Basket italiano, il prodotto non cambia: Olimpia e Virtus avanti a tutti gli altri

La stagione del basket è finita con l'Olimpia Milano Campione d'Italia sulla Virtus. La vendetta dopo la sconfitta della finale di un anno fa

La stagione del basket è finita con l‘Olimpia Milano Campione d’Italia sulla Virtus. La vendetta dopo la sconfitta della finale di un anno fa che vide Bologna V nere contro la squadra di Giorgio Armani. Ecco, tralasciato il paragone improponibile per ovvi motivi con le Finals Nba che si svolgevano in contemporanea tra San Francisco e Boston (mamma mia quanto è largo l’Oceano cestistico…) una riflessione però i vertici del basket italiano dovrebbe farsela.

Perché è evidente che anche la stagione 2022-2023, anzi, il “prodotto” sarà sempre lo stesso: Olimpia e V Nere quattro anni luce avanti a tutti gli altri che giocano un campionato diverso, quello della salvezza e soprattutto della sopravvivenza economica.

I bilanci parlano chiaro

D’altronde i bilanci parlano chiaro: Armani da una parte e “patron” Zanetti (Segafredo) dall’altra mettono sul piatto decine di milioni (spesso a fondo perso) che le altre squadre sognano di notte.

Nel dettaglio: Milano e Bologna viaggiano vicino ai 30 mln di fatturato; la terza società (dati 2020-2021) era Venezia a quota 8,5 e la quarte Sassari con 6, cioè un quarto se non un quinto delle prime due. La Pallacanestro Varese, squadra che ha fatto la storia della pallacanestro italiana era attorno ai 3,5 mln, un settimo delle finaliste di oggi. E se non vi bastassero i fatturati basta dare un’occhiata ai roster.

Un’occhiata ai roster

Nelle finali appena finite, ad esempio, la Virtus aveva nel ruolo di playmaker: Daniel Hackett, Milos Teodosic, Alessandro Pajola, Nico Mannion e Daniele Ruzzier. Tutti e 5 in qualsiasi altra squadra della serie A sarebbero titolari fissi. In queste finali Ruzzier è stato spettatore non pagante e Mannion (uomo della Nazionale, mica uno qualsiasi) relegato per problemi vari ad un ruolo da comprimario di fatto inutilizzato. Insomma.

Le prime due potrebbero con i loro roster avere non solo la prima (o seconda) squadra della classifica ma tranquillamente con le riserve anche la terza e la quarta. Ed alla finale ci sono arrivati senza perdere una partita nei playoff. Una differenza abissale. Ecco quindi la domanda? Tutto questo è un bene o un male per il basket italiano? Certo, il livello delle prime due è davvero elevato e l’ingresso in Eurolega anche della Virtus dal prossimo anno è una notizia fantastica….

ma… il resto? Cosa offre il basket italiano all’Italia ed al resto del mondo? Quale livello di partite? Quale attrattiva per nuovi investitori o sponsor? Quali interesse dalle tv per i diritti? Quanti spettatori? Quale giro di affari?

Non dipende dal presidente della Lega, Gandini

Il Presidente della Lega Gandini è uomo di grande acume ed ha fatto molto bene; di sicuro non dipende da lui se di “Paperoni” nel mondo del basket italiano ce ne siano solo due.

Ma qualcosa va fatto, per rendere più interessante ed equilibrata la cosa. Altrimenti diventerà sempre più uno sport di nicchia, di quelle poche migliaia di tifosi legati ad una bandiera a prescindere da giocatori-proprietà-risultati con una finale appassionante ma per certi versi scontata. Il basket italiano oggi è fatto da due squadre. Il resto è mancia.