Perché ad andare in panchina in Italia sono sempre le leggi sui diritti civili

Le leggi sui diritti civili non pagano in termini di consenso, per questo sono destinate a rimanere al palo rispetto ad altri provvedimenti

Ci sono delle leggi da approvare in Italia che subiscono rinvio dopo rinvio. Alcune potrebbero addirittura essere promulgate solo dopo le elezioni politiche del 2023. Sono le leggi sui diritti civili: ddl Zan contro l’omotransfobia, ius scholae, fine vita, liberalizzazione della cannabis.

Le leggi civili non fanno cassa in termini di voti

Ma cosa impedisce ai partiti di procedere più spediti quando si tratta di leggi sui diritti civili? La risposta è semplice: il tornaconto elettorale.

Le leggi sui diritti civili non portano consensi. Le situazioni di scompenso sociale alle quali queste leggi vogliono porre fine non sono mai al centro del dibattito politico perché non fanno cassa in termini di voti.

E così, mentre l’Italia da nord a sud, partendo da Roma, ospita le manifestazioni del Gay Pride, per il ddl Zan, Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, che hanno ripresentato il provvedimento dopo i sei mesi di “tagliola” (per regolamento del Senato, un atto bocciato non può essere ripresentato prima di sei mesi), hanno annunciato una iniziativa perché si arrivi a un tavolo di maggioranza per agevolare il percorso di approvazione.

Ma già Italia Viva sembra volersi sfilare. La “forte iniziativa” annunciata dai dem ha dovuto però tenere in conto il calendario elettorale: tutto è stato rinviato a dopo la partita delle amministrative del 12 giugno.

Ius Scholae, 480 emendamenti per bloccare la legge

Il 24 giugno approderà per essere votato alla Camera lo Ius scholae, altro cavallo di battaglia del Pd lettiano. La legge, se introdotta, darebbe finalmente la  cittadinanza italiana a 850 mila ragazzi figli di immigrati nati in Italia  e che nel nostro paese hanno concluso un ciclo di studi di almeno cinque anni.

Relatore della legge è Giuseppe Brescia, M5S, presidente della Commissione affari costituzionali di Montecitorio. Ha detto: «Sono stati presentati 480 emendamenti sulla legge per la cittadinanza e gli ostacoli non mancano, ma c’è una battaglia di civiltà da vincere».

Gli emendamenti sono stati partoriti tutti da Lega e Fratelli d’Italia che chiedono addirittura che venga inserita la conoscenza delle sagre di paese in un caso o il requisito del possesso del massimo dei voti in un altro emendamento.

Lo Ius scholae, di tutte le leggi sui diritti civili bloccate, è quella che ha qualche probabilità in più di essere approvata in tempi rapidi. Forza Italia, con Renata Polverini, ha presentato un progetto di legge che diverge solo in minima parte da quello di Brescia e pertanto i forzisti potrebbero votare il provvedimento proposto dal deputato barese dei Cinquestelle.

Quando l’iniziativa è lasciata alla Consulta

Altre due leggi civili stanno segnando il passo.

Sono quelle sul suicidio assistito e sull’attribuzione del doppio cognome ai figli. Approvate alla Camera, si sono arenate al Senato. Nonostante a chiedere alla politica di accelerare il passo sia stata, in entrambi i casi, la Corte Costituzionale.

La Suprema Corte ha ritenuto “non punibile” il suicidio assistito dopo la vicenda di Fabiano Antoniani (dj Fabo) aiutato a morire in Svizzera nel 2017 da Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni.

“Non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”, sentenziò.

La Corte costituzionale sollecitò quindi “un indispensabile intervento del legislatore”.

Che ovviamente non c’è stato. Tanto che – è il caso dell’ex presidente dell’Emilia Romagna Antonio La Forgia, malato di tumore, la cronaca è di questi giorni – l’unica maniera di porre fine alle proprie sofferenze è scegliere la sedazione profonda.

Anche su fine vita e doppio cognome, l’interdizione arriva quasi sempre dai partiti di destra, che devono tenere a bada la pancia del loro elettorato e quindi neppure le sollecitazioni della Consulta sortiscono effetti. Il pensiero costante è alle urne e alla concorrenza interna alla stessa area politica.

Cannabis, la legge destinata ad essere affossata in Senato

Dopo due anni di dibattiti in Commissione Giustizia sempre il 24 giugno  arriverà  alla Camera dei Deputati il disegno di legge relativo alla cannabis che  prevede la depenalizzazione per la coltivazione domestica di non oltre 4 piante “femmine” e un cambiamento dell’approccio sanzionatorio, alleggerito per i fatti di lieve entità e aggravato fino a 10 anni di reclusione per i reati connessi a traffico e spaccio.

La legge potrebbe essere votata già a fine luglio, prima della pausa estiva, così da riprendere l’iter al Senato a settembre. Dove già si preannuncia più dura la battaglia contro a opera del centrodestra, con Matteo Salvini ha rilanciato uno dei suoi cavalli di battaglia, “Droga zero”.