Home Politics Piano Casa, gli Architetti avvertono: “Rischia di diventare un nuovo Superbonus”

Piano Casa, gli Architetti avvertono: “Rischia di diventare un nuovo Superbonus”

Piano Casa, gli Architetti avvertono: “Rischia di diventare un nuovo Superbonus”

Il Piano Casa può rappresentare un’occasione per rigenerare il patrimonio di edilizia abitativa pubblica, ma senza una visione chiara rischia di trasformarsi in un nuovo Superbonus. È l’allarme lanciato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, che invita le istituzioni a non ripetere gli errori del passato e a costruire interventi realmente capaci di migliorare la qualità della vita nelle città.

A intervenire è Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine, secondo cui il rischio oggi sarebbe sottovalutato: il Piano Casa potrebbe produrre effetti distorsivi simili a quelli del Superbonus 110%, con grandi risorse impegnate ma senza una reale trasformazione urbana e sociale.

Il nodo della qualità urbana

Per Busnengo, il Piano Casa può essere uno strumento valido solo se orientato alla rigenerazione complessiva dei quartieri e non a interventi isolati. Il patrimonio abitativo pubblico, spesso in stato di forte degrado su tutto il territorio nazionale, richiede infatti un approccio che tenga insieme architettura, servizi, funzioni urbane e coesione sociale.

Il rischio, avverte l’Ordine, è quello di riprodurre modelli già fallimentari: quartieri dormitorio, aree monofunzionali e periferie prive di servizi, dove nel tempo si sono radicati degrado, marginalità e insicurezza. Tra gli esempi richiamati ci sono Tor Bella Monaca a Roma, le Vele di Scampia a Napoli e Quarto Oggiaro a Milano.

La centralità del ruolo dell’architetto

Secondo l’Ordine degli Architetti di Roma, per evitare nuove sacche di degrado è necessario riconoscere la centralità del ruolo sociale dell’architetto. La rigenerazione non può limitarsi alla costruzione o al recupero di singoli edifici, ma deve riguardare interi quartieri o quadranti urbani.

In questa prospettiva, gli architetti chiedono strumenti di condivisione con i cittadini e il ricorso ai concorsi di architettura, considerati fondamentali per promuovere qualità progettuale, trasparenza e partecipazione. L’obiettivo deve essere una nuova urbanistica orientata alla “cura della città”.

Nuove forme dell’abitare

Il Piano Casa, secondo l’OAR, deve anche tenere conto dei cambiamenti sociali e delle nuove esigenze abitative. Gli interventi dovrebbero rispondere ai bisogni degli anziani che necessitano di assistenza, degli studenti, delle persone coinvolte nei fenomeni migratori e di chi ha bisogno di forme temporanee di residenzialità.

La casa, quindi, non può essere pensata come elemento separato dal resto della città. Deve integrarsi con servizi, luoghi di lavoro, spazi pubblici e funzioni collettive, così da evitare la creazione di nuovi ghetti urbani.

Accessibilità e barriere architettoniche

Un altro punto centrale riguarda il superamento delle barriere architettoniche. Alice Buzzone, segretaria dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, sottolinea che il Piano Casa non può perdere l’occasione di assumere l’accessibilità come requisito strutturale degli interventi.

Secondo Buzzone, il Superbonus avrebbe potuto essere un grande volano per rendere più accessibile il patrimonio costruito, ma questo obiettivo non è stato posto al centro delle politiche di trasformazione urbana. Per il nuovo Piano Casa, l’Ordine chiede invece che l’accessibilità diventi una priorità.

Risorse anche ai piccoli comuni

L’Ordine segnala inoltre il rischio che le risorse del Piano Casa finiscano quasi esclusivamente nelle grandi città. Buzzone ricorda che, nel territorio nazionale, solo una piccola quota dei comuni supera i 500mila abitanti, mentre la gran parte è costituita da realtà medio-piccole.

Per non tradire la missione del provvedimento, secondo gli architetti, i finanziamenti devono essere accessibili a tutti i comuni italiani, non solo ai grandi capoluoghi. La rigenerazione dell’abitare riguarda infatti buona parte del Paese e non può essere limitata alle metropoli.

L’appello alle istituzioni

L’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia si dice disponibile a collaborare con le istituzioni per migliorare l’applicabilità della norma e aumentarne i benefici concreti. La richiesta è che il Piano Casa diventi uno strumento di rigenerazione vera, capace di produrre qualità architettonica, inclusione sociale e nuove forme dell’abitare.

La sfida, secondo l’OAR, è evitare che il provvedimento si trasformi in un’occasione mancata: non un nuovo bonus edilizio senza visione, ma un piano capace di prendersi cura delle città e dei territori.

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