Caro energia: bollette sino a +280%. Pnrr: occupazione a livelli pre Covid. Varie &Eventuali

Caro energia, rincari in bolletta sino al 280%. Occupazione: +1,7 milioni nei prossimi cinque anni. Europa: via libera ai grilli sulle tavole

Il caro energia si farà sentire ben presto anche nel vostro portafogli della spesa. Confcommercio segnala che “secondo le prime analisi nel semestre ottobre 2021 – marzo 2022 la bolletta complessiva crescerà, al netto dell’Iva, di 2 miliardi di euro con un incremento del 280%“. Un conto che rischia ulteriormente di peggiorare la situazione dei consumi perché arriverà direttamente nelle vostre tasche. Gli aumenti colpiscono in modo trasversale tutte le attività ed avranno una ricaduta pesante sui consumi.

Serve un intervento urgente perché i conti delle imprese milanesi del terziario sono già ampiamente da “zona rossa” e se le aziende commerciali non ridono, i consumatori piangono. Il governo ha annunciato un intervento di ampia portata nei prossimi giorni e i commercianti auspicano che possa davvero essere incisivo per il contenimento di questa ennesima emergenza proprio ora che l’economia si sta preparando a una nuova fase di ripresa.

Rfi e Pnrr: spese contabilizzate per 2.527 milioni

Babbo Natale quest’anno è arrivato a bordo di un treno. Rete ferroviaria italiana (Rfi), principale società del gruppo Fs, accelera sugli investimenti grazie al Pnrr: il Report consegnato dalla società guidata da Vera Fiorani al Ministero delle Infrastrutture e a Palazzo Chigi evidenzia un preconsuntivo di spese contabilizzate nel 2020-2021 di 2.527 milioni, suddivisi fra dodici voci di spesa (9 opere e 3 piani), superiore alla previsione di 2.239 milioni inserita nel Recovery Plan approvato dal governo e dall’Unione europea.

La tabella del Report – che Il Sole 24 Ore ha pubblicato integralmente – evidenzia le opere che hanno tirato maggiormente in questo primo scorcio di applicazione del Pnrr: sono il Terzo valico sul corridoio Liguria-Alpi con 1.061 milioni di lavori contabilizzati, l’Alta velocità Brescia-Verona-Padova con una spesa di 656 milioni, gli interventi nei nodi metropolitani per i collegamenti nazionale chiave con 578 milioni e le realizzazioni sulla linea ferroviaria veloce Napoli-Bari con 108 milioni.

Complessivamente a Rete ferroviaria italiana e al gruppo Fs guidato da Luigi Ferraris il Pnrr assegna 23.856 milioni suddivisi fra le opere dell’Alta velocità già cantierate in passato e attese di essere completate (le tre già citate che oggi stanno tirando), le nuove opere di connessione alla rete Alta velocità al Sud (Salerno-Reggio Calabria e Battipaglia-Taranto), le nuove trasversali Orte-Falconara e Roma-Pescara, gli investimenti nei nodi urbani e nelle linee ferroviarie regionali, l’ambizioso programma di estensione e completamento del sistema elettronico di controllo della marcia del treno (Ertms) su cui l’Italia vanta una posizione di avanguardia in Europa.

Fra gli investimenti prioritari anche il completamento della Palermo-Catania e le opere di adduzione al Brennero.

Il Pnrr fa bene all’occupazione: in crescita sino a 1,7 milioni di unità

E il Pnrr fa bene anche all’occupazione, nei prossimi cinque anni infatti l’occupazione potrebbe crescere fra 1,3 e 1,7 milioni di unità, a seconda dello scenario economico preso a riferimento (se positivo o meno favorevole).

