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Forza Italia, le parole di Gasparri che gli sono costate il posto

Forza Italia, le parole di Gasparri che gli sono costate il posto

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Rinnovamento non vuol dire epurazione. Marina e Pier Silvio Berlusconi, dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, certamente non intendevano mettere sottosopra Forza Italia, partito fondato dal loro padre, Silvio, nel 1994. Le dimissioni di Maurizio Gasparri, da diverse legislature in Parlamento, era già nell’aria prima che si aprissero le urne per un certo malessere del gruppo azzurro a Palazzo Madama nei confronti del loro presidente. E appena i figli del Cav hanno parlato di rinnovamento lo stesso Gasparri se l’è presa male – raccontano in Transatlantico – lasciandosi andare a qualche commento non piacevole nei confronti dei numeri uno del gruppo Mfe. E così si è arrivati in tempi rapidi alla sostituzione con Stefania Craxi, figlia di quel Bettino, leader socialista ed ex presidente del Consiglio, che di Berlusconi senior era grande amico.

Ben diversa la situazione alla Camera dove il capogruppo Paolo Barelli è molto stimato e apprezzato dai suoi anche per aver fatto aumentare il numero di componenti del gruppo a Montecitorio. In sostanza, che cosa accadrà a Forza Italia dopo la vittoria del NO? I congressi locali e poi regionali nel corso di quest’anno verranno confermati mentre quello nazionale, che in teoria dovrebbe esserci a gennaio 2027 prima delle elezioni politiche, potrebbe essere anticipato dal segretario e vicepremier Antonio Tajani già in autunno. La fronda c’è in Forza Italia ma – assicura chi conosce bene il partito – è molto piccola e sostanzialmente si riconduce a Giorgio Mulè e a Licia Ronzulli, rispettivamente vice-presidenti di Camera e Senato. Il tema vero è se Mulé e Ronzulli riusciranno ad avere l’appoggio della famiglia, che è l’unico vero potere sovraordinato riconosciuto da tutto il partito.

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Per ora nessuno mette in dubbio che il titolare della Farnesina, salvo improbabile colpi di scena, si ricandiderà alla guida del partito e probabilmente sarà anche l’unico a farlo. Politicamente barra dritta e avanti con un dialogo con Azione di Carlo Calenda che ha rispedito al mittente le avances di Elly Schlein e del campo largo dopo la vittoria del NO al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. C’è da capire se quella di Marina è stata una mossa da inizio di un movimento globale di rinnovamento oppure operazione chirurgica e puntuale. Il primo a volerlo capire è proprio Tajani, che avrebbe dovuto avere un incontro in corso Venezia, a casa della primogenita, in tempi brevi. Incontro che però pare posticipato a dopo Pasqua. Non esattamente la soluzione migliore per dare stabilità al partito.

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