Olimpiadi Invernali Pechino 2022: hanno stravinto le polemiche. E l’Italia ci ha messo del suo

Adesso che la bandiera con i 5 cerchi è stata ammainata e consegnata a Milano-Cortina 2026 possiamo tranquillamente dire che le Olimpiadi Invernali Pechino 2022 sono state vinte dalle polemiche. Non solo vinta, potremmo tranquillamente dire «stravinte»…

Questo anche grazie al contributo di tutti, ma proprio tutti i presenti: il comitato organizzatore, gli atleti, i giornalisti. Ognuno ci ha messo del suo regalandoci giorno dopo giorno qualcosa su cui litigare in maniera così violenta da oscurare le competizioni.

La madre delle polemiche: il caso Vasileva

Partiamo ad esempio con la madre di tutte le polemiche: il caso Valieva, la 15 enne pattinatrice russa trovata positiva ad un controllo alla trimetazidina ma salvata dalla squalifica per doping a causa del sempre presente cavillo legale. Il tutto in un momento in cui la Russia ha già altre tensioni e gli occhi del mondo addosso. Inutile dire che l’ammissione in gara della giovanissima atleta ha scatenato la rabbia della maggior parte dei presenti, ma, si sa, la politica arriva anche dove a volte non dovrebbe e pur di tenere Putin buono in questo periodo chiudere un occhio alle Olimpiadi ci può stare.

«San Giovanni non fa inganni» recita un proverbio milanese ed infatti in finale la campionessa schiacciata dalla tensione è caduta 3 volte finendo in una valle di lacrime al 4° posto, mentre attorno a lei gongolavano in parecchi.

Il villaggio olimpico

Ci sarebbe poi da parlare delle polemiche sul villaggio olimpico, sul freddo assurdo e gli orari ancora più assurdi a cui sono stati costretti gli atleti per questioni televisive (chiedere al biathlon, con gare dopo le 19 e a oltre 10 gradi sotto zero…).

Ci sarebbe da discutere sui presunti favoritismi verso gli atleti di casa in certe competizioni (leggasi short track). Ci sarebbe da raccontare del trattamento non proprio 5 stelle riservato a chi, trovato positivo, doveva passare la quarantena nell’hotel Covid (chiedere al Presidente del Coni, Giovanni Malagò).

E poi ci sono le polemiche tutte italiane

Ma inutile dire, noi italiani siamo andati oltre mettendoci del nostro. Abbiamo cominciato con le polemiche nella squadra maschile di sci alpino, più precisamente nelle competizioni veloci, discesa libera e super gigante; alla vigilia di quest’ultima gara infatti Matteo Marsaglia, 36 enne con una lunga militanza nel team azzurro, ha raccontato come gli allenatori della Nazionale gli avrebbero chiesto di dichiararsi malato per poter far gareggiare il suo sostituto, Mattia Casse.

Fatto smentito, tra mille balbettii, dalla Federazione. Il tutto con Casse e Marsaglia che da super amici quali sono si trovavano in forte imbarazzo.

Il meglio però lo abbiamo dato nella squadra femminile. Nemmeno il fatto di essere diventata l’atleta capace di vincere più medaglie olimpiche della storia ha salvato Arianna Fontana. La pattinatrice infatti ha raccontato di qualcosa che non funziona nella nazionale azzurra di short track: «Sono anni difficili tra me e la Federazione…», «Ho lasciato il progetto federale perché non avrebbe portato a nulla», «In allenamento un atleta maschio della nazionale ha tentato di farmi cadere…».

Queste alcune delle frasi della pluricampionessa che le voci descrivono come non proprio un mostro di simpatia e dotata di spirito di squadra pari a zero, al punto da allenarsi da sola. Secca la risposta del Presidente della Federazione, Andrea Gios: «Le dichiarazioni di Arianna hanno distrutto il clima all’interno della squadra, dopo i 1.000 metri si è estraniata, non ha più parlato con i compagni di squadra, la squadra di short track è spaccata completamente.

Arianna è una campionessa formidabile, la portabandiera della nostra federazione, ha grinta e carattere, dico sempre, averne atlete come lei ma dico anche che l’atleta non può scegliere l’allenatore da imporre alla squadra». Ecco, l’allenatore scelto dalla Fontana e non voluto dalla federazione è Anthony Lobello, il marito della pattinatrice.

Ma polemiche anche tra le regine dello sci. Federica Brignone e Sofia Goggia non si amano, da tempo ma ormai non c’è post gara o conferenza stampa in cui ad una si chieda un commento sull’altra, con tutto quello che ne segue.

Non bastassero loro ci si è messa pure la madre della Brignone, la ex sciatrice della Nazionale Maria Rosa Quario secondo cui l’infortunio della Goggia pre Olimpiadi «non era così grave…». Insomma, la campionessa bergamasca avrebbe fatto un po’ di scena… Apriti cielo.

E, per chiudere ecco la frase della Brignone che non ti aspetti: «Milano-Cortina 2026 è troppo sparpagliata. Manca lo spirito olimpico…» ha detto la sciatrice azzurra. Frase che ha mandato su tutte le furie il Coni, dal presidente Malagò all’ultimo dei volontari dell’olimpiade italiana. Al punto che la Brignone dopo poche ore ha dovuto fare marcia indietro, con un comunicato ufficiale siglato dalla Federsci, in cui dichiarava che «nel 2026 ci sarò…».

Le Olimpiadi sono finite, la bandiera ammainata. Le polemiche, quelle no.