Matrimonio egualitario: rischi e opportunità del referendum che “smonta” la legge Cirinnà

Comunità LGBTQ+ divisa sul referendum promosso dal Partito Gay per il matrimonio egualitario: i rischi di "smontare" la legge Cirinnà

Un dibattito si è aperto recentemente nella comunità LGBTQ+ italiana. L’oggetto di discussione è la proposta referendaria per istituire il matrimonio egualitario. Si tratta di un obiettivo a lungo perseguito in Italia. Quali sono dunque le ragioni a favore e contro questa proposta?

Matrimonio egualitario: la proposta di superare la legge Cirinnà

Sono 32 i Paesi nel mondo in cui è lecito il matrimonio egualitario. Tra essi Argentina, Colombia, Taiwan e Ecuador.

In Italia ciò non è possibile. Le persone dello stesso genere possono accedere unicamente alle unioni civili e questa disposizione risale alla Legge Cirinnà (n.76 del 20 maggio 2016). È proprio tale normativa che la raccolta firme Sì matrimonio egualitario vuole modificare. La strategia è abrogare quella parte della Legge Cirinnà dedicata alle unioni civili in modo da estendere, in seconda battuta, la relazione matrimoniale a tutte le coppie, a prescindere dal genere dei propri membri.

La proposta del Partito Gay e l’obiettivo delle 500mila firme

La proposta è stata elaborata dal Partito Gay – che, già dal nome, non rappresenta appieno le molteplici identità legate alla comunità LGBTQ+ – e raccoglie adesioni dal M5S al PD, fino a Forza Italia. Oltre a ciò, varie associazioni e personalità del mondo LGBTQ+ hanno dichiarato il proprio sostegno. L’obiettivo in termini numerici è di 500mila firme, quelle richieste dalla Corte di Cassazione per poter avviare l’iter.

Come per le più recenti iniziative (Eutanasia e Cannabis legale) a sostegno di un referendum, è possibile aderire sia negli appositi stand che online, tramite SPID e pagamento di una quota di 1,50 euro, necessaria per certificare l’identità digitale.

Matrimonio egualitario: primo passo verso una nuova stagione di diritti

Le motivazioni a favore di questo iter, naturalmente, riguardano l’estensione dei diritti e della tutela per le coppie e le famiglie arcobaleno.

In linea con le disposizioni dell’UE, anche l’Italia è portata a ripensare la normativa che regola le unioni tra persone dello stesso genere. L’iniziativa è stata quindi accolta da parte dell’opinione pubblica come il primo passo verso una nuova stagione dei diritti.

Movimento LGBTQ+ diviso: il rischio di perdere anche le attuali tutele

Eppure la situazione non è così semplice. La principale critica, nata già all’interno del movimento LGBTQ+, non riguarda l’obiettivo del referendum (accolto quasi all’unanimità) ma la strategia scelta per arrivarci.

La via del referendum abrogativo risulta infatti rischiosa. Se la proposta dovesse raccogliere un numero sufficiente di firme (500mila) e se più del 50% della popolazione italiana votasse a favore, quale sarebbe l’esito? Eliminando i commi della Legge Cirinnà in cui si indicano le differenze tra matrimonio e unione civile, il risultato non sarebbe comunque il matrimonio egualitario. Per dare vita a ciò, servirebbe una legge ad hoc e una sua formulazione nell’immediato futuro non è affatto scontata.

Il rischio di perdere completamente una tutela per le coppie dello stesso genere lascia quindi perplessa una parte del movimento queer italiano.