Operazione scoiattolo KO? Il Gruppo Misto ora ascolta le sirene del centrosinistra

Fallimento dell'operazione scoiattolo imminente. La palla torna al centrosinistra, ma i 114 del Gruppo Misto hanno posizioni molto diverse

L’operazione scoiattolo è prossima al fallimento. Le grandi manovre per portare Silvio Berlusconi sul Colle più alto della politica italiana sono ormai appese a un filo. A far venire al pettine i nodi della candidatura del Cavaliere sono state le dichiarazioni sibilline degli alleati – su tutti Salvini che in settimana ha invitato a sciogliere la riserva, altrimenti la Lega avrebbe già pronto un nome alternativo, “convincente per tanti”.

Più delle vicende giudiziarie e della diffidenza della coalizione, a portare al capolinea la corsa al Quirinale del leader di Forza Italia sembra contribuire più di ogni altra cosa la fredda logica del numero.

Lo ha ammesso anche il timoniere dell’operazione scoiattolo, Vittorio Sgarbi: ha provato a chiamare l’ex M5S Ciampolillo, che dopo sette squilli a vuoto, non ha risposto.

Gli ex Cinque stelle indifferenti all’appello di Berlusconi

Proprio il Gruppo Misto, il terreno di caccia prediletto per aprire le porte del Quirinale, rappresenta il soffitto di vetro che il Cavaliere non riesce a infrangere. Molti fuoriusciti o espulsi del Movimento sembrano lasciar cadere nel vuoto o declinare apertamente gli appelli di Berlusconi: la candidatura di Paolo Maddalena, ex vice presidente emerito della Corte Costituzionale e magistrato, anche se prontamente rifiutata, è abbastanza esplicativa della volontà dei rinnegati pentastellati – a detta di Barbara Lezzi “sommando gli espulsi al Senato, siamo anche di più dei senatori di Fratelli d’Italia” – di non cedere alle lusinghe del centrodestra.

Il Gruppo Misto vero ago della bilancia delle elezioni

Il Gruppo Misto è il vero ago della bilancia della partita per la Presidenza. Se con la bruciatura di Berlusconi il centrodestra rischia di perdere la precedenza, il Campo Largo di Pd e M5S farebbe bene a guardare ad alcuni parlamentari defenestrati nel corso della legislatura. Dei 1009 grandi elettori, 114 sono senza casacca: 66 deputati e 48 senatori (last minute si è aggiunto un transfugo di Italia Viva, Leonardo Grimani).

Oltre il 10% dei votanti del successore di Sergio Mattarella sono nel Gruppo Misto, numeri pesantissimi per arrivare al quorum di 504 per essere eletti al IV scrutinio. Pallottoliere alla mano, il centrodestra unito e col compatto di alleati nel Gruppo Misto (circa 40 tra Cambiamo di Toti e Noi con l’Italia di Lupi) potrebbe contare al massimo 450 voti.

Senza contare le defezioni per quarantene, NoVax e franchi tiratori, la palla sembrerebbe quindi passare al centrosinistra, col banco di prova più importante per la tenuta dell’asse Conte-Letta.

Sulla carta il centrosinistra vanta uno svantaggio di partenza, contando poco più che 400 voti.

Dove il centrosinistra può recuperare voti preziosi

Se la flotta di 44 voti dei renziani avrà il suo peso, a spostare gli equilibri contribuiranno certamente gli indipendenti. Apostati, rinnegati e fuoriusciti: le tanto criticate porte girevoli dovranno riaprirsi. Solo riallacciando i ponti con i figliol prodigi del Gruppo Misto la sinistra ha un’occasione per vincere la partita Quirinale.

A rimpinguare le urne del centrosinistra contribuiranno certamente i 6 senatori di Leu (che esiste come gruppo a sé solo alla Camera), Elio Lanutti dell’Italia dei Valori, Emanuele Dessì, Partito comunista, e Matteo Mantero di Potere al Popolo. Dovrebbero poi concorrere i 3 voti di Calenda e +Europa (Magi, Angiola, Costa); gli 8 deputati che dal Movimento Autonomie e Italiani all’Estero sono confluiti nella componente ambientalista ‘Facciamo eco’; i 6 voti del Centro democratico del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci.

Tra gli indipendenti, le tre senatrici Nugnes, Fattori e La Mura sono vicine a Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni.

I 6 senatori a vita – Elena Cattaneo, Mario Monti, Giorgio Napolitano, Renzo Piano, Carlo Rubbia e Liliana Segre – salvo stravolgimenti e in continuità con l’orientamento delle votazioni sin qui svolte dovrebbero accasarsi più facilmente con un candidato di Letta o Conte.

Un discorso a parte meritano i 16 membri di Alternativa C’è.

Tra i fuoriusciti del Movimento 5 Stelle, c’è chi si è lasciato in maniera burrascosa col partito di Conte e Beppe Grillo, come Barbara Lezzi e o il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra – entrambi gravitano ora nell’area di Alessandro Di Battista; altri deputati indipendenti come Mattia Crucioli e Luisa Angrisano potrebbero invece riascoltare le sirene del partito che li aveva eletti nel 2018.

Gruppo Misto: uniti dalla speranza di concludere la legislatura

La geografia del Gruppo Misto è quanto mai frammentata: passa chi ha fornito appoggio esterno al governo, (+Europa), chi di fatto ne è parte (LeU) e chi è all’opposizione (SI e Italexit). Per l’elezione del Capo dello Stato, le intenzioni di voto potrebbero cambiare. A unire i 114 deputati senza casacca è la speranza di portare la legislatura alla conclusione naturale nel 2023, scenario che l’ipotesi Draghi al Quirinale senza rassicurazioni sulla durata del loro mandato rischia di far naufragare.