Presutto (M5S): “ll payback penalizza l’offerta di salute ai nostri pazienti”

Secondo il senatore del Movimento Cinque Stelle, Vincenzo Presutto, il payback penalizza l'offerta di salute ai nostri pazienti

I dispositivi medici di ultima generazione sono necessari. E non solo in questo periodo pandemico. Ma, a quanto denuncia il senatore del Movimento Cinque Stelle, Vincenzo Presutto, la spesa per il loro acquisto risulta inadeguata così come il meccanismo del payback:“Ho presentato una interrogazione indirizzata ai Ministri della salute e dell’economia delle finanze, per fare chiarezza in un contesto ancora oggi incerto al fine di potenziare la spesa sanitaria rivolta ai dispositivi medici di ultima generazione, necessari in molti casi per garantire una efficiente risposta del SSN, non soltanto per il contesto pandemico in atto, ma anche e soprattutto, alle necessità presenti e future della popolazione”.

“Basta payback”

“L’Italia ha la più bassa incidenza di spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil ed il meccanismo del payback, introdotto nel 2015, ha fortemente penalizzato l’offerta di salute ai nostri cittadini-pazienti, determinando una impossibilità del mercato ad espandersi attraverso l’introduzione di prodotti più innovativi e di nuove tecnologie. Le aziende del comparto, potrebbero essere indotte a non vendere i loro prodotti, compresi quelli esportati verso l’Italia, nel contesto della spesa per acquisti di dispositivi medici, nella consapevolezza che ciò imporrebbe loro di contribuire al payback anche come onere economico non recuperabile in detrazione”, spiega Presutto.

Il senatore pentastellato boccia il payback per i dispositivi medici, emanato in un periodo in cui le Regioni erano sottoposte a severi piani di rientro.

“Riconoscere tecnologia e innovazione come beni primari”

“Oggi, grazie anche all’arrivo dei fondi del PNRR – prosegue la nota – il Paese ha bisogno di introdurre meccanismi che stimolino il PIL e determinino una ripartenza: è necessario creare un contesto che riconosca la tecnologia e l’innovazione come un bene primario da valorizzare e su cui investire, staccandosi da logiche che non si conciliano con i tempi del progresso scientifico e con i bisogni reali della popolazione”.