di Andrea Parrino
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Scenario: al referendum per la riforma della giustizia vince il No. Il contraccolpo per Giorgia Meloni ed il suo esecutivo sarebbe considerevole. Così come, in maniera inversamente proporzionale, lo slancio delle opposizioni che ambiscono a prenderne il posto. Ma si porrebbe in modo ancora più ineludibile e prioritario il tema della leadership. Sulla quale già da tempo Elly Schlein e Giuseppe Conte si misurano a distanza. Ne abbiamo parlato nella nuova puntata di Frontale con Dario Violi, consigliere lombardo dei Cinque Stelle, ormai tra i veterani dei pentastellati: “Le elezioni nazionali non si vinceranno in base all’esito del referendum, ma con un programma di governo serio per gli italiani“, esordisce. E sul duello per la leadership del centrosinistra: “Per me il tema del leader non si pone. Prima si deve avere un’idea su come governare questo Paese, è evidente che il tema del leader non è secondario, ma non è la priorità su ci si dovrebbe lavorare in vista delle elezioni”. Chiaro poi che per Violi resta Conte “il miglior interprete possibile” del programma che i Cinque Stelle stanno già elaborando lavorando sui territori. Ed è proprio dal confronto tra le due visioni di cui i due leader sono portatori che il pentastellato evidenzia cosa a suo dire differenzia Conte da Schlein. A favore del primo, naturalmente: “Pensiamo che i diritti sociali e il futuro degli italiani vengano prima dei diritti civili. Con i diritti civili non vinci le elezioni e non cambi il Paese”. L’INTERVISTA
Consigliere Violi, se dovesse vincere il no, questa vittoria darebbe un grande slancio al centrosinistra in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. Resterebbe però il problema del leader di coalizione. Come pensate si possa risolvere?
Se vincesse il no riusciremmo a fermare un tentativo maldestro di assoggettare un pezzo di magistratura e di giustizia al potere esecutivo. Non sono sicuro però che con la vittoria del referendum avremmo una spinta in più in vista delle politiche dell’anno prossimo. Le elezioni nazionali, a parer mio, non si vincono così, ma un programma di governo serio per gli italiani.
Quindi la vittoria del referendum non sarebbe decisiva in vista delle elezioni del prossimo anno?
Darebbe una carica psicologica, ma non è con questi effetti che si vincono le elezioni. Quando abbiamo vinto le elezioni del 2018 abbiamo proposto un programma preciso, con numerosi sostegni agli ultimi e battaglia al precariato. Poi i cittadini, legittimamente, hanno fatto altre scelte.
Se il centrodestra perdesse questo referendum, la Meloni dovrebbe dimettersi?
Non penso che sia una cosa automatica. Per me dovrebbe farlo per tutte le promesse che ha tradito. È passata dall’essere antieuropeista a votare la fiducia a Von Der Leyen, doveva tagliare le accise e invece le ha aumentate, ha aumentato l’età pensionabile. Insomma, ha fatto l’esatto contrario di quello che aveva detto. Per questo, secondo me, dovrebbe dimettersi.
Come farete a decidere chi sarà il leader della coalizione di centrosinistra?
Per me il tema del leader non si pone. Prima si deve avere un’idea su come governare questo Paese, è evidente che il tema del leader non è secondario, ma non è la priorità su ci si dovrebbe lavorare in vista delle elezioni.
Come valuta il sistema delle primarie per decretare il leader della coalizione di centrosinistra?
Per me non è un problema utilizzare questo sistema, ma è una questione che dovrebbe venire dopo. Noi, insieme al presidente Conte, lavoreremo sul programma insieme ai diversi territori. Fino all’autunno di quest’anno saremo impegnati a dare una nostra visione di Paese da mettere sul tavolo. Dopodiché si ragionerà su altro, ma quello delle primarie non è un tema su cui in questo momento ci soffermiamo. È evidente però che per noi il miglior interprete possibile di questo programma è sicuramente Conte.
La leadership della Schlein si basa molto sui diritti civili, quella di Conte sui diritti sociali e la legalità. Queste due visioni possono convivere o sono destinate a scontrarsi fino alla rottura?
Anche il Movimento 5 Stelle fa diverse battaglie sui diritti civili, però pensiamo che i diritti sociali e il futuro degli italiani vengano prima dei diritti civili. Con i diritti civili non vinci le elezioni e non cambi il Paese. È giustissimo avere questo tema nel programma elettorale, ma io penso che per convincere gli italiani a votarci e a farci governare il Paese dobbiamo mettere al centro i diritti sociali, la difesa dei lavoratori, delle piccole medie imprese, la tutela contro i grandi colossi. Poi vengono anche altri temi coi diritti civili, ma si vince soprattutto dando dignità alle persone che lavorano.

