Ucraina, la guerra sta distruggendo la credibilità dei giornalisti

Professione: reporter e cazzari. Fuori onda, teatri di guerra che sono videogiochi, foto da film. L'Ucraina è il Vietnam dei media italiani

Professione: reporter e cazzaro. È vero che in guerra vale tutto, e vale anche il bello della diretta con le sue sviste, ma – in questi giorni di guerra in real time sui social – i media italiani si sono davvero superati. Dichiarazioni fuori onda da Siberia più che da Ucraina, scene dai teatri del conflitto che in realtà sono videogiochi, foto di profughi però tratte da film. Ne abbiamo viste, ma non di belle.

Non bastava la guerra delle fake news, o infowarversione moderna e in salsa online della propaganda conosciuta durante i conflitti mondiali. La guerra della disinformazione tra russi e ucraini si combatte anche sul web. Mentre ci si interroga sull’autenticità degli eroi dell’Isola dei serpenti – quelli del vaffa alla nave russa, prima di venire bombardati – o del “Fantasma di Kiev” – l’asso dell’aviazione ucraina che avrebbe abbattuto innumerevoli aerei nemici e che gode già di pagine Wikipedia in varie lingue – ecco che la stampa italiana ci mette il carico da novanta.

Così, poche ore dopo l’annuncio – registrato chissà quanto tempo prima – di Putin per l’invasione su larga scala, apre le danze delle sviste il Tg2. L’edizione mattutina del 24 febbraio si apre con le immagini di “una pioggia di missili su Kiev”, peccato che sia un filmato del videogame War Thunder, un videogioco di simulazione di combattimento aereo o di mezzi terrestri e di navi da guerra online, uscito qualche anno fa per pc e playstation.

La riedizione della gaffe di Enrico Mentana – che durante una delle sue innumerevoli maratone aveva spacciato per un live footage dell’assalto al Campidoglio dei fotogrammi di “Project X – Una festa che spacca”, film comico del 2012 – ha presto trovato un epigono. Nella stessa mattinata di inizio invasione il Tg1 manda in onda una parata militare del 2020, pensando fosse l’avanzata delle prime colonne russe in territorio ucraino, ed altri video di esplosioni a Kiev, che in realtà sono esercitazioni militari cinesi del 2015.

Con buona pace della fantomatica task-force contro le fake news pubblicizzata da Palazzo Chigi. A proposito, che fine ha fatto? Si era insediata in pompa magna nel 2020, ma del gruppo di esperti – fortemente voluti dal Governo Conte II e dal sottosegretario Andrea Martella – non si sa più nulla.

Il festival del liscio in diretta televisiva ha raggiunto nuove vette con TGCOM 24 che ha usato una scena del film “Deep Impact” per descrivere la fuga da Kiev dopo lo scoppio della guerra: un piccolo frame del film è stato scambiato per un esodo messianico dalla capitale ucraina.

Si potrebbe continuare il discorso con i servizi da foto-romanzo degli inviati al fronte, che raccontano in maniera poetica e colorita scene di vita da Kiev sotto assedio, salvo poi spiegare pochissimo sull’andamento del conflitto: alla fine come sta andando la guerra? Poi però arriva la perla del fuori onda a Mezz’Ora in più. La giornalista di Rai3 Lucia Annunziata commenta a microfoni accesi con il collega Antonio Di Bella sulle donne ucraine: “badanti, cameriere e amanti”.

A poco servono le lettere di scuse, dalla guerra in Ucraina anche la credibilità del giornalismo di casa nostra esce dilaniata.