La notizia sarebbe stata travolgente in ogni stagione, ma oggi, con la monarchia già scossa da veleni e inquietudini, l’arresto dell’ex principe Andrea – Andrea Mountbatten-Windsor, come oggi lo definiscono i comunicati ufficiali – spinge la Royal Family sull’orlo di una crisi senza precedenti. Arrestato nella tenuta di Sandringham, «per la condivisione di informazioni riservate» (così, almeno, fanno trapelare le agenzie), il duca caduto ha visto crollare in diretta la sua già fragile impalcatura reputazionale. Forse non tutti ricordano che nessuno, neanche Buckingham Palace e tanto meno Carlo III, è stato avvisato in anticipo dell’intervento della polizia. Sorpresi? C’è chi non lo è affatto. Andrea è stato rilasciato dopo dodici ore, ma lo scandalo resta bene in evidenza.
Il commento di Sua Maestà
Di fronte al terremoto, Re Carlo III ha scelto (per ora) la via della sobrietà istituzionale. Dalla scrivania con vista sui giardini di Windsor, il monarca si è rivolto ai sudditi e agli osservatori mondiali con parole che pesano più di una sentenza: «Ho appreso con profonda preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e il sospetto di cattiva condotta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. Ciò che segue ora è il processo completo, equo e corretto attraverso il quale la questione verrà indagata in modo adeguato e dalle autorità competenti». Una dichiarazione chirurgica, forse, ma che lascia trapelare tutta la difficoltà del momento. Un re che deve difendere la dignità della Corona, senza però voltare del tutto le spalle a un fratello oramai isolato.
Il peso degli scandali, la parabola discendente di Andrea
Facciamo mente locale: Andrea, ex eroe delle Falkland, sorriso di facciata delle relazioni pubbliche britanniche, è passato in poche stagioni dalla copertina dei magazine a sineddoche vivente del “bengodi dei delinquenti”, per rubare una formula cara ai commentatori più caustici. La sua lunga scivolata parte in realtà da lontano, molto prima dei titoli delle cronache giudiziarie. Spunta già nel 2010 la prima crepa, con la famosa inchiesta sui 500.000 sterline promesse dalla ex moglie Fergie a un finto investitore per «l’accesso privilegiato» all’allora principe. Nessuna accusa formale, certo, ma la miccia era stata innescata e nessun addetto dell’Auditel resisterebbe oggi a quella saga in salsa soap.
Il resto lo fanno le amicizie sbagliate (Jeffrey Epstein incluso), una gestione pubblica disastrosa, la deformazione costante dei ruoli istituzionali. Ricordate la celeberrima intervista tv del 2019? Da allora, la partita di Andrea si è fatta persa in partenza: perdita dei titoli militari, uscita di scena dalle funzioni ufficiali, ritiro a Royal Lodge, epurazioni segnate a fuoco sulle “Letters Patent” di ottobre 2025. E, per cervellotica che sembri, la sua estromissione definitiva non ha nemmeno lenito la sete di scandalo di un Paese che lo aveva già di fatto silurato.
