Oggi, lunedì 23 marzo, si tiene la seconda e ultima giornata di votazioni per il referendum riguardante la riforma della giustizia italiana. I seggi restano aperti fino alle 15 e, una volta terminato il voto, inizierà lo spoglio delle schede che dovrebbe fornire i risultati nel corso della giornata.
Affluenza al 46%: il confronto con i dati storici
Secondo i dati raccolti nelle ultime 24 ore, l’affluenza nazionale si attesta al 46,07%. Spiccano i valori di Emilia Romagna (53,7%), Toscana (52,49%), Lombardia (51,83%), Veneto (50,55%) e Umbria (50,11%), mentre si registrano dati più bassi in Sicilia (34,94%) e Calabria (35,70%). Rispetto all’analoga consultazione tenutasi a giugno 2025, quando il referendum verteva su temi di lavoro e cittadinanza, emerge un incremento significativo: allora, infatti, l’affluenza era stata del 22,73%. Questo riflette, secondo le stime, una maggiore attenzione riservata dalla cittadinanza ai contenuti della riforma giudiziaria.
Il quesito referendario: il testo della revisione costituzionale
Gli aventi diritto sono chiamati a esprimere un parere sulla seguente domanda: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare‘?”
Riforma della Giustizia: separazione tra giudici e pubblici ministeri
La legge, al centro della consultazione, introduce due carriere separate per i magistrati: una riservata ai giudici (magistratura giudicante) e una per i pubblici ministeri (magistratura requirente). Come precisa il dossier consultabile sul portale del Viminale, ciò significa che i due ruoli, finora uniti sotto la magistratura ordinaria e gestiti da un unico Consiglio Superiore della Magistratura, avranno d’ora in poi un proprio organo di autogoverno. Il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante riguarderà i giudici, mentre quello requirente sarà dedicato ai pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e composti da magistrati estratti a sorte (due terzi) e, per il restante terzo, da professori universitari e avvocati con esperienza, sorteggiati da liste predisposte dal Parlamento.
Nasce l’Alta Corte: il nuovo sistema disciplinare dei magistrati
Un ulteriore elemento chiave della riforma è la creazione dell’Alta Corte disciplinare, nuovo organismo formato da quindici giudici scelti tra magistrati e giuristi di esperienza comprovata, la quale sarà incaricata di trattare tutte le questioni disciplinari della magistratura. Secondo il dossier, sei giudici saranno scelti tra i professori universitari o avvocati con almeno vent’anni di esercizio tramite nomina diretta o sorteggio; gli altri nove saranno magistrati (sei appartenenti alla carriera giudicante e tre a quella requirente), selezionati per sorteggio tra i più esperti e con almeno vent’anni di servizio. La presidenza dell’Alta Corte spetterà a un giudice scelto fra i nominati dal Presidente della Repubblica o sorteggiati dal Parlamento. L’incarico avrà durata di quattro anni e non sarà rinnovabile.
Scenario politico: l’impatto del referendum sull’ordinamento italiano
La consultazione referendaria rappresenta un momento nevralgico per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano. I dati sull’affluenza suggeriscono un elevato interesse e pongono all’attenzione pubblica la portata delle modifiche costituzionali proposte. Rimangono da valutare, nelle prossime ore, le ripercussioni politiche e istituzionali che l’esito della votazione potrebbe determinare.