Si tratta di un incremento medio annuo, tra il 2022 e il 2026, stimato tra 260mila e 340mila posizioni. A questi ritmi l’Italia potrebbe ritornare ai livelli occupazionali pre-Covid del 2019 già alla fine di quest’anno secondo lo scenario più favorevole oppure nel 2023. La fetta principale di nuovo lavoro sarà nei servizi, tra 976mila e 1,2 milioni di lavoratori in più previsti nei cinque anni; nell’industria si oscilla tra i 293mila e 438mila occupati (sempre a seconda dell’andamento del Pil).

Le filiere più dinamiche, quelle cioè che dovrebbero presentare i tassi di crescita medi annui più elevati, dovrebbero essere le costruzioni e infrastrutture (+1,9/2,3%), che potranno beneficiare delle politiche programmate nel Pnrr, a seguire, l’informatica e telecomunicazioni (+1,8/2,1%), la finanza e consulenza (+1,5/1,9% per la crescita dei servizi avanzati), la formazione e cultura (+1,3/1,5%) per gli interventi finanziati con i fondi Ue per lo sviluppo della digitalizzazione del sistema produttivo italiano e della Pa. Considerando, inoltre, che oltre 2,8 milioni di occupati dovranno essere sostituiti per il naturale turnover tra il 2022 e il 2026, si stima, complessivamente, un fabbisogno compreso tra 4,1 e 4,5 milioni di lavoratori.

La Francia costruirà sei nuovi reattori nucleari

Gli irriducibili dell’energia nucleare hanno trovato un amico per la pelle, oltralpe. La Francia infatti costruirà sei nuovi reattori nucleari, mentre altri otto sono «allo studio» e tutti i vecchi impianti devono essere prorogati «al di là dei 50 anni di vita». Lo ha annunciato il presidente francese, Emmanuel Macron, parlando a Belfort (Francia) della politica energetica di Parigi. Macron ha dichiarato che i tempi sono maturi per una «rinascita dell’industria nucleare», a margine di un massiccio piano di rafforzamento della produzione di energia solare: l’obiettivo di Macron è di accrescerne i volumi di 10 volte entro il 2050, portando la capacità a 100 gigawatt entro il 2050.

Ci sarà spazio anche per l’eolico, con il progetto di costruire 50 parchi eolici in mare entro il 2050 e portare la capacità degli impianti offshore a 40 gigawatt. L’annuncio di Macron posiziona esplicitamente il nucleare al centro del «mix energetico» che dovrebbe condurre la Francia alla neutralità carbonica entro il 2050. I nuovi reattori, ha spiegato, saranno integrati da piccoli reattori modulari (SMR) e da reattori innovativi, con impatto minore in termini di rifiuti. L’obiettivo è di raggiungere i 25 gigawatt di nuova capacità nucleare entro il 2050, una «rivoluzione – ha detto il presidente – dall’aumento del fabbisogno di energia».

Commissione europea, via libera al grillo domestico sulle tavole

I deboli di stomaco passino oltre. Dopo il verme giallo essiccato e la locusta migratrice sui nostri piatti sarà servito anche il grillo domestico. E’ il terzo insetto autorizzato – scrive il quotidiano Il Giorno – come ingrediente alimentare per il mercato dell’Unione europea. La decisione della Commissione europea consentirà la commercializzazione dei grilli domestici (Acheta domesticus) dopo le precedenti autorizzazioni rilasciate lo scorso luglio per il verme giallo essiccato e a novembre per la locusta migratrice. Il grillo domestico sarà disponibile come prodotto intero, congelato o essiccato, e in polvere. Bruxelles segnala che “negli ultimi anni, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura ha concluso che gli insetti sono una fonte di cibo nutriente e salutare con un alto contenuto di grassi, proteine, vitamine, fibre e minerali. Inoltre, costituiscono una parte sostanziale della dieta quotidiana di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo“. Nel contesto della strategia Farm to Fork, gli insetti sono anche identificati come una fonte proteica alternativa che potrebbe facilitare il passaggio a un sistema alimentare piu’ sostenibile. Per l’associazione “amici della pizza” il colpo è durissimo ma sapranno reagire.