Renzi afferma il suo terzismo con il voto a La Russa? Ma Calenda lo sapeva?

L'elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato divide la maggioranza e potrebbe spaccare l'opposizione

di Fabio Massa

Forse è stato lui, forse no. Forse Matteo Renzi, senza dubbio l’uomo più abile nei giochi parlamentari (ha fatto nascere il Bis-Conte, poi l’ha affossato per far arrivare Mario Draghi), oggi dice che l’avrebbe rivendicato, quel voto a Ignazio La Russa che tanto sta facendo discutere nella prima giornata della diciannovesima legislatura.

Chi sono i franchi tiratori?

I fatti sono questi. Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia è stato eletto presidente del Senato al primo scrutinio.

Diventa la seconda carica dello stato, nonostante tutti i senatori di Forza Italia – ad eccezione di Berlusconi e Casellati – non abbiano partecipato alla votazione. Uno dei padri fondatori di Fdi ha superato il quorum di 104 voti, ottenendone ben 116. E qui si apre il caso.

Chi soni i franchi tiratori che dai banchi dell’opposizione hanno permesso l’elezione di Ignazio La Russa? Conti alla mano almeno 17 senatori eletti da partiti al di fuori della maggioranza lo hanno votato.

Da soli Fdi (66) e Lega (28) contano 94 senatori. Anche col soccorso alleato dei due 2 voti di Forza Italia e dei 4 piccoli partiti vicini (Noi Moderati di Lupi, 2; Italiani all’estero, 1; Sud chiama Nord di Cateno de Luca, 1) si arriva a quota 100. Ben lontani dai 116 voti ricevuti dal nuovo Presidente del Senato.

Le conseguenze dell’elezione di La Russa

Da dove arrivano allora i 16 voti mancanti? Difficilmente dai senatori a vita (Liliana Segre e Giorgio Napolitano, tra l’altro non hanno votato).

Il principale indiziato è proprio il Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda. Che però conta solo 9 senatori. Emerge dunque un fatto clamoroso: inevitabilmente alcuni senatori tra Partito democratico e Movimento 5 stelle hanno votato La Russa.

Ma al di là dei fatti, sono le conseguenze a poter essere pesanti. Con questa mossa infatti Matteo Renzi potrebbe aver consentito di fare a Forza Italia il suo gioco nella formazione del governo senza davvero mettere a rischio nulla.

E ha lanciato un messaggio chiaro e forte al Pd di Enrico Letta (suo: almeno per ora): noi siamo terzi e indipendenti, e perseguiamo davvero una linea autonoma rispetto al centrosinistra. Che poi è esattamente quanto sta avvenendo ai confini dell’impero, nel Nord operoso, dove il Terzo Polo è più radicato. Basta leggere Sergio Scalpelli sul Foglio di oggi: terzietà terzietà terzietà. Renzi ha giocato.

Carlo furioso?

La domanda al massimo è caratteriale: avrà giocato con o senza Carlo Calenda? L’ha informato? Gli ha detto che macchinazione ha messo su (ammesso e non concesso sia stato lui?).

Non si sa. Perché se così non fosse, allora Carletto diventerebbe Carlo furioso, con gli esiti che si possono intuire abbastanza facilmente.