L’arte della marchetta

L'informazione, e lo spettacolo, sono dei mondi molto chiusi. Chiusissimi. Il problema sorge quando ci sono di mezzo soldi pubblici

L’informazione, e lo spettacolo, sono dei mondi molto chiusi. Chiusissimi. In particolare la Rai, che paga dei gettoni di presenza assai interessanti per gli ospiti: meno ospiti ruotano, meno si devono spartire la torta. Qualche tempo fa uscirono anche degli articoli, che raccontavano come – ad esempio – nel programma di Bianca Berlinguer gli ospiti venissero pagati dai 500 euro di Antonio Polito agli 800 euro di Mauro Corona. Ci sono casi di ospitate che arrivano fino a 5000 euro, ma sono più rari.

Ad ogni modo, basta guardare: le persone che ruotano sono sempre le stesse.

Se un giornalista di Mediaset scrive un libro, immediatamente viene invitato sulla Rai

E queste persone si fanno favori tra di loro. Se un giornalista di Mediaset scrive un libro, immediatamente viene invitato sulla Rai, e poi se il conduttore della Rai fa lo stesso, viene invitato su Mediaset, La7 e in tutto il circo mediatico. Ovviamente se invece un autore non appartiene al circuito, tutto questo spazio non l’avrà mai.

E fin qui, sono cose che mi lasciano basito, ma sono abbastanza normali: ognuno usa la rete che ha.

Il problema è quando ci sono di mezzo i soldi pubblici

Ogni minuto di messa in onda sui canali Rai è pagato interamente da noi cittadini, e quindi andrebbe usato per fare “servizio pubblico”. Al netto dei secondi dedicati agli spot, che sono pagati dagli sponsor, il resto dovrebbe essere dedicato al servizio pubblico.

Così, non si capisce bene – e se lo chiede anche un consigliere di amministrazione della Rai – come sia possibile che Gianluca Vacchi sia tranquillamente ospite di Domenica In a sponsorizzare il suo “Macho mas” che – guarda un po’ – è su Amazon Prime. Stessa cosa che aveva fatto Carlo Verdone con “Vita da Carlo”, e Mara Maionchi che insieme a Fedez si è accomodata da Fabio Fazio per promuovere Lol.

Rai e Amazon Prime sono concorrenti

Ora, uno potrebbe pensare che la Rai e Amazon Prime non siano concorrenti. E invece no, lo sono eccome. Perché una parte non irrilevante dei soldi che i contribuenti danno alla Rai finiscono a Rai Play, ovvero alla piattaforma di streaming della televisione di stato. La quale si colloca 27esima. Ma invece di promuovere quella, con produzioni ad hoc, mamma Rai, sui suoi canali generalisti, preferisce dare spazio ai protagonisti delle serie e delle produzioni di Amazon o di Netflix.

Per la serie: tanto paga qualcun altro. E chissà che magari un domani chi sta conducendo in quel momento sulla Rai, pagato dalla Rai, non possa accasarsi da Amazon. Sempre meglio tenere aperte tutte le porte, no?