Addio code e scontrini: viaggio nello smart market, il supermercato senza casse

Non solo Amazon: VivoGreen e le start up italiane dietro Auchan e Conad. Ecco i colossi della Gdo che stanno investendo sulla spesa smart

Scordatevi scontrini, carte fedeltà eclissate nel portafoglio, code e litigate per diritti di precedenza o per resti sbagliati: il supermercato del futuro è senza casse (cashierless), senza contatti, con carrelli intelligenti e, nel caso italiano, anche green. Ed è già realtà.

Amazon Go ha fatto da apripista

Ancora prima dell’arrivo della pandemia le sperimentazioni in tal senso erano state avviate, con Amazon Go a fare da apripista e il suo primo negozio fisico senza casse, cassieri o altri sistemi di pagamento a fine spesa aperto nel 2017 a Seattle, sede del suo quartier generale.

Ma non è stato l’unico. Anzi. Basti pensare a Tesco nel Regno Unito, a Shufersal in Israele, Carrefour in Francia e poi il principale competitor del colosso di Jeff Bezos in questo settore, la statunitense Standard Cognition (535 milioni di dollari di valutazione) che nel 2020 ha acquisito la start up italiana Checkout Technologies, autentica pioniera di computer vision e intelligenza artificiale nell’ambito cashierless.

Restando in Italia, ci sono grandi gruppi della Gdo (grande distribuzione organizzata) come Auchan e Conad che da anni testano nuove modalità di smart market, di supermercato intelligente.

Eppure nel nostro Paese il primo punto vendita senza casse e per di più attento all’ambiente, VivoGreen, è stato aperto nel 2020 a Terni grazie alla visione di un insegnante e dei suoi studenti. E unisce alla tecnologia un altro mantra per aziende e consumatori di oggi: quello della sostenibilità e della valorizzazione di prodotti locali.

Come sono cambiate le abitudini di consumo nei supermercati con la pandemia

Di sicuro la diffusione di Covid-19 ha accelerato più che mai la necessità per gli acquirenti di generi alimentari di adottare il self-checkout, motivati ​​da preoccupazioni di contagio che li hanno spinti a evitare il contatto faccia a faccia e a cercare metodi più rapidi per spostarsi tra gli scaffali affollati.

È quanto emerge anche dal recente Osservatorio di Federdistribuzione intitolato “Consumi, Nuove Abitudini d’Acquisto e Stili di Vita”  realizzato dall’associazione che raggruppa le aziende della distribuzione moderna in collaborazione con la società di consulenza PwC.

«Con la crescita del canale e-commerce a partire dal primo lockdown, il ruolo del negozio fisico cambia e si evolve, dovendo garantire una customer experience su misura dei consumatori e fungendo anche da ‘hub’ logistico per la gestione degli ordini online» si legge nell’indagine.

Bisogna considerare, inoltre, che si attesta tra il 2-4% l’incremento dei costi legati alla gestione dei punti vendita per l’adeguamento alle misure di sicurezza anti-contagio introdotte a partire dal 2020. Tra questi figurano le spese per i dispositivi di protezione del posto di lavoro e di rilevazione della temperatura e per il contenimento di alcune corsie del supermercato. Elementi che in un negozio cashierless sono ridotti notevolmente.

E poi non dimentichiamoci il fattore tempo.

Nella Gdo tra i parametri per misurare l’efficienza di un negozio c’è la lunghezza dell’attesa alle casse: tenere i consumatori in fila invece che tra gli scaffali abbassa la redditività, accorciare la coda significa migliorare l’esperienza dell’utente finale e aumentare il fatturato.

I 60 anni di vita del codice a barre

I sistemi attuali leggono i codici a barre, un sistema con oltre 60 anni di vita alle spalle: per riconoscere un prodotto bisogna scovare dove è stato piazzato sulla confezione (e ogni cambio di package lo sposta in una posizione diversa) e piazzarlo perfettamente perpendicolare davanti al lettore ottico.

Una procedura che rallenta le operazioni per i cassieri e per i clienti, soprattutto nel caso questi ultimi ricorrano a una cassa fai-da-te.

Da qui l’esigenza improrogabile, come si legge nell’Osservatorio Federdistribuzione di “abilitare il percorso di digitalizzazione del settore, agevolando gli investimenti sia nel canale online che nell’innovazione dei punti vendita fisici che, oltre a svolgere un ruolo sociale e di presidio del territorio, saranno fondamentali per l’integrazione dei servizi online e per i nuovi modelli di business in ottica di omnicanalità”.

La spesa come scelta sociale e politica: sostenibilità ed economia circolare

A tutto ciò aggiungiamo un altro fattore ritenuto un must have per i consumatori e per le aziende del futuro, promosso dalle istituzioni su più fronti: quello della sostenibilità e dell’economia circolare.

