Di Alpini, Pascale, Briatore e altre aberrazioni mediatiche italiane

La notizia di oggi è una non notizia: praticamente tutta o quasi la roba che leggete in giro su Facebook è spazzatura

La notizia di oggi è una non notizia: praticamente tutta o quasi la roba che leggete in giro su Facebook è spazzatura. E se vedete una grande polemica su un tema, quasi sicuramente è una cretinata atomica, usata per qualche fine politico.

Prendiamo il caso degli alpini

Alpini molestatori! Alpini che toccano il sedere e insidiano le ragazze! Alpini machi, rappresentanti del patriarcato e del maschilismo imperante! E via di scandalo, con dichiarazione di tutti, compreso il ministro della Difesa.

In prima linea Fanpage, che con Saverio Tommasi va e dimostra – secondo lui – che gli Alpini sono dei molestatori. Altro che eroi: violentatori. Indignazione. Poi però aspettiamo che il centinaio di donne che si sono sentite molestate e che hanno fatto dichiarazioni qui e là vadano dai carabinieri o in procura a sporgere denuncia. Niente. I primi giorni dopo lo scandalo gira la notizia che a sporgere denuncia è stata una persona sola, poi forse due.

Magari è perché la gente ha paura, all’inizio. Poi però il tempo passa. Ad oggi, è stata una sola la denuncia. Centinaia di donne molestate, una denuncia.

Vabbè, la Procura indaga

E che cosa scopre? Che l’unica che ha visto qualcosa è un’amica della signora. Non ci sono altre testimonianze, non ci sono immagini dalle telecamere di sorveglianza, e pure le parole delle due persone non bastano a identificare nessuno.

Risultato: la procura chiede l’archiviazione. Chissenefrega, intanto, che il corpo degli Alpini nella sua interezza sia stato infangato dalla vicenda. Chissenefrega se gli Alpini, che durante la pandemia avevano tirato su ospedali, fornito supporto, eccetera, siano stati dipinti come degli orchi violentatori di ragazzine. In fondo i social servono a questo: a creare casi e mostri.

La domanda è: chi ci guadagna?

E la risposta è semplice: c’è un preciso sistema valoriale che ci guadagna, un preciso circo di media, di influencer, di giornalisti e di giornaliste, che inseguono un obiettivo assai preciso.

Sono le stesse e gli stessi che hanno lanciato l’allarme per il diritto all’aborto in Italia, dove nessuno si sogna (giustamente), di metterlo in discussione. Anche perché sarebbe sonoramente spernacchiato. Se le donne con la Dc al potere (e anche moltissimi uomini), votarono sì nel 1981 figuratevi oggi che maggioranza potrebbe avere un referendum analogo. Insomma: creano l’allarme come con gli alpini, con interessati parallelismi con la Corte Suprema americana e ovviamente dimenticando di raccontare che il voto decisivo per l’elezione del giudice di estrema destra che ha riportato gli Usa nel medioevo, guarda un po’, l’aveva dato Joe Biden negli anni ’90.

Ah, ma questo non si può dire: sennò si colpisce il nemico di Trump, e chi è nemico di Trump è per forza amico, anche se è fesso.

Sono gli stessi, questi giornalisti e influencer, che polemizzano con la pizza di Briatore

Sono gli stessi, questi giornalisti e influencer, che polemizzano con la pizza di Briatore, facendogli così una pubblicità immensa tutta gratis, e sono gli stessi che ancora ci ammorbano con le storie di letto di Berlusconi che sono finite 20 anni fa, e sono gli stessi che davano della poco di buono a Francesca Pascale quando era la fidanzata dell’ex premier.

Tutto scordato, scordato il calippo, scordate le occhiatine, i moralismi, pure le parolacce dure e pure. Tutto scordato: questo è il regalo di nozze di Francesca Pascale. Per alcuni era libera e degna di stare con Berlusconi prima, ed è libera e degnissima di sposarsi con Paola Turci oggi. Insomma, libera di fare quel che gli pareva prima e dopo. Per altri, evidentemente, quando stava con Berlusconi era la calippa, mentre oggi è l’eroina che lotta contro gli stereotipi.

Come cambia la realtà, quando la si piega al proprio volere.