Rai, la versione di Fuortes non convince la Vigilanza

L'ad della Rai Carlo Fuortes in Commissione di vigilanza per riferire del caso Orfeo nasconde la battaglia sugli opinionisti tuttologi

Mario Orfeo spostato dalla direzione dell’Approfondimento a quella del Tg3? Per l’ad della Rai Carlo Fuortes, audito in Commissione di vigilanza, la conseguenza del venir meno del rapporto di fiducia nei confronti del giornalista, “reo” di non aver presentato per tempo (la scadenza era fissata al 1° giugno) la documentazione di sua competenza.

“La mancanza della documentazione in questione ha causato l’annullamento della presentazione al cda dell’intero palinsesto autunno-inverno”, ha detto Fuortes.

Ha poi aggiunto di ritenere  “indispensabile, a maggior ragione in una fase così importante di trasformazione dell’azienda. Che vi sia la massima condivisione e collaborazione tra coloro che ricoprono ruoli apicali nelle direzioni impegnate“. “Successivamente – ha concluso -, considerando valore professionale del dottor Orfeo, gli ho proposto la direzione del Tg3 che ha avuto l’approvazione della larga maggiorazione del cda”.

Fuortes: «Penso di aver fatto la cosa giusta»

Orfeo è stato un grande direttore di tg, ma è un lavoro profondamente diverso dal direttore di un genere – ha aggiunto Fuortes -. Ho agito in modo veloce e credo che di aver fatto la cosa giusta”.

Strana “punizione”, visto che Orfeo, un passato da direttore generale in Rai e al timone in più riprese dei tre telegiornali delle reti della tv di Stato, è tornato alla casella di partenza (sostituito da Antonio Di Bella): la guida del Tg 3, una direzione autorevole al pari di quella dalla quale è stato rimosso.

L’incongruenza è stata fatta notare da più di un commissario. Andrea Romano (Pd) ha ritenuto la giustificazione di Fuortes “imbarazzante” e ritenuto deludenti le parole dell’ad della Rai.  “Un mese e mezzo dopo avere annunciato ufficialmente, di fronte al Parlamento, la necessità di rivedere il formato infotainment nei talk Rai archiviando la continua ricerca della rissa, non si vede alcun segno di cambiamento. Ma al contrario un ulteriore peggioramento della situazione sui temi della guerra scatenata da Putin ma anche su altri temi”.

Romano (Pd): «Come se la Rai avesse introdotto la par condicio Anna Frank-Goebbels»

Ha poi rincarato la dose: “Abbiamo assistito anche sulla RAI a cosiddetti dibattiti sull’aggressione di Putin all’Ucraina dove si mettevano sullo stesso piano gli argomenti degli assassini con gli argomenti delle vittime – ha proseguito. E’ come se, proiettando questi falsi dibattiti negli anni Quaranta, il servizio pubblico radiotelevisivo avesse introdotto la par condicio tra Anna Frank e Goebbels.

Questo è assolutamente inaccettabile”.

La spiegazione della rimozione di Orfeo dagli Approfondimenti per Romano è un’altra: “Prodotti nuovi introdotti da Orfeo sono stati varati per il futuro (penso alla striscia di Damilano, al programma di Zanchini etc). Ma non si vuole in alcun modo intervenire sui programmi in essere, nonostante le dichiarazioni molto impegnative che Lei ha reso di fronte al Parlamento. E questa non volontà di intervenire, che evidentemente chiama in causa la sua responsabilità, si è voluta nascondere.

Dietro questa decisione confusa e inspiegabile di rimuovere il responsabile degli approfondimenti (il quale, si è legittimati a pensare, forse qualche cambiamento voleva introdurlo e proprio nella direzione da lei auspicata e poi non rispettata)”.

Le parole dette il 4 maggio che Fuortes si è rimangiato

Durante l’audizione serale del 4 maggio in Commissione di vigilanza, Fuortes parlando dei talk show aveva tuonato. “Penso che il format talk show in un’azienda che fa servizio pubblico non sia il format ideale.

Negli ultimi decenni c’è stato abuso di questo format, molto adatto all’intrattenimento su temi leggeri”. E continuato: “L’idea di chiamare giornalisti, operatori, intellettuali, scienziati a improvvisare su qualsiasi tema non può essere un buon servizio pubblico. E’ l’opposto di quello che ha fatto la Rai per lunghissimo tempo, facendo un ottimo servizio pubblico. L’approfondimento è l’opposto dell’intrattenimento tra persone che parlano di tutto”.

“Lo share”, aveva proseguito, “non deve essere l’unico parametro di valutazione di questi programmi. Va fatto un ragionamento sulle regole. L’art.21 della Costituzione è chiaro, il confine con la censura è molto labile. Dobbiamo concentrarci su quali format sono adeguati all’informazione e quali all’intrattenimento. Su questo ci sarà la massima attenzione sui prossimi palinsesti, anche in discontinuità con il passato”.

Il segretario della Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi (Italia Viva) nel corso dell’audizione del 15 giugno ha fatto notare come, a poco più di un mese da queste parole di Fuortes, la realtà è molto diversa, cambiata in peggio

Intanto Mauro Corona disquisisce di eutanasia

L’unico talk attualmente in onda sulla Rai è quello condotto il martedì di Bianca Berlinguer e proprio nell’ultima puntata di #Cartabianca l’alpinista-scrittore Mauro Corona, ha fatto notare Anzaldi, ha parlato di eutanasia, argomento del quale non può certo considerarsi un esperto.

A causa dei tempi stretti dovuti alle riunioni delle aule parlamentari Fuortes ha consegnato in forma scritta il report chiesto dal presidente della bicamerale Alberto Barachini. E ha sollecitato in questi mesi dal segretario della Commissione Michele Anzaldi sul conflitto di interessi fra agenti e produttori.

Si tratta, in particolare, della “risoluzione sull’adozione da parte della Rai di procedure aziendali volte a evitare possibili conflitti di interesse da parte degli agenti di spettacolo”.

Ospiti pagati? Barachini propone un’indagine conoscitiva

“La Commissione potrebbe occuparsi di fare un’indagine conoscitiva sulla valutazione del pluralismo da parte dei cittadini. Ma ai cittadini vorrei chiedere anche se ritengono che gli ospiti in Rai debbano essere pagati o no”, sono state, infine, le parole del presidente della Commissione in risposta a una proposta della grillina Maria Laura Paxia.