Sempre secondo i dati riportati nell’Osservatorio, per il 73% degli italiani la scelta della spesa alimentare rappresenta un atto di impegno sociale, e il trend è destinato ad aumentare, tanto che il 36% di loro nel 2021 ha previsto di aumentare la spesa per prodotti naturali e/o sostenibili rispetto al 2019.

I consumatori, soprattutto quelli più giovani, riconoscono poi il valore del made in Italy, sinonimo di qualità (89%) e tracciabilità dei prodotti (48%).

VivoGreen, a Terni il primo negozio senza casse (e che fa rimborsare la Tari)

Come rispondere allora al mutamento dei consumi coniugando innovazione tecnologica, attenzione all’ambiente e valorizzazione della comunità locale?

Ci ha pensato Davide Milani, professore dell’Istituto Tecnico Tecnologico Allievi-Sangallo di Terni, che ha dato vita nel settembre 2020 a VivoGreen, il primo negozio in Italia completamente privo di casse in cui i clienti possono prelevare i prodotti da acquistare, posarli nella propria borsa e uscire attraverso un apposito gate che, tramite tecnologia Rfid, identifica in pochi istanti ogni prodotto scelto e ne addebita il costo sulla carta di credito.

Nexi, partner del progetto, ha realizzato l’infrastruttura tecnologica che consente questo processo d’acquisto e pagamento chiamato invisible payments: l’identificazione dei prodotti acquistati dal cliente e la procedura di addebito, infatti, vengono gestiti da XPay, il gateway di pagamento di Nexi.

Per avere accesso a questa modalità innovativa di fare acquisti, i consumatori devono registrarsi a VivoGreen solo la prima volta, online o in negozio: i dati e la carta di pagamento vengono associati a una tessera che dà accesso allo store. Da quel momento è possibile accedere al punto vendita, scegliere i prodotti a scaffale (che dispongono di un tag identificativo), farsi servire dal personale per la merce da banco e uscire con la spesa.

Una spesa in grado di far dimenticare la raccolta differenziata in quanto, a parte il vetro e il Pet che il cliente deve riportare, non produce rifiuti. Tutti gli imballi sono infatti compostabili, biocompatibili e biodegradabili. Il vetro è a rendere con la cauzione, che automaticamente viene addebitata e scalata dalla carta di credito. L’unico problema restano i contenitori del latte, perché a lunga conservazione c’è solo in Tetrapak. E i prodotti? Il più possibile locali.

Alcuni numeri: il supermercato si estende su una superficie di 700 mq in cui si trovano prodotti alimentari e per la cura della persona, biologici e per lo più a chilometro zero e nel suo primo anniversario ha registrato 2.256 clienti tesserati con la VivoGreen card e ha consentito di risparmiare in un anno un milione e 370mila chili di plastica.

Non solo. «Oltre alla plastica è reale anche il risparmio di anidride carbonica – spiega l’azienda – grazie al fatto che la maggior parte dei fornitori si trova a chilometro zero. Il cliente inoltre può rifornirsi di acqua gratuitamente presso il punto dedicato all’esterno dello shop».

E i vantaggi dello smart market made in Terni non si esauriscono qui visto che tanti suoi clienti hanno recuperato parte della tassa sui rifiuti in punti spesa. Un algoritmo, infatti, calcola quanto vetro e altri contenitori (quelli che per legge non è possibile fare in vetro, per esempio il Pet per gli shampoo da riportare in negozio): più sono e maggiore è il rimborso della Tari. Un incentivo che segue la filosofia del “meno inquino, meno pago”.

VivoGreen, studenti di Terni in prima linea

«Fino alla fine del 2021 – aggiungono ancora da VivoGreen – saranno ancora attive le collaborazioni con i maggiori istituti scolastici ternani, da sempre colonna portante del market. Il progetto del negozio del futuro, nato proprio tra i banchi di scuola, si fa oggi portatore di un modello rivoluzionario di fare spesa, rispettare l’ambiente, mangiar sano. Per questo, proseguirà la partnership anche con nutrizionisti, biologi e chef del territorio. Un modo per abituare il cliente a prendersi cura di sé attraverso il cibo».

Occorre ricordare infatti che gli studenti di diverse scuole superiori ternane hanno collaborato attivamente, ognuno per la propria area di competenza: dalla realizzazione delle antenne e del reader, alla progettazione e alla realizzazione del quadro elettrico con sensori, dalla lettura dei tag Rfid e del software per il conto automatico, al disegno del logo e delle etichette.

Smart market: le start up italiane insieme ai big della Gdo per fare concorrenza ad Amazon

Quello ternano è un modello di business innovativo e socialmente responsabile, ma è scalabile? E altrove – magari in grandi città – può essere replicato?

