Elezioni, il prezzo da un milione di euro per i non eletti

Il conto delle elezioni diventa davvero salato per alcuni, soprattutto in prospettiva. Da Paragone a Di Maio passando per De Magistris

Il conto delle elezioni diventa davvero salato per alcuni, soprattutto in prospettiva. Uno degli esempi principali è Italexit di Gianluigi Paragone, che sulla tornata elettorale si era giocato gran parte del suo futuro politico. Il motivo principale è che l’ingresso in Parlamento gli avrebbe garantito l’accesso al 2 per mille, l’ultima forma di finanziamento pubblico ai partiti (attraverso la donazione dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi). Per ottenere le risorse, però, è necessario un requisito: l’elezione di almeno un parlamentare.

Obiettivo fallito da Italexit, che apre un problema anche economico e di sopravvivenza del partito. Difficile avere il dato esatto della perdita, ma un partito che ha ottenuto più di 500mila voti avrebbe potuto aspirare almeno a racimolare circa 300-400mila euro con il 2 per mille. Con la possibilità di raggiungere anche il mezzo milione di euro. A queste si sommano, ovviamente, le risorse che non arriveranno dalla formazione dei gruppi parlamentari, che consentono di mettere in piedi una struttura, di fatto sostenuta economicamente dalle Camere.

A Montecitorio, ogni deputato in un gruppo porta in dote qualcosa all’incirca 50mila euro all’anno. Se Italexit avesse formato un gruppo con 12 deputati, la cifra sarebbe stata superiore ai 500mila euro all’anno solo alla Camera. E, al netto degli introiti che non arriveranno, ci sono le spese sostenute per la campagna elettorale, per quanto non eccessive: per la promozione dei post sui social, infatti, Paragone ha speso poco meno di 10mila euro in un solo mese.

Discorso simile per Unione Popolare

Un discorso simile riguarda l’altro versante politico, Unione popolare, la lista di sinistra radicale capitanata dall’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha dovuto affrontare la campagna elettorale con un budget risicato. L’esborso è stato, dunque, minimo, appena poche migliaia di euro per la promozione delle iniziative fisiche e sui social. Ma le perdite potenziali possono minare il prosieguo del progetto politico. In particolare sfuma la possibilità di accedere al 2 per mille da parte di Rifondazione comunista, che non ha eletto alcun rappresentante.

L’unico obiettivo è quello di far aderire, nei prossimi mesi, un deputato o un senatore al partito della falce e martello, che nell’ultima ripartizione – riferita al 2021 – aveva ricevuto 574.499 euro. La sconfitta elettorale, insomma, può avere un prezzo stimabile in un milione di euro in relazione ai mancati incassi.

Diverso il caso di + Europa

Diverso, invece, il caso di +Europa, che è riuscita a portare alla Camera Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, salvando la possibilità di conservare i requisiti per accedere al 2 per mille.

Ma è l’unica consolazione, visto che non ci saranno i numeri per formare gruppi parlamentari, che come per gli altri soggetti sono strumenti decisivi per avere soldi necessari a pagare il personale e portare avanti le attività politiche. Peraltro, solo per gli investimenti sui social se ne sono andati 94mila euro. C’è poi la spesa relativa alla campagna di affissioni nelle città e sui mezzi di trasporto. Per il conteggio, tuttavia, occorre attendere la pubblicazione dei bilanci, visto che l’entità degli esborsi è variabile in base a diversi fattori.

Di Maio deve coprire 15mila euro di spese sui social

C’è poi l’emblema della sconfitta di queste elezioni: il ministro degli Esteri uscente, Luigi Di Maio, che sarà prima di tutto chiamato a una ricollocazione personale. Quindi niente più stipendio da parlamentare, con l’indennità di 5mila euro più la diaria di 3.600 euro, oltre alle risorse aggiuntive per le spese di trasporto e per l’esercizio del mandato. La bocciatura decretata dagli elettori suona come un de profundis al partito Impegno civico, che comunque potrebbe ottenere il 2 per mille.

La decisione spetta nel caso specifico a Bruno Tabacci, l’unico eletto della lista che è anche leader della sua piccola formazione politica, Centro democratico. Bisognerà capire su qualche fonte vorrà impegnarsi. Di sicuro, comunque, Di Maio ha dovuto mettere mano al portafogli per coprire i costi dei 15mila euro di sponsorizzazioni social. Per il resto, con il suo Impegno civico, ha cercato di essere parsimonioso, nella consapevolezza di una dotazione economica limitata. E per restare nella stessa regione, la Campania, Clemente Mastella ha chiuso una campagna elettorale a chilometro zero, quindi con una spesa minimale. Ma sullo zero è rimasta anche la soglia del consenso, che lo lascia fuori dalle Istituzioni nazionali per un bel po’ di anni.