Le parole criptiche di Malagò che fanno preoccupare la Fondazione Milano-Cortina

Le voci su un possibile ingresso del governo nella Fondazione, con cambio di governance per Vincenzo Novari, si fanno sempre più insistenti

Dalle parti di piazza Tre Torri ogni dichiarazione, ogni frase, ogni parola, viene soppesata. Anche perché, per la Fondazione Milano-Cortina 2026, sono comunque giorni difficili. Prima la lettera nella quale gli stakeholder (le Regioni e i Comuni) palesavano esplicitamente al Governo le proprie preoccupazioni per la raccolta pubblicitaria in vista del grande evento. Poi una serie di interrogazioni che stanno spuntando come funghi nelle varie assemblee elettive degli enti interessati.

E – infine – le voci su un possibile ingresso del governo nella Fondazione, che cambierebbe radicalmente il panorama di governance compreso il vertice rappresentato da Vincenzo Novari, CEO sul quale sono molti i mal di pancia ai piani alti degli enti locali, motivati in primis dai punti sollevati nella lettera al Governo.

Le parole di Malagò

E così, è tutto un fiorire di interpretazioni sulle parole di Giovanni Malagò, che della Fondazione è presidente, alla fine di un ragionamento sulla stabilità e sulla necessità che Draghi rimanga al Governo.

“In questo momento di congiuntura internazionale e in vista di grandi eventi, le dimissioni di Draghi sono viste all’estero con preoccupazione da parte dei vari organismi. Ho parlato con il premier domenica pomeriggio e gli ho riferito queste preoccupazioni”, ha spiegato.

Ma il veleno, come al solito, sta nella coda: “Nei giorni scorsi c’è stato un incontro a Palazzo Chigi tra gli stakeholder politici di Milano Cortina e va da sé ovviamente che, se salta il Governo, le strategie possono essere diverse“, ha detto Malagò.

Quale il significato? Uno potrebbe essere quello che prospettava Tag43, il quotidiano online diretto da Paolo Madron, all’inizio di luglio, raccontando che era (ed è, grazie ai numeri in cda) “Malagò ad avere in mano l’unica opzione per sostituire Novari, ovverosia sfiduciarlo nel pletorico consiglio di amministrazione. C’è chi giura che sia pronto a farlo, anche a costo di rinunciare a scegliere il nome del sostituto”.

Qualcosa sta per accadere

In cambio della retromarcia sulla riforma dello Sport voluta ai tempi da Giancarlo Giorgetti. Quindi, letta sotto questa luce, la frase odierna di Malagò pare voler dire che se il governo fa il decreto per entrare nel cda e cambiare tutto, allora bene. Sennò è pronto a fare da solo. Sono interpretazioni, ovviamente. Ma i bene informati continuano ad annusare l’aria perché qualcosa starebbe per avvenire (forse).