L’epilogo era nell’aria da giorni, forse da settimane. Fra il generale Roberto Vannacci e la Lega si è consumato un braccio di ferro silenzioso – con finale annunciato: la rottura è ormai fatta, manca davvero solo l’ultimo passaggio formale, quello con il crisma dell’ufficializzazione. Da ambienti vicini all’europarlamentare filtra che l’annuncio della sua uscita dal Carroccio potrebbe arrivare già dopo il consiglio federale convocato oggi pomeriggio alle 16 in via Bellerio. Voci, risposte elusive (e qualche telefonata agitata nei corridoi leghisti) confermano: «È il generale che deve annunciarlo», si mormora.
La scintilla decisiva: Futuro Nazionale e il faccia a faccia con Salvini
L’ultimo atto di questa ‘guerra di posizione’ lo ha innescato la mossa del generale: il 24 gennaio scorso, Vannacci ha depositato il marchio “Futuro Nazionale”, presentando un cerchio blu con una fiamma tricolore stilizzata. Un simbolo che, secondo molti osservatori, non lascia scampo a dubbi: “Quello che a tutti gli effetti sembra essere un nuovo partito”, annotano infatti le fonti. E subito sono arrivate anche le reazioni: Nazione Futura di Francesco Giubilei ha avanzato opposizione formale all’ufficio europeo dei brevetti, per «evitare rischi di confusione» tra i loghi.
Ieri sera, a suggellare lo strappo ormai irreparabile, c’è stato il faccia a faccia tra Vannacci e Matteo Salvini. Un incontro molto atteso (e molto discusso) che però, tra le righe, sembra aver chiuso per sempre i margini di ricomposizione. «Dal segretario leghista è arrivata una linea tranchant sulla questione: o dentro o fuori, basta ambiguità», riferiscono voci interne. Una strategia definita, su cui Salvini non avrebbe alcuna intenzione di retrocedere: “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”, aveva avvertito pochi giorni fa dal palco leghista a Rivisondoli lo stesso leader del Carroccio. Parole che – lette oggi – suonano come un avvertimento (o una sentenza inappellabile…?).
Sentimenti opposti nel Carroccio tra diplomazie, sgarbi e dietrologie
Nel frattempo, la frattura interna resta netta ma le posizioni si stratificano. Non è un mistero che fra i leghisti c’è chi non nasconde sentimenti di insofferenza nei confronti del generale, soprattutto dopo la complicata sconfitta elettorale in Toscana (di cui Vannacci era stato incaricato ‘uomo della provvidenza’ per la campagna elettorale). «Nella Lega sono tutti importanti, ma nessuno è indispensabile: il generale sa benissimo che i primi tifosi del suo addio sono i media di sinistra», ha dichiarato stamattina Claudio Durigon, vicesegretario del Carroccio. Un appello a restare (“Un coraggioso patriota come lui ha già una casa: la Lega”) ma anche una stoccata: “Non ha bisogno di cespugli di fortuna”. D’altra parte, c’è anche chi, all’interno del partito, mal digerisce le scelte radicali di Salvini in materia di disciplina di gruppo e l’ambiguità rimproverata a Vannacci.
A incancrenire la distanza, la recente risoluzione di maggioranza sull’invio di aiuti a Kyiv: approvata senza il voto favorevole di due deputati leghisti, Rossano Sasso e Edoardo Ziello, entrambi molto vicini a Vannacci. A inizio settimana proprio il generale aveva suggerito ai suoi: “Non votate il decreto Ucraina”, evidenziando ancora una volta una linea mai del tutto allineata con il mainstream del partito.
La nuova sfida: un partito tutto suo (o quasi)
Quale futuro attende ora Vannacci, dopo quella che sembra la sua ultima ‘last dance’ leghista? Futuro Nazionale – ancora solo simbolo e logo – è pronto a trasformarsi in una formazione vera e propria, destinata a incrociare la strada (e forse l’agenda) della galassia sovranista italiana. Restano le ultime questioni di opportunità: se davvero, come trapela da fonti interne al Carroccio, Vannacci dovesse «disertare lasciando la Lega per fondare un nuovo partito», la posizione è chiara anche sul piano istituzionale. «Siamo certi si dimetterà anche da europarlamentare», si affrettano a precisare dal partito di via Bellerio. Dichiarazioni perentorie che, se non altro, servono a sgombrare il campo da ogni residua ambiguità ma pure azzardano una mossa: mettere il generale davanti a una scelta di coerenza.
Nel frattempo da casa Carroccio rassicurano sullo svolgimento del consiglio federale, che «sarà dedicato principalmente al tema sicurezza. Non sono previste comunicazioni di altra natura e sono stati convocati tutti i quattro vicesegretari». Eppure, come insegna la politica, le questioni “fuori dall’ordine del giorno” sono spesso quelle che pesano di più nelle stanze dei bottoni.
Vannacci: fine della corsa o nuovo inizio?
Così, mentre si attende la formalizzazione della separazione tra il generale bestseller e il Carroccio – storia destinata a diventare un caso da manuale nella politica italiana – il destino di Roberto Vannacci pare segnato. Sarà davvero una fine o, come spesso accade nella storia dei partiti italiani, solo il primo atto di un nuovo, movimentato capitolo?
