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Cosmesi italiana, botta da 50 milioni per Intercos. La famiglia Ferrari maledice le mascherine

Cosmesi italiana in crisi, ma il settore prova a ripartire. I settori che hanno sofferto di più? I “fragrances” e “color cosmtecs”

I lavoratori del settore, ora, lo dicono con una battuta: “Più occhi e meno bocca”. Il mercato di trucchi e cosmesi si adatta alla pandemia: meno rossetti, più mascara e “skincare”.

Per la cosmesi italiana pandemia è sinonimo di crisi

Adesso gli ordini, anche dall’estero, stanno ripartendo ma – bocca o non bocca – che botta il Covid-19 per il settore che solo in Lombardia conta oltre 700 imprese cosmetiche (il 55,5% delle 1.300 industrie italiane) e 180mila addetti sui 391mila della penisola. A cominciare dai giganti: Intercos Europe spa, tra le principali multinazionali al mondo per lo studio e la produzione per conto terzi di prodotti cosmetici con il cuore ad Agrate Brianza, ha depositato un bilancio che parla chiaro.

Ricavi in calo per la cosmesi

Al 31 dicembre 2020? Meno 50 milioni di euro di ricavi. Dai 292 milioni del 2019 a 243 milioni nell’anno pandemico. Utili comunque in attivo per 20 milioni di euro, ma è un calo del 30% rispetto all’anno precedente. A pesare su questi numeri? Export, incertezza sulla domanda globale, difficoltà di reperimento delle materie prime con i costi di approvvigionamento passati da 96 a 66 milioni proprio per il calo di attività come anche il personale (da 58 a 47 milioni). Ancora: riduzione dei semilavorati e delle produzioni “bulk” (grandi numeri, basso valore aggiunto).

La famiglia Ferrari maledice le mascherine

Maledicono le mascherine i membri della famiglia Ferrari, alla guida della holding – Intercos spa – che gestisce le partecipazioni nelle varie società (Intercos Concept, Ager, Kit Production, Cosmint, Vitalab) e deve ancora depositare il bilancio consolidato del gruppo nel 2020. A cominciare dall’amministratore delegato Dario Ferrari che nel 1972, a 29 anni, comprò una società italiana di rossetti con dieci dipendenti in un sottoscala cresciuta a livelli di multinazionale.

Maledicono, ma la famiglia simbolo dell’industria di settore, che si articola fra Agrate, Dalmine e la bergamasca, mostra comunque una gestione oculata. Nelle maglie del conto economico 2020 si trovano accantonamenti di tutela e nei fondi rischi, investimenti in macchinari e impianti, dividendi distribuiti (15 milioni), un aumento contenuto dei debiti verso le banche a riprova però della fiducia di cui gode Intercos. Niente panico da manager “arraffa e scappa” ma al contrario ottica di lungo periodo da vecchia famiglia imprenditoriale. Colpiti ma non affondati.

Cosmesi italiana, un mercato che prova a reagire

Il mercato prova a reagire, come sintetizzano chimici e addetti nella battuta d’apertura, indagando i nuovi trend. I settori che hanno sofferto di più sono stati i segmenti “fragrances” e “color cosmtecs” – uno dei core business di Intercos. Quelli con le minori riduzioni invece “haircare” e “skincare”. Il settore del “beauty” piange ma c’è anche chi è ottimista. Perché alcune analisi di mercato dicono che, come in seguito a una guerra o a un evento traumatico, la “cura del sé”, l’aspetto fisico, il sentirsi bene ripartirà alla grande. Per ora si sentono solo le imprecazioni degli imprenditori. Attutite dal filtro di una mascherina che copre la bocca.