Lia Quartapelle: “Russia? Uniti nelle sanzioni. Non si negozia con militari in campo”

La Responsabile Esteri del Pd: "L'export italiano con la Russia è l'1%, troveremo mercati di sbocco. Non si negozia con i militari in campo"

Da una parte crescono le preoccupazioni per i possibili effetti negativi che le imprese italiane potrebbero subire dalle sanzioni imposte alla Russia per gli ultimi sviluppi della guerra con l’Ucraina. Dall’altra le élite di Washington – dalle colonne del Wall Street Journal – ache meno di 48 ore fa accusano l’Italia di Mario Draghi di essersi mostrata ancora troppo tiepida e indecisa nell’approccio con Mosca. L’Unione europea, Roma compresa, ha messo in campo un pacchetto di misure che andranno a colpire persone fisiche, banche ed entità legate al governo di Mosca.

Gli Stati Uniti si sono mossi nella stessa direzione, colpendo in modo particolare gli interessi nelle repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk. Regno Unito e Canada hanno varato sanzioni unilaterali.

Quali sono invece i rischi e le carte che il nostro Paese ha da giocare nella partita in Europa orientale? True-news ne ha parlato con Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico, di cui è responsabile Esteri, e ricercatrice dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

Onorevole, come rispondere a chi – dall’altra parte dell’Atlantico – parla di un’Italia “troppo morbida” nella questione delle sanzioni alla Russia?

Le sanzioni in verità sono state approvate all’unanimità a livello europeo, non c’è stato nessun Paese – tantomeno l’Italia – a mostrarsi contrario. Mi sembra che si stia esagerando, soprattutto da parte di una certa stampa che è un po’ prevenuta rispetto ai processi europei. Certamente il presidente del Consiglio Draghi, nella sua dichiarazione di venerdì scorso, ha reiterato quella che è la principale preoccupazione dell’Italia, cioè il tema delle forniture energetiche.

Dire che per l’Italia esiste questo elemento, tale da impensierire, non significa che non saremo saldi con gli alleati nelle azioni da intraprendere, e infatti siamo stati granitici. In queste situazioni contano i fatti, e i fatti ci sono.

Anche il Consiglio dell’Unione europea ha approvato le nuove misure contro Mosca…

Anche lì, c’è stata l’unanimità e l’Italia non si è certo sottratta.

Resta la questione dei possibili riflessi negativi che le sanzioni potrebbero avere sulle imprese italiane, non solo nel settore dell’energia ma anche per quanto riguarda agroalimentare, infrastrutture etc.

Alcune associazioni di categoria e singole aziende sono già “in allarme” in questo senso. Come si muove il governo?

Io capisco perfettamente le preoccupazioni e non bisogna assolutamente sottovalutare l’impatto economico. Va però precisata una cosa, ossia che il contraccolpo non è dovuto alle sanzioni imposte alla Russia: non è l’azione dell’Unione europea che colpisce le aziende italiane, bensì le contro-sanzioni russe. Le aziende, quindi, italiane subiranno conseguenze in base alla “punizione” che Putin deciderà di adottare in risposta.

Ecco, “riflessi” è la parola giusta…

Esatto, tante volte si fa confusione e sembra che siamo noi stessi ad infliggere queste cose. No: è il contrario. In questo momento non si sa ancora quali contro-sanzioni verranno adottate, resta l’incertezza derivante dal non sapere cosa abbia in mente Putin. Io ricordo che l’Italia ad oggi esporta in Russia circa l’1% di quello che esporta a livello globale. Può essere che per qualche azienda si tratti di un mercato importante; complessivamente, per il sistema-Paese, la situazione è diversa.

Io credo che ci siano tutti gli strumenti per aiutare quelle imprese, che magari troveranno la porta sbarrata dalle azioni di Putin, a trovare nuovi mercati.

Dal punto di vista della politica estera sembrerebbe che nelle ultime ore la diplomazia sia andata in soffitta. Come si può ritrovare la strada per il dialogo ed evitare ulteriori escalation?

Credo che i canali di dialogo in questo momento vadano utilizzati per segnalare quali sono le linee rosse da non oltrepassare e le conseguenze che la Russia si troverà ad affrontare man mano che le supera.

Il dialogo è sempre possibile, ma solo quando le truppe e la minaccia militare saranno ritirate. Non si negozia con chi schiera 190 mila unità militari al confine con l’Ucraina, cui si aggiungono migliaia di truppe già entrate in territorio ucraino, per poi lanciare un attacco a sorpresa e un’offensiva vera e propria*.

*Intervista realizzata alle ore 21 del 23 febbraio 2022, qualche ora prima dell’attacco russo all’Ucraina