Intanto vediamo come si stanno muovendo i player del settore: si tratta soprattutto di catene della Gdo che spesso avviano partnership con start up specializzate. E due di queste sono italiane.

Amazon, dalla tecnologia Just Walk Out alla caccia alle catene europee

A monte, però resta Amazon. Il gigante fondato da Jeff Bezos ha aperto la strada con Amazon Go, e la creazione di diversi punti vendita senza casse né cassieri, spesso avvalendosi dell’accordo con catene di supermercati o direttamente acquistandole come nel caso di Whole Foods negli Stati Uniti.

Le mire del colosso dell’e-commerce sono forti anche in Europa, estremamente strategica per la sua espansione, al punto da monitorare da tempo le migliori insegne della Grande Distribuzione del Vecchio Continente e i rispettivi Paesi per mettere a segno l’affondo decisivo. Per ora è fallito il tentativo con la francese Carrefour, mentre sarebbe in fase di perfezionamento, secondo il Wall Street Journal, l’acquisizione del 51% della spagnola Mercadona, che lo renderebbe così leader in Spagna con una quota del 25%. Si è parlato anche di Esselunga per l’Italia, voci smentite dalla proprietà.

Manovre espansionistiche a parte, negli Stati Uniti sono una ventina gli store senza casse targati Amazon Go, 15 nel Regno Unito, concentrati a Londra e sotto il brand Amazon Fresh. Da marzo 2020 il gigante di Seattle ha però deciso di vendere ad altri il sistema Just Walk Out, la sua tecnologia cashierless, sparigliando le carte.

Checkout Technologies: la start up milanese acquistata dall’americana Standard Cognition

Tuttavia in Italia, già nel 2017, era nata un’azienda innovativa proprio in questo settore, Checkout Technologies: sua la tecnologia per il tracciamento dei comportamenti del singolo consumatore all’interno del punto vendita in modo da permettergli di uscire senza passare dalla cassa. Il pagamento avviene infatti automaticamente via cellulare o altro sistema di prossimità, ma senza alcun contatto o passaggio ulteriore.

Fondata a Milano da Jegor Levkovskiy ed Enrico Pandian, l’imprenditore veronese di Supermercato24 (oggi Everli) FrescoFrigo e ora CEO di StartupGym, nel maggio 2020 viene venduta all’americana Standard Cognition, società statunitense con sede a San Francisco attiva nel settore del self-checkout, nonché una delle principali realtà alternative ad Amazon Go con una valutazione di 535 milioni di dollari.

La società della Silicon Valley, pur essendo nata un mese prima, a metà 2017, al 2020 aveva raccolto 86 milioni di dollari, Checkout Technologies 1,3 milioni di euro. Sebbene la cifra dell’acquisizione non sia stata resa nota, la transazione ha garantito una plusvalenza rispetto ai 3,5 milioni della valutazione dell’ultimo round di finanziamento. L’azienda è rimasta in Italia, rendendola l’hub europeo di Standard Cognition e i 15 ingegneri assunti sono stati confermati.

Il concept di supermercato di Checkout Technologies è simile a quello di Amazon: un sistema di computer vision identifica l’acquirente in entrata (ma le immagini non vengono salvate e non lasciano comunque mai il negozio), lo segue all’interno del punto vendita, riconosce le azioni che svolge tra gli scaffali. In questo modo è in grado di accertare cosa realmente finisce nel carrello e cosa invece magari è stato solo guardato senza procedere all’acquisto, confronta queste informazioni con le immagini in uscita e incrocia i dati. Lo scontrino arriva direttamente via email appena si lascia il supermercato: la percentuale di errore è estremamente bassa, ma all’utente sarà lasciata la possibilità di interagire con l’esercente secondo le linee guida decise di volta in volta dal supermercato che adotterà questa soluzione.

Lo smart market ideato da Checkout Technologies è fatto di scaffali intelligenti che informano il personale quando un prodotto si sta esaurendo o se la merce rimane invenduta. Tutti dati che, combinati con altre informazioni come il numero di persone che entra nel supermercato, il tipo di consumi che effettuano, persino le previsioni del tempo e le informazioni sul traffico, possono essere impiegate per ottimizzare il magazzino e ridurre gli sprechi. Altri fattori che contribuiscono ad aumentare la redditività del punto vendita, oltre a migliorare l’offerta per il cliente finale che trova sempre scaffali pieni della merce che predilige.

