Meloni e la conferenza stampa dei “cento giorni” anticipati

Il consueto incontro di fine anno tra premier e giornalisti si è tenuto prima dei fatidici Cento Giorni di Meloni a Palazzo Chigi

Perché questo articolo potrebbe interessarti? La presidente del Consiglio ha tenuto l’incontro con i giornalisti di fine anno ad appena due mesi dall’insediamento. E ha rivendicato i primi risultati conseguiti, a cominciare dalla Legge di Bilancio approvata dal Senato che ha quindi scongiurato il rischio di esercizio provvisorio. Meloni è insomma intenzionata ad andare avanti con un profilo di destra. «Altrimenti non lo farei».

Un bilancio di fine anno oggettivamente atipico, quello di Giorgia Meloni. Che arriva a meno dei fatidici cento giorni dall’inizio del mandato. E con un quadro tutt’altro che sereno, dalla guerra in Ucraina che diventa ogni giorno sempre più dura con le conseguenze del caso sull’economia italiana, e con il riaffacciarsi della pandemia, come testimoniato dalle cautele adottate nei confronti di chi arriva dalla Cina. Mentre addirittura le opposizioni riprendono vigore con la maratona di ostruzionismo contro il decreto anti-rave da convertire entro domani sera.

Il bilancio di Meloni

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha comunque incontrato i giornalisti per la conferenza stampa di fine anno con un primo, importante, risultato in tasca: l’approvazione della Legge di Bilancio al Senato, in seconda lettura, e la cancellazione dello spauracchio dell’esercizio provvisorio. Un passaggio ha riguardato nello specifico il provvedimento sui rave, oggetto della contesa con Partito democratico e Movimento 5 Stelle a Montecitorio: «Il decreto rave prevede una norma che riguarda il reintegro dei medici non vaccinati che anticipa un reintegro che vale comunque per domani. Si figuri su cosa l’opposizione sta facendo ostruzionismo». Insomma, lo spirito polemico non è stato certo allontanato dal clima prefestivo, in vista del Capodanno. Proprio sulla manovra economica, la leader di Fratelli d’Italia ha rivendicato l’okay definitivo arrivato dal Parlamento, ammettendo che «non era facile».

Sui tempi ristretti della discussione, è arrivata una promessa per il futuro: «Il prossimo anno lavoreremo in anticipo e depositeremo la legge di bilancio nei tempi previsti».Un sospiro di sollievo e un solenne impegno già assunto per il 2023, con una sottolineatura per allontanare le nubi delle tensioni che pure si sono accumulate sulla maggioranza: «Mi fido degli alleati». E per rinsaldare l’alleanza ha rilanciato un elemento identitario: «Quanto ho fatto fino ad ora è di destra, altrimenti non l’avrei fatto». Il perimetro dell’azione governativa è stato tracciato con precisione.

Uno sguardo al passato e uno al futuro

Restando nel percorso sull’identità politica, Meloni ha respinto gli attacchi sulla celebrazione del Movimento sociale italiano, fatta dalla sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti, e dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. «È stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra», ribadendo che era un soggetto «democratico». E, nella disamina della presidente del Consiglio, il Msi «è stato un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo». Dunque, nessun rimprovero o presa di distanza dagli esponenti di Fratelli d’Italia che hanno elogiato il Movimento sociale. Tuttavia, Meloni ha garantito che parteciperà alla festa del prossimo 25 aprile.

Sui temi di attualità, la numero uno di Palazzo Chigi ha affrontato l’allarme sul Covid proveniente dalla Cina, un fatto che sembra riportare il Paese tre anni indietro, quando nel dicembre del 2019 c’era la minaccia di questo virus di Wuhan. «Ci siamo mossi immediatamente, in coerenza con quello che avevamo chiesto di fare il passato», lanciando comunque un messaggio «tranquillizzante» sui primi risultati giunti dai tamponi fatti negli aeroporti. La linea non cambia: «Intendo lavorare sulla responsabilizzazione dei cittadini piuttosto che sulla coercizione».

Il 2023 di Meloni tra Italia ed esteri

Inevitabile poi lo sguardo rivolto al contesto internazionale con la promessa di restare al fianco dell’Ucraina. “Andrò a Kiev prima del 24 febbraio (quando ci sarà l’anniversario dell’attacco russo, ndr). Pur nell’intenzione di rendere l’Italia garante di un eventuale accordo di pace”. Sull’altro dossier importante, l’Iran, la determinazione della premier è solida: «Per noi è inaccettabile e non intendiamo tollerarlo oltre». Sulle strategie economiche, invece, continua la linea della prudenza. Tanto che su un eventuale scostamento di bilancio, la presidente del Consiglio ha scandito: «Non lo farei a cuor leggero». Del resto la prospettiva non è quella di un governo a breve scadenza. Meloni è intenzionata a portare avanti il mandato per i cinque anni previsti dalla legislatura.