Energia, la sovranità arriva dall’agricoltura. Così l’Italia diventa un “parco agrisolare”

Al via in primavera un bando da 1,5 miliardi di euro per l'installazione di oltre quattro milioni di metri quadri di pannelli fotovoltaici

Alle prese con gli impatti del caro energia, l’agricoltura italiana si candida a diventare l’avanguardia della svolta sostenibile. Grazie ai fondi in arrivo dal Pnrr, infatti, in primavera sarà attivato il bando per il “Parco agrisolare” che, con una dotazione di circa 1,5 miliardi di euro, punta a generare 0,43 GW a partire dall’installazione di 4,3 milioni di mq di pannelli fotovoltaici sugli edifici agricoli.

Parco agrisolare: verso l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050

Regista dell’operazione è il ministero delle Politiche agricole (Mipaaf) che in questo modo vuole sostenere gli investimenti per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica in ambito agricolo, escludendo totalmente il consumo di suolo e avvicinando il nostro Paese al raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica attesa per il 2050. A livello esecutivo, toccherà poi all’azienda pubblica Gse (Gestore dei servizi energetici) erogare i fondi. Ma «l’interesse è tale che ci aspettiamo una forte adesione da parte delle imprese», commenta Massimo Bagnoli, presidente di Esco Agroenergetica, società che fa parte di Cia – Agricoltori italiani.

Agricoltura, pannelli fotovoltaici per recuperare la “sovranità energetica”

Due, in particolare, gli effetti che il progetto intende generare all’interno del mondo agricolo italiano che, a livello europeo, è al terzo posto dietro Francia e Germania per il consumo energetico. In primo luogo, il recupero di un certo grado di “sovranità energetica” messa in crisi dall’aggressione della Russia all’Ucraina oltre che dall’aumento generale delle bollette che a gennaio 2022 hanno toccato, in alcuni casi, un +120% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e rappresentano oltre il 20% dei costi variabili per le aziende agricole.

In secondo luogo, la bonifica dei manufatti con copertura in eternit che ancora costellano le campagne italiane. Il tutto all’interno di un concetto di sostenibilità più ampio che coinvolge tutto il settore primario da un punto di vista economico, ambientale e sociale. A beneficiare del bando, molto probabilmente, saranno alcune tipologie più “fragili” come le aziende maggiormente energivore (si pensi agli allevamenti zootecnici, dalle galline per la produzione delle uova alle mucche per quelle del latte) e quelle guidate da giovani imprenditori (così da sostenere il ricambio generazionale).

Efficientamento energetico: biogas, biomasse e centri di stoccaggio

In generale, comunque, questo è solo un primo passo per creare quelle «comunità energetiche che, a partire dal potenziamento e dell’efficientamento energetico degli edifici agricoli, possono rifornire interi territori mettendo in rete l’energia non sfruttata per la produzione agroindustriale», ricorda Bagnoli. Il riferimento è innanzitutto al biogas (per cui, con il Decreto Milleproroghe, sono stati estesi all’anno in corso gli incentivi a favore degli impianti fino a 300 KW alimentati all’80% da reflui e materie derivanti dall’attività agricola) e alle biomasse (composte molto spesso dalla potatura delle alberature che circondano le coltivazioni e, spesso, vengono semplicemente bruciate).

Ma anche all’utilizzo di quei terreni marginali non utilizzati in cui, secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti «potrebbero essere localizzati i centri di stoccaggio necessari per lo sviluppo delle energie rinnovabili previsto nel Piano del governo per la transizione ecologica». Il tutto senza dimenticare la promozione dello stoccaggio al suolo del carbonio assicurato dall’agricoltura e dalle foreste che, da sole, già assorbono il 10% delle emissioni totali di gas ad effetto serra.

Il ruolo insostituibile di boschi e foreste

A tal riguardo, un passaggio decisivo si avrà a metà anno quando la Commissione europea presenterà la propria proposta sul tema. Il settore primario ha un ruolo primario nell’assorbimento di C02 e, quindi, nella lotta al cambiamento climatico, sequestrando 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno. Una funzione che fa il paio con quella insostituibile di boschi e foreste, che assorbono fino al 40% delle emissioni di gas serra a livello globale e, solo in Italia, trattengono circa 90 milioni di tonnellate di anidride carbonica.