I soldi del 110 per cento e la lotta di classe

Come al solito in Italia o le cose si fanno male o non si fanno. Parliamo della fine dei fondi per la misura del 110 per cento.

Come al solito in Italia o le cose si fanno male o non si fanno. Parliamo della fine dei fondi per la misura del 110 per cento. Primo: solo nel nostro disgraziato Paese si poteva immaginare che lo Stato, ovvero tutti noi, dovesse pagare qualcuno per ristrutturare una proprietà privata. Certo, conveniva ai cittadini. Ma di fatto pensateci: la vecchietta di Perugia con le sue tasse ha pagato la ristrutturazione di un condominio di Terni.

Pare logico? A me no. Da che mondo e mondo si può agevolare qualcuno affinché faccia la cosa giusta, fargli pagare di meno, non regalargli i soldi.

I soldi regalati, l’unica fallimentare stratregia del Movimento 5 Stelle

Ma i soldi regalati – si è capito – è stata l’unica fallimentare strategia del Movimento 5 Stelle, dal reddito di cittadinanza in poi. Secondo: uno choc positivo all’edilizia, con il 110, è arrivato. La misura doveva per forza essere limitata nel tempo, molto limitata.

Far riprendere l’edilizia e poi scendere di percentuale, abbastanza in fretta. Questa era la tattica giusta. Invece si è fatto in modo che aziende nascessero in virtù del 110 e che adesso rischiano di fallire perché i fondi del 110 sono finiti.

A proposito dei fondi del 110 finiti

Terzo: a proposito dei fondi del 110 finiti. In un mondo normale si annuncia ai cittadini che il provvedimento durerà tot mesi, perché c’è quella copertura economica.

E si monitora, man mano che va avanti. Quando comincia ad esaurirsi il denaro necessario si dice: o rifinanziamo, oppure si inizia ad avvertire che nel giro di 4-6 mesi la misura verrà sospesa. Invece no, qui tutto d’un botto si dice che sono finiti i soldi.

Chi ci ha guadagnato e chi ci perderà

Quarto: chi ci ha guadagnato e chi ci perderà. Ci hanno guadagnato i ricchi.

Sono quelli che avevano accesso alle banche, fin dall’inizio, che potevano permettersi anche di anticipare, che potevano addirittura comprare case e metterle immediatamente in ristrutturazione. I poveracci, che hanno dovuto fare mille trafile, che si sono dovuti mettere in coda dai geometri e dagli ingegneri oberatissimi di lavoro da parte dei ricchi (che pagano pure meglio), è finita che sono arrivati tardi. E indovinate un po’: quali immobili avevano più bisogno di essere ristrutturati e resi efficienti? Quelli dei ricchi o quelli dei poveri?

Ultima provocazione.

Sapete chi avrebbe dovuto fare massicciamente (ovvero, in tutte le case ma proprio tutte in Italia) il 110 per cento? Gli istituti di edilizia popolare. A Milano Aler ha ristrutturato un po’ di immobili. Ma tutti le altre case popolari in tutta Italia si sarebbero dovute rifare. Cosa che non è successa. Eppure, sarebbe bastato mettere un obbligo a livello statale, nella norma che elargiva soldi a destra e a manca…