Compriamo il gas dai dittatori. Ma con vergogna

Stiamo facendo carte false con i peggiori regimi dittatoriali e tagliagole. In queste ore, con firme sui contratti

Bisogna levarsi un bel po’ di puzza di ipocrisia: stiamo facendo carte false con i peggiori regimi dittatoriali e tagliagole. In queste ore, con firme sui contratti. Perché il gas naturale non olet (anche in senso tecnico oltre che figurato: l’odore che si sente ce lo aggiungiamo noi, chimicamente), esattamente come la pecunia. Io vorrei che sui giornali uscisse, giorno dopo giorno, una grande verità.

Il gas lo importeremo da paesi dove i diritti umani sono sconosciuti

Una verità che non è eludibile, e di cui dobbiamo renderci conto per non vivere in quella idiotissima puntata di Black Mirror nella quale tutti pensano di vivere sulla realtà di Instagram, tra caffè e biscottini e tazzine e sorrisini anni ’50. Il gas lo importeremo da regimi dove è normale stuprare le donne, dove è normale incarcerare la gente ingiustamente, dove c’è ancora la guerra civile, dove i diritti umani sono conosciuti solo come parole usate da Emergency e altri sui rapporti internazionali per dire che non ci sono.

E così, mentre mettiamo gli asterischi a tutt* perché sia mai che qualcuno si offenda, andiamo ad accendere il gas sotto la moka volendo ignorare pervicacemente che lo acquistiamo ancora da Putin, che intanto massacra l’Ucraina, e che lo acquisteremo tra poco da altri che massacrano i loro paesi e i loro cittadini. Con l’unica differenza palpabile che Putin lo fa da bianco sui bianchi, da europeo sugli europei.

E che gli altri invece stanno in Africa, dimenticati da Dio e pure dagli uomini. Sai che differenza, come se la violenza fosse collegata al colore della pelle.

Real politik ma con gli occhi bassi

Certo, il gas per le nostre aziende serve, è importante. Serve per le nostre case e sì, anche per la nostra moka. E’ giusto andare a trattare con tanti dittatori per non dipendere da un solo dittatore.

Sì. Va fatto, si chiama real politik. Ma almeno facciamolo con gli occhi bassi, e smettiamola di scrivere messaggi roboanti sui social sulla libertà e sui diritti e su tutte quelle altre belle cose. Compriamo quello di cui abbiamo bisogno, sì. Ma non smettiamo di vergognarci, almeno un pochino.

PS. Invece Di Maio si vergogni tanto, ma proprio tanto. Perché dopo aver passato – cinque anni fa – buona parte del tempo a bloccare tutti i rigassificatori adesso si trova ad andare in giro per il mondo a comprare gas liquido da rigassificar