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Il sociologo Domenico De Masi: “Candidati piccoli per città che si sono fatte mondo”

Domenico De Masi a True-News: i candidati sindaco, in particolare i romani, non hanno una visione all’altezza delle città-mondo del futuro

I candidati sindaco, in particolare quelli romani, non sembrano avere una visione e un’idea di sviluppo all’altezza delle città-mondo del futuro. Ecco l’analisi del sociologo Domenico De Masi, sentito da True-News a pochi minuti dalla chiusura delle urne per le comunali 2021. “Io ho seguito in particolare la campagna elettorale romana e la considerazione che mi sento di fare riprende una distinzione che risale a Mussolini a proposito della capitale – dice De Masi –: esistono problemi legati alle necessità come manutenzione stradale, buche o rete fognaria e problemi legati alla grandezza e a una visione di crescita. Mi sembra che tutti i candidati si siano concentrati solo sulle necessità, senza avere un’idea di sviluppo”.

Citando alcuni studi delle Nazioni Unite, Domenico De Masi sottolinea come entro il 2030 ci saranno 600 città con oltre un milione di abitanti e 43 mega-city, autentiche città-mondo. “Se questa è la tendenza – ha proseguito – occorrerebbe prospettare qualcosa di più ambizioso, ma questo richiede una maggiore cultura. Evidentemente rispondere alle necessità impellenti forse oggi appare più premiante rispetto all’elettorato”.

A proposito di futuro delle città post-pandemia e di come il mondo del lavoro, tema caro al sociologo, possa risultarne impattato, secondo Domenico De Masi i candidati sindaco hanno dimostrato poca lungimiranza.

“In tutte le città il tema del lavoro è stato affrontato in modo arcaico – ha commentato -. Il concetto di crescita alla base del modello post-industriale proposto, è ancora arroccato su posizioni che non tengono conto della complessità contemporanea. In pochi hanno rilevato come lo smart working possa avere un impatto positivo sui centri urbani in termini di traffico e di inquinamento, ma niente di più”.

Eppure le strade di Milano solo settimana scorsa, in occasione del Pre-Cop26 con Greta Thunberg, erano popolate da giovani interessati al futuro del pianeta a partire dalle città. “Sarà complesso capire come hanno votato i giovani – ha aggiunto Domenico De Masi –. Credo siano attenti alla politica locale, di certo di più rispetto a quella nazionale. I ragazzi in strada a manifestare con Greta sono più vicini ai movimenti, rispetto a partiti e istituzioni. Però per chi potrebbero votare visto che persino il Movimento 5 Stelle, che all’inizio puntava sul clima tra le sue stelle, ormai non ne parla più?”.

Infine De Masi fa un’analisi sulla campagna elettorale. “È stata in generale molto blanda e incentrata principalmente sui canali social dei singoli candidati che vedevano confermato il proprio consenso, come avviene abitualmente nella bolla creata da questi mezzi. Credo che i giochi fossero definiti prima ancora della campagna”.