E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Oggi parliamo di Mario Mantovani. Europarlamentare, ex vicepresidente di Regione Lombardia ai tempi del Pdl. Era un berlusconiano di ferro. L’uomo più potente di Silvio. Oggi milita in Fratelli d’Italia. Un giorno del 2015, undici dicasi undici anni fa, si presentarono le forze dell’ordine a casa sua. Tradotto in carcere, poco prima che si recasse a un evento sulla trasparenza e sull’anticorruzione. Linciato sui giornali: quattro accuse di concussione, corruzione, turbativa d’asta. Passa 41 giorni in carcere e 142 giorni ai domiciliari. In carcere si fa crescere la barba, soffre. Ma affronta il processo, e dopo essere stato condannato nel 2019 a 5 anni e mezzo nel 2022 viene assolto per tutti i capi di imputazione .
Mantovani, l’indennizzo negato e la multa da 3mila euro
Quindi, Mantovani – che non ne ha bisogno da un punto di vista economico, essendo un imprenditore di successo – per una pura questione di principio chiede l’indennizzo per “ingiusta detenzione”. Del resto, si parla pur sempre di 41 giorni di carcere e 142 di domiciliari. La legge prevede l’indennizzo. Attiva il procedimento e che cosa succede? Che i giudici gli negano l’indennizzo. E perché? Perché malgrado sia stato assolto – ergo non abbia fatto niente – il suo atteggiamento viene ritenuto “menzognero” proprio in base a quelle accuse che si sono accertate come non vere. E viene pure multato di 3mila euro! Beati voi che credete nella giustizia perché sarete giustiziati, diceva un aforisma famoso. Giustiziati anche dopo essere stati assolti.
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