Home Politics Geopolitics Ultimatum di Trump all’Iran: “Distruggeremo le vostre centrali se non riaprite Hormuz”

Ultimatum di Trump all’Iran: “Distruggeremo le vostre centrali se non riaprite Hormuz”

Ultimatum di Trump all’Iran: “Distruggeremo le vostre centrali se non riaprite Hormuz”

La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto un nuovo apice nelle ultime ore. Il presidente americano Donald Trump ha imposto un ultimatum: la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 48 ore, pena pesanti ritorsioni sulle centrali energetiche iraniane. “Se l’Iran non apre totalmente lo Stretto di Hormuz senza minacce entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le sue centrali energetiche a partire dalla più grande”, ha annunciato Trump. L’ultimatum scade nella notte italiana tra il 23 e il 24 marzo. Teheran ha risposto con fermezza, dichiarando che un attacco americano porterebbe alla chiusura totale dello Stretto e a reazioni mirate contro tutte le infrastrutture energetiche statunitensi nella regione. Secondo fonti ufficiali iraniane, “lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso e non verrà riaperto finché le nostre centrali distrutte non saranno ricostruite”.

Petrolio a rischio: “L’operazione per riaprire Hormuz potrebbe durare settimane”

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un punto nevralgico per il traffico mondiale di petrolio: vi transita circa il 20% del greggio globale. La sua chiusura completa aggraverebbe notevolmente la crisi dei mercati energetici internazionali, con ripercussioni dirette sui prezzi dei carburanti. Attualmente solo poche petroliere, autorizzate da Teheran, proseguono il transito. Nelle ultime ore, sia gli Stati Uniti che numerosi paesi del Golfo stanno adottando ulteriori precauzioni militari. Più di 2000 Marines statunitensi e diverse unità navali sono state spostate nella regione, mentre secondo fonti militari “una possibile operazione per riaprire lo stretto di Hormuz potrebbe durare diverse settimane”.

La diplomazia è ferma: Trump esige la “fine del sostegno a Hezbollah e Hamas”

Le distanze tra le due principali parti coinvolte risultano oggi ancora più marcate. Trump condiziona la fine delle ostilità non solo alla riapertura dello Stretto, ma anche a “limiti al programma nucleare e missilistico iraniano” e alla “fine del sostegno a Hezbollah, Hamas e gli Houthi”. Dalla controparte, Teheran chiarisce che accetterebbe un cessate il fuoco, ma solamente a patto che siano accettate le proprie sei condizioni, tra cui la “chiusura delle basi militari statunitensi nella regione” e il “pagamento di un risarcimento”. Il quadro per una negoziazione risulta, quindi, ancora molto lontano.

Dubbi in America, Rand Paul: “Bombardare l’Iran non è la risposta”

La decisione di Trump è stata accolta con freddezza e divisione anche in patria. Diversi esponenti del Partito Repubblicano, inclusi profili della destra “America First”, esprimono preoccupazione per l’intervento. Tucker Carlson ha definito il conflitto “assolutamente crudele”, mentre Rand Paul ha affermato che “bombardare l’Iran non è la risposta”. Intanto anche nel mondo arabo la posizione si evolve: se inizialmente Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar avevano sconsigliato l’attacco, ora si auspica che l’Iran “esca dal conflitto profondamente indebolito”, mentre l’Oman resta l’unico sostenitore della mediazione.

Escalation militare: “Tutto dipende dall’esito dell’ultimatum di Trump”

Le ultime ore sono segnate da attacchi su larga scala: Israele annuncia una “massiccia ondata di attacchi aerei contro le infrastrutture governative iraniane a Teheran”. L’Iran ha risposto “prendendo di mira Tel Aviv, basi USA nella regione” e lanciando missili contro diversi paesi del Golfo. Si registrano vittime e gravi danni alle economie locali. Nonostante alcune aperture alla diplomazia, lo scenario resta incerto: secondo esperti e funzionari, “tutto dipende dall’esito dell’ultimatum di Trump”, il che lascia aperta la possibilità di una crisi prolungata.