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Chissà perché alla politica non interessa Milano

Chissà perché alla politica non interessa Milano

Un episodio di qualche mese fa, avvenuto a latere di un convegno, offre forse la miglior definizione di centralismo attraverso le parole di Attilio Fontana. Il Presidente della Regione Lombardia spiegò che, se fosse cambiata la modalità di attribuzione dei fondi di coesione, le regioni si sarebbero trasformate in una “enorme Asl”. Si tratta di quei fondi europei – gestiti a livello nazionale da Raffaele Fitto – che le regioni investono su competitività, infrastrutture e formazione, ovvero tutto ciò che non è sanità pura. Nonostante le smentite del ministro Foti sull’ipotesi di centralizzarli a Roma, lo sfogo di Fontana evidenziò una tensione latente che torna attuale nel rapporto tra i leader e il capoluogo lombardo.

Le assenze dei leader: il caso Meloni e Schlein

Questa dinamica si riflette nelle recenti dichiarazioni di Beppe Sala riguardanti Elly Schlein. Il Sindaco, lo scorso 10 febbraio, ha sottolineato l’assenza della segretaria del Partito Democratico agli eventi legati ai giochi olimpici, rimarcando come evidentemente altri impegni la portino lontano da Milano. Ma il distacco sembra riguardare l’intero arco politico nazionale. Anche la premier Giorgia Meloni, pur essendo stata presente all’inaugurazione ufficiale (alla presenza del vicepresidente americano Vance), non ha effettuato visite istituzionali a Palazzo Marino dall’inizio del suo mandato. Sollecitata sul punto, la premier ha risposto sottolineando il carico di impegni: “si fa quel che si può”. Il risultato è che Milano sembra interessare poco alla politica nazionale, nonostante sia la locomotiva d’Italia.

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Perché il centrodestra fatica a espugnare il fortino milanese

Per quanto riguarda il centrodestra, Milano viene percepita come una città radicalmente di sinistra, con un elettorato che da quindici anni si dimostra allergico al populismo e ai messaggi semplificati. È una piazza dove né il Movimento 5 Stelle né la Lega sono mai riusciti a sfondare veramente. Si tratta di un elettorato tendenzialmente istruito e altospendente che, in linea con altre metropoli globali, vuole essere progressista. Questo quadro porta la coalizione di governo a presupporre che le prossime elezioni siano già perse, alimentando forse una mancanza di idee e di persone per tentare la sfida.

Il fattore Schlein: Milano come “criptonite” politica

Sul fronte opposto, per Elly Schlein Milano sembra rappresentare una sorta di “criptonite” politica. Se da un lato la città è avanti sui diritti e sull’antifascismo, dall’altro costringe a fare i conti con realtà complesse come le inchieste sull’urbanistica, le proteste dei Verdi sullo sviluppo dell’area di San Siro e un riformismo che, a differenza del livello nazionale, resta indomito. Emerge dunque il sospetto di una distanza politica tra la segreteria nazionale e il modello rappresentato da Beppe Sala, dal suo essere manager al suo essere ruvido. Nonostante in passato Sala avesse pensato a lei come assessora, oggi quel modello sembra lontano dalle priorità del nuovo corso dem.