Auchan si affida all’italiana RetApps per digitalizzare la spesa

Tornando a Gdo ed m&a, a maggio 2019 Conad, la più grande cooperativa di dettaglianti d’Italia, ha acquisito quasi tutte le attività di Auchan Retail in Italia: gli ipermercati, i supermercati e i negozi a marchio Auchan e Simply.  Già nel 2018, tuttavia, la divisione italiana della catena francese aveva lanciato Auchan Speedy, un servizio innovativo che permette di saltare del tutto il passaggio in cassa, grazie a un’applicazione su smartphone. Attraverso l’uso della app, è possibile selezionare i prodotti, effettuare il self scanning dei codici a barre tramite la fotocamera dello smartphone, scoprire sconti e promozioni, e riempire il proprio carrello virtuale. Per l’acquisto basta utilizzare una delle carte di pagamento registrate nel proprio wallet digitale e poi uscire dal supermercato, senza passare dalle casse. Il servizio è partito nei punti vendita di ultra prossimità a Milano, in Corso San Gottardo, e a Brescia per essere oggi installata in 50 negozi a marchio Auchan.

Oltre alla collaborazione con Mastercard, l’app Auchan Speedy è stata sviluppata grazie al lavoro congiunto di due start up italiane: RetApps e Sparkling18.

RetAPPs è un provider di soluzioni tecnologiche specializzato in piattaforme innovative per la gestione completa dei processi di acquisto e per l’interazione con il cliente in e out-of-store. In particolare sviluppa e distribuisce SmartBip, una piattaforma software che consente ai retailer di integrare in un’unica applicazione modulare i servizi di Mobile Self Scanning, Mobile Payment, Shopping List Management, Select&Collect, Mobile Promotions & Couponing. L’azienda è stata fondata nel 2012 da Alessandro Tiretta, esperto IT del settore retail in Italia, e da Superpartes, innovativo incubatore di impresa con sede a Brescia.

Sparkling18, tra le più promettenti fintech company italiane nel settore dei pagamenti digitali, è stata comprata nel 2018 da Nexi.

Conad e il carrello guidato dall’intelligenza artificiale

Prima ancora dell’acquisizione di Auchan, anche Conad, la catena italiana con oltre 3.000 supermercati, ha iniziato a testare il settore dei punti vendita cashierless, ma affidandosi a una startup di Miami, Tracxpoint.

Conad del Tirreno, una delle sette cooperative della grande famiglia Conad, ha annunciato a fine 2018 che, dal 2019, avrebbe cominciato a introdurre nei suoi punti vendita uno speciale carrello della spesa di ultima generazione collegato all’intelligenza artificiale, che sfrutta telecamere on-cart abbinate a sensori di peso integrati e a potenti GPU (processori visivi). L’AiC (Artificial Intelligence Cart, carrello della spesa dotato di intelligenza artificiale) identifica così ogni articolo aggiunto e tolto dal carrello, elaborando automaticamente le transazioni e il pagamento al momento di lasciare il negozio.

È una soluzione unica nel suo genere in Italia, che si differenzia dalla proposta di Amazon Go: i punti vendita senza casse di Amazon permettono infatti di calcolare la spesa tramite telecamere a soffitto e tecnologie di elaborazione della posizione, la tecnologia utilizzata da Conad del Tirreno è incentrata sul carrello.

Il carrello intelligente, dal design innovativo, è in grado di rilevare visivamente i prodotti alimentari e non, senza ricorrere al cloud e in modalità ‘free fall’. Si tratta di un ecosistema che porta i vantaggi della tecnologia digitale nel negozio fisico e rappresenta un fattore abilitante nella fidelizzazione dei clienti attraverso un’esperienza d’acquisto smart che si distingue dai concept concorrenti basati soltanto sulla planimetria del punto vendita o sulla localizzazione dei prodotti.

Supermercato senza casse vs E-commerce: chi avrà la meglio?

La tecnologia dunque c’è, il concept e il timing anche, ma ci vorrà ancora del tempo per appurare il consolidamento dei supermercati senza casse. E rispetto all’avanzata inarrestabile dell’e-commerce?

Probabilmente il futuro sarà quello tratteggiato dal fondatore di Alibaba, il colosso cinese del commercio online, Jack Ma in una lettera agli azionisti del 2016: «L’e-commerce puro diventerà un business tradizionale e verrà sostituito dal concetto di New Retail: l’integrazione di online, offline, logistica e dati in un’unica catena di valore».

È quanto il filosofo italiano, Luciano Floridi nel 2012 ha definito, coniando un vocabolo ad hoc, “onlife”: il qui (analogico, offline) e il lì (digitale, online) sono destinati a fondersi, generando un’unica esperienza onlife.  Sotto questa accezione appare meno provocatorio il titolo del saggio, pubblicato nel 2018 da Hoepli, “La fine dello shopping online. Il futuro del commercio in un mondo sempre più connesso” di Wijnand Jongen, curato nell’edizione italiana da Roberto Liscia, fondatore e presidente di Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano.

L’integrazione sarà necessaria e inevitabile per una nuova economia dei retail che si trasformino sempre più in reti digitali, senza perdere il proprio carattere sociale e umano. E ricordando il monito di Steve Jobs: «Devi partire dal cliente e lavorare a ritroso fino alla tecnologia».