Giorgia Meloni pesca i suoi ministri oltre ogni ragionevole Gubbio

Nomi e dicasteri memabilissimi. La lista di ministri sta scatenando pernacchie e perplessità. Sarà dissenteria?

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? La Premier Melonessa promette cinque anni di stabilità insieme al Vice Matteo Salvini. Il dinamico duo di nemici/amici è affiancato da una lista di ministri che, fresca d’annuncio, sta già scatenando, tra nomi e dicasteri memabilissimi, pernacchie e perplessità da parte di tutto il nostro bel Paese. Sarà dissenteria?

“Cinque anni insieme per cambiare l’Italia”, annuncia sornione l’ex primadonna della Destra Matteo Salvini postando su Instagram, con tanto di bandierina tricolore sovranista (ma senza fiamma), uno scatto al fianco della neo-premier Giorgia Meloni di cui sarà vice.

Nel frattempo, in quel di San Francisco, un’altra quota rosa al vertice, Amrapali Gan, CEO di Onlyfans, rassicura il mondo intero: la piattaforma non smetterà di ospitare contenuti hard. Almeno per i prossimi cinque anni. Coincidenze?

La squadra di governo secondo Valentina Nappi

Sembra quasi di essere tornati in prima pandemia, quando Pornhub regalava accessi gratis per tutto il mese di marzo 2020 al nostro bel Paese, il primo e più colpito dalla malefica ondata di Covid-19.

Dacci oggi il nostro orgasmo quotidiano e ce la faremo. A dar man forte alla causa meno Giorge più Orge, interviene anche Valentina Nappi che, twittando, si fa avanti con un’umile proposta: “A questo punto fate anche il ministero del cazzo e fatemi ministro”.

Poi indica Rocco, Siffredi non Casalino, a quello del culo. Sapete una cosa? A giudicare dal nuovo governo che ci si para davanti, almeno sulla carta, basterebbe solo ragionare sul naming e questi due non sembrerebbero i nomi (e nemmeno i campi di competenza) più assurdi della giostra.

Anche perché da godere, almeno per il momento, sembra esserci davvero poco.

Il nome dei ministri

Prima di tutto, questo governo si insedia mostrando difficoltà di siffrediana proporzione: capire chi fa cosa. Due neo-eletti hanno festeggiato la propria nomina, salvo poi essere avvisati di un errore di trascrizione: il senatore Gilberto Picchetti Fratin (Forza Italia) non è, come inizialmente comunicato, ministro della Pubblica Amministrazione, bensì dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Paolo Zangrillo (Forza Italia), variante – pardon – fratello del virologo Alberto, viceversa. Un qui pro quo di tale entità non era mai avvenuto nella storia politica nostrana. Forza, Italia.

E poi c’è quel pasticciaccio brutto riguardo al naming dei ministeri: nasce quello del Mare (e del Sud) a capo del quale troviamo purtroppo non il Jason Momoa di Aquaman ma Nello Musumeci, ex Presidente della Regione Sicilia che, immaginiamo, avrà nel suo primissimo ordine del giorno quello di occuparsi dell’affaire Sirenetta nera dando così nuova linfa ai relativi meme.

E dei ministeri

Parimenti enigmatico appare il Ministero del Merito (e dell’Istruzione) andato a Giuseppe Valditara, giurista ex AN nonché storico ideologo della Lega Nord. Avrà contribuito a coniare il ferocissimo celodurismo bossiano? Chi può dirlo, ma cosa significhi amministrare il “Merito” in Italia è interrogativo non da poco. Debunkerà gli influencer che si gonfiano il numero di follower comprandoseli alle Galapagos? Redigerà personalmente la lista dei bambini più buoni del nostro Bel Paese e solo a loro concederà in regalo luce e gas almeno a Natale?

Su tutti, spicca il Ministero della Sovranità alimentare (e dell’Agricoltura).

Sì, si tratta di un dicastero che la Premier ha traslitterato dall’esecutivo francese, ma che roba è? A scoprirlo insieme a noi è stato chiamato Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia), nipote della mitologica diva Lollo di Pane, Amore e Tulipani. I rider del food delivery diventeranno ufficialmente sudditi delle nostre PostePay? O è un indizio sul fatto che fra poco, senza luce né gas, ci ritroveremo tutti a zappare la terra, ma mantenendo una certa regalità nel portamento? Tante le incognite, con un’unica ferma certezza: al Made in Italy, in questo governo che nasce all’ombra dello spauracchio fascista, penserà Adolfo (Urso).

Presto in tutti i supermercati la pasta Balilla. Fatta della stessa sostanza dell’Italica Sovranità.

Donne dududu, in mezzo al governo

Intanto, Giorgia nostra s’è insediata all’indomani delle dimissioni della premier inglese Liz Truss. 45 giorni al potere, una regina passata a miglior vita e il bye bye al civico 10 di Downing Street, mentre il tabloid scandalistico Daily Star aveva già fatto partire il countdown: la prima ministra sarebbe durata più di un cespo di lattuga? La risposta è stata no. E ora ci aspettiamo grandi cose da Novella2000.

A proposito di donne, tornando in patria, troviamo diversi capolavori dell’assurdo tra le ministre: Daniela Santanché al Turismo (con sede operativa al Twiga di Forte dei Marmi?), Eugenia “l’aborto non è un diritto” Roccella a Famiglia, Natalità e Pari Opportunità, evidentemente con la missione di renderle (ancora più) dispari trasformandoci tutte in donne, cristiane e, ci mancherebbe, mamme. Poi, la feroce e inossidabile Anna Maria Bernini a Università e Ricerca. Forse, finalmente, riuscirà a trovare un buon social media manager che la smetta di farle postare reel con report (silenziati) dei suoi interventi in aula coperti da musica trap e filtro lillà.

Un governo oltre ogni ragionevole Gubbio

In questo scenario come fosse Antani, a farla da padrone è l’insospettabile Gubbio con la sua già storica, apocalittica ondata di dissenteria che avrebbe colpito una cinquantina di persone, ree di aver mangiato del pesce crudo appena pescato con le loro stesse mani. Il fatto, forse una bufala ma abbiamo tutti bisogno di crederci, è avvenuto a due giorni dall’annuncio del nuovo governo della prima donna Premier e, finalmente, l’Italia intera ha riso davanti a una commedia ben scritta, agita e recitata. Come il neonato governo Meloni? Mentre già sogniamo Biscotto con i suoi oramai mitologici “calzoni bianchi” prendere il posto di Calderoli agli Affari Regionali nell’ideale crossover che meriteremmo, non resta che tapparci il naso. E tirare lo sciacquone.