L’asse pacifista chiede al governo «meno soldi per le armi» E boccia Alemanno: «Persegue solo degli interessi politici»

In occasione della manifestazione pacifista, Francesco Vignarca, rinnova l'appello alla politica: «Basta aumentare la spesa militare».

Perché potrebbe interessarti l’articolo? Sabato 5 a Roma si svolgerà la manifestazione pacifista. Uno degli organizzatori, Francesco Vignarca, rinnova l’appello alla politica: «Basta aumentare la spesa militare». E chiede un «negoziato multilaterale» per la pace tra Ucraina e Russia.

Un tempo maturo per la pace «perché il supporto militare all’Ucraina sta solo allungando il conflitto». Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo, spiega nell’intervista a True-news.it il senso della manifestazione pacifista, organizzata sabato 5 novembre a Roma, che inizierà dalle ore 12 con il raduno a Piazza della Repubblica.

L’obiettivo è quello di chiedere al governo «una politica nuova» e approdare a un negoziato multilaterale. Ma Vignarca lancia un messaggio a chi vuole politicizzare lo sforzo per lo stop alle armi nell’ottica dell’interesse nazionale: «Non assocerei Alemanno o altri partiti al pacifismo».

Ritenete che sia il tempo per arrivare alla pace in Ucraina?
Sta montando la consapevolezza che per portare alla pace servono dei percorsi che appunto alla pace: non si può ottenere solo cercando di vincere la guerra.

Credo che la manifestazione sarà molto partecipata. Ma ricordo che nel frattempo non ci siamo mai fermati con la nostra mobilitazione. L’obiettivo della piazza di domani, come delle altre precedenti, è quello di una pace in Ucraina, ma anche in altre parti del mondo dove ci sono guerre purtroppo ignorate.

Siamo diretti: in che modo si può arrivare alla pace, senza avvantaggiare l’aggressione russa?
Il supporto militare sta portando a un prolungamento del conflitto che certo tiene Putin fuori dall’Ucraina, ma allo stesso migliaia di persone stanno continuando a morire.

Per arrivare alla pace non basta lo stop alle armi, serve un negoziato multilaterale e non a due, tra Ucraina e Russia. Serve un allargamento del perimetro degli interlocutori. Il conflitto in Ucraina è del resto figlio dell’insicurezza globale e non si può risolvere con un accordo parziale tra loro due. È necessario sedersi intorno a un tavolo e individuare una soluzione condivisa.

Ma nel frattempo come resiste l’Ucraina all’invasione russa?
La resistenza si può fare anche in altri modi.

È stato pubblicato un report che cita 135 esempi di resistenza non violenta posti in essere dagli ucraini che hanno fermato i soldati e hanno salvato delle vite. Ci sono modi per evitare l’escalation. E attenzione: l’escalation crea problemi agli ucraini e anche al popolo russo. Dobbiamo accettare il principio che per fare la pace bisogna parlare anche con il nemico che fino a pochi minuti ti ha sparato addosso. Succede in tutte le guerre.

Nella galassia pacifista monta una certa politicizzazione, all’insegna della tutela dell’interesse nazionale. Basti pensare alla mobilitazione a destra, guidata dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, contro la guerra. Come giudicate queste posizioni?
Non è quello il pacifismo e non assocerei Alemanno o altri partiti al pacifismo. Ognuno ha il proprio ruolo e i propri obiettivi, loro perseguono quelli politici. Noi invece vogliamo avere degli interlocutori nel mondo politico, a chi è in Parlamento.

Ma il nostro mestiere è un altro. Inoltre, dico che non possiamo farci carico di ogni singola posizione. Certo è che le reti principali del pacifismo hanno un’indicazione molto chiara: la richiesta di una politica non-violenta. Ed è anche la cifra di base della manifestazione di Roma.

E cosa chiedete a questo governo, che pure ideologicamente rischia di non essere affine alle posizioni del movimento pacifista?
La prima richiesta è quella di farsi portatori di una politica nuova in Europa.

Quindi di far sentire il peso dell’Italia per un altro percorso. Nello specifico, pensiamo che non bisogna aumentare le risorse per acquistare altre armi e potenziare gli eserciti. La pace non si raggiunge aumentando la spesa militare: se pensiamo di difenderci, armandoci sempre di più, andiamo nella direzione sbagliata.

Nel dettaglio quale richiesta avanzata?
Dobbiamo spostare le risorse in un’altra direzione per arrivare davvero alla pace. Ricordo a tutti che non si trovano 100 miliardi di euro all’anno per dare le prime risposte all’emergenza climatica, ma poi abbiamo reperito 40 miliardi in pochi mesi per gli armamenti da dare all’Ucraina.

E questo governo può essere ricettivo verso le vostre istanze?
Lo testeremo. In passato le forze principali di questo governo non hanno brillato per l’accoglimento delle nostre proposte. Ma non ci facciamo problemi: abbiamo interloquito con tutti, lo faremo anche con il governo Meloni. Così come ci interfacceremo con il Parlamento, che è la sede legislativa chiamata a far rispettare anche i diritti umani.