La sicurezza e l’intoccabile Lamorgese

La sicurezza non ha colore politico: allora bisogna smetterla di insorgere quando qualcuno chiede sicurezza per dargli del fascista, o del leghista, o del meloniano

Il problema è semplice, e si chiama ipocrisia. Succede questo: scriviamo che il tema della sicurezza non è un tema milanese, ma di tutta la Lombardia (e a dir la verità anche di altri posti, basta guardare il telegiornale: Bologna, Napoli, Roma). Scriviamo che il fatto che i ragazzi, per le strade, se le diano di santa ragione, che ci siano sacche da vere e proprie banlieue in tutte le grandi città, che ci sia un tema di educazione, ma anche un tema di integrazione.

E’ ovvio che c’è un problema di presidio del territorio: nel mentre che la politica si dà da fare (ammesso che ci sia una qualunque volontà in questo senso, il che non rileva, ad oggi), mica possiamo lasciare che per le strade si pestino così. Dunque, ci vogliono uomini e divise di pattuglia.

E’ un problema non politico, ma amministrativo. Io non conosco un solo papà di sinistra che non voglia che la propria figlia torni a casa sana e salva senza correre pericoli, così come non conosco un solo papà di destra che non voglia la stessa cosa.

La sicurezza non ha colore politico, semplicemente.

Ma proprio perché la sicurezza non ha colore politico, allora bisogna smetterla di insorgere quando qualcuno chiede sicurezza per dargli del fascista, o del leghista, o del meloniano. Così come quando qualcuno vuole integrazione non bisogna dargli del comunista, terzomondista. Entrambe le cose non solo possono, ma devono convivere. Integrazione non vuol dire subire i processi, ma realizzare progetti sul lungo periodo. E mentre si integrano, devono rispettare le regole per le strade, altrimenti vengono repressi.

E non c’è niente di fascista in questo. Invece in Italia uno non può dire entrambe le cose, perché bisogna per forza polarizzarsi. Veniamo a Milano: vi pare normale che Luciana Lamorgese non si possa criticare quando le nostre strade sono quel che sono? Si crocifigge il sindaco, che il massimo che può fare è assumere vigili urbani che dopo un po’ di anni verranno chiusi in ufficio, e non si può toccare il ministro degli interni? E vi pare normale che nel mezzo di un’ondata di violenze e insicurezza la procura di Milano non abbia ancora un capo? Ma è questa la gestione della giustizia che vogliamo? Va tutto bene? Siamo tutti tranquilli?

Ci sono questioni che non sono elettorali.

I vaccini, ad esempio. Ci hanno provato, alcune forze politiche, a cavalcare l’opposizione all’immunizzazione: sono finite male, perché in Lombardia 9 su dieci si sono vaccinati, e tutti vogliono ricominciare a vivere. Su certe cose non esiste colore politico, e una di queste è la sicurezza. Ma la Lamorgese non solo si può criticare, ma forse si deve anche: perché chiedere conto è il primo passo per provare a risolvere le cose.