Insulti spacciati per libertà di parola: il capolavoro del gomorroide Roberto Saviano

Roberto Saviano martire. Almeno a sentire l'indignazione che monta sui social per quel processo dopo la querela presentata da Giorgia Meloni.

Roberto Saviano martire. Almeno a sentire l’indignazione che monta sui social per quel processo (pure slittato a dicembre) dopo la querela presentata da Giorgia Meloni. Intanto che lo scrittore squittisce di diritto di critica, dimenticando forse che il reato di diffamazione ancora resiste (e per fortuna) nel codice penale.

I fatti sono noti, e riconducibili a quel “bastardi” lanciato al premier e Salvini, da lui denominato “Ministro della malavita” (altra denuncia penale, a risentirci) a proposito della loro posizione sull’immigrazione.

Fatti, per inciso, risalenti a due anni fa, nel corso della trasmissione Piazza Pulita (allora la Meloni era una deputata all’opposizione del Conte Bis), e che hanno scatenato la solidarietà della solita cricca, da Michela Murgia al direttore de La Stampa Massimo Giannini.

Saviano, processo per diffamazione

Insulti spacciati per libertà di parola, capolavoro del gomorroide, non c’è che dire. Oppure abbiamo perso l’ultimo aggiornamento di lingua italiana? Ma fino a prova contraria Saviano non gode d’immunità particolari, quindi il processo è più che onesto, c’è poco da recriminare sui media “amici” di Propaganda.

A ogni modo sarebbe squisito poter riscontrare lo stesso afflato solidale anche nei confronti di noi tapini giornalisti, spesso sotto “processo” e senza uno straccio di tutela a rinfrancare. Ma non siamo tutti noti romanzieri, e già…

E a proposito di Gomorra, c’è un’altra causa che pende. Sempre la stessa, in verità, quella per il plagio di Gomorra.

Saviano, il plagiatore solitario

Soldi e pure grane, e pure vecchie come il cucco, poiché la storia risale nientemeno che al 2008, quando si scopre che il plagiatore solitario avrebbe copiato da articoli già pubblici del Corriere di Caserta e Cronache di Napoli, senza citare né autori, né editori, né testate.

Quisquilie.

Altro che materiale suo, il napoletano ha in buona parte scopiazzato, e senza accenno di variazioni, poco importa, i miglioramenti non fanno cassa, e d’altra parte mica fa veramente inchiesta. Ma le comiche vanno oltre, perché il parolaio, che vive da anni sotto scorta, non si è presentato neppure alla prima udienza, a settembre. Non reperibile, per trasferimento di domicilio. Per caso era in compagnia di Genny Savastano? Del resto il pizzo alla camorra l’ha già pagato per girare (vecchia storia pure quella)…

Vien’ a te piglia’ ‘o perdono, Savià.