evento ha avuto luogo dal 3 al 6 giugno 2021) e forse a ragion veduta. Perché il Festival, rispetto alle edizioni-lustro del passato, non si è rivelato così interessante. Anche se, tra i tanti volti, sono intervenuti personaggi come l’economista premio Nobel Joseph E. Stiglitz e Michael Spence, anche lui premio Nobel nel 2001.

Festival dell’Economia a Trento: gli ospiti più in vista

Dando infatti una scorsa al programma di quest’anno, tra gli economisti in particolare, pochi hanno davvero dato lustro al festival. C’erano Gita Gopinath, consigliere economico e direttore del Dipartimento di ricerca del Fondo monetario internazionale (FMI). Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia dal novembre 2011. Luigi Zingales, direttore dello Stigler Center presso l’Università di Chicago. Luca Marcolin, Economista Ocse. Beata Smarzynska Javorcik, Chief Economist alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a Londra. E il premier gialloverdo in potenza, beffato all’ultimo miglio da Giuseppe Conte, Giulio Sapelli.

Per il resto i protagonisti sono stati politici e giornalisti. Tra i ministri sono intervenuti Vittorio Colao (digitalizzazione), Erika Stefani (disabilità), Giancarlo Giorgetti (Mise), Maria Stella Gelmini (Affari Regionali), Enrico Giovannini (Trasporti), Roberto Cingolani (Transizione Ecologica), Renato Brunetta (Pubblica Amministrazione). In rappresentanza del Partito Democratico, invece, c’era l’eurodeputata Irene Tinagli e Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici. E tra i grillini? Nessuno. Fa anche rumore che a portare sul palco il tema della salute, nel primo festival post-Covid, siano stati “solo” Ilaria Capua e il consigliere del ministro della salute, Walter Ricciardi.

La vera rivincita però è stata quella dei giornalisti che hanno presenziato l’evento in massa. Alcuni nomi sono Lina Palmerini del Sole 24 ore, Alessandra Sardoni (La 7), Maria Concetta Mattei del tg2, Federico Fubini del Corriere della Sera, Eva Giovannini della Rai, Ferruccio de Bortoli del Corriere della Sera e Federico Rampini de “La Repubblica” (ma ce ne sono moltissimi altri).

Il festival dell’economia di Trento fa flop sui contenuti

I principali temi trattati sono stati il livello di tassazione e i brevetti sui vaccini: opportuni oppure no? Temi collegati, inevitabilmente, alla riorganizzazione del sistema economico e delle città post-Covid. Si è poi riflettuto sull’interventismo dello stato nell’economia declinandolo su tre assi: imprese, comunità, istituzioni. Risultato finale? Un’edizione un po’ povera di idee. In realtà è da un po’ di tempo che ci sono malumori. Il Festival di Trento ha rilanciato la città come polo culturale negli anni post crisi del debito sovrano. Si poteva vedere Tito Boeri, vestito casual e sorridente, camminare per Piazza Duomo e intrattenersi con chi lo fermava per strada qualche istante. Assistere a un Pier Carlo Padoan, ancora numero uno del Mef e non alla guida di Unicredit, che nonostante i forti convincimenti europeisti sparava a zero sulla moneta unica. “L’euro? Un animale incompleto” diceva Padoan non più tardi di cinque edizioni fa. Stiglitz che “flirta” da lontano con Thomas Piketty avvisandolo che il vero tema del XXI secolo non è il “Capitale” (come da libro dell’economista francese) ma la stessa democrazia. Paul Krugman in collegamento dagli Usa che fa la sintesi dei supoi editoriali per il New York Times. E via dicendo.

Nel 2021? Gli unici interventi arrivati all’attenzione dei media hanno un timbro politico-istituzionale. “Il 93-95% dei server della Pubblica amministrazione non è in condizioni di sicurezza” – ha affermato per esempio il ministro della digitalizzazione Vittorio Colao. Aggiungendo che in Italianon possiamo andare avanti così, nessuno può dirsi sicuro. I dati sensibili dei cittadini devono essere tenuti in sicurezza“. Non estatamente uno scoop e comuque dal sapore molto “amministrativo”. “La Cig straordinaria è il primo elemento che andrà considerato nella riforma degli ammortizzatori sociali – ha aggiunto in questa edizione del 2021 Ignazio Visco, un abitué del Festival di Trento – e coloro che perderanno il posto di lavoro dovranno essere protetti in questa fase“. E ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

Festival di Trento 2015: le critiche di Stiglitz alla BCE e il dibattito sulle diseguaglianze

Essere all’altezza dei precedenti Festival, per l’ex presidente Inps Tito Boeri, è l’obiettivo mancato del Festival. Nelle edizioni passate infatti, per fare qualche esempio, sono emerse interessanti riflessioni che si sono rivelate veritiere. “La disuguaglianza economica è una sola, ma in America le più gravi riguardano quelle della salute” aveva infatti “profetizzato” sempre Joseph E. Stiglitz nell’ormai lontano 2015. Il quale si era scagliato, proprio da Trento, contro la BCE affermando che “L’istituto guidato da Mario Draghi (all’epoca, Ndr) è governato da logiche e principi che andavano molto di moda negli anni ‘80 e ‘90 ma che adesso sono posizioni anti-storiche“. Nell’edizione del 2015 era poi emerso con forza anche il tema della disparità delle ricchezze. Anthony Barnes Atkinson, professore di economia politica alla Cambridge University, sull’argomento aveva avuto parole molto chiare, attuali ancora oggi: “La diseguaglianza avviene quando alcune persone possono comprare un biglietto per viaggiare nello spazio mentre altre si mettono in coda davanti a una mensa dei poveri per avere un pasto gratis“. A questo si aggiunse l’intervento dell’economista (americano) William Easterly che aveva aumentato il valore del Festival. “Le radici della povertà stanno nella negazione dei diritti politici fondamentali” aveva rimarcato, ammonendo i presenti quanto fosse inutile “cercare di comprendere le radici dello sviluppo (o del sottosviluppo) moderno senza partire da questo punto fermo”.

Brexit e immigrazione nel Festival di Trento 2016

Da qui poi arriviamo al 2016, altro anno di successo per il Festival. Un tema molto dibattuto del professor Christian Dustmann era stato quello della Brexit (vedrete che “non ci sarà” era la speranza che arrivava da Trento) ma aveva fatto molto discutere il suo intervento sull’immigrazione nel Regno Unito. Gli immigrati? Hanno salvato la pensione di Regina Elisabetta e di tutta la Corona. Ecco la sintesi dei saldi fiscali migratori in UK elaborati da Dustmann e compagni, dimostrando come l’immigrazione avesse portato nelle casse della nazione 22 miliardi di sterline in più di ciò che hanno ricevuto fra 2000 e 2011. Una tesi con cui si sosteneva che l’immigrazione non avesse avuto costi per l’Inghilterra. Un tema che è passato un po’ in secondo piano, questo è certo, ma solo perchè il Coronavirus spadroneggia nelle nostre vite da un anno.

Argomento che, un modo o nell’altro, è destinato a tornare sulle pagine. E paradossalmente, proprio sul tema migranti e sulla solidarietà comune europea, si capirà quando l’Europa post-Covid sarà diventata migliore.