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La salute nelle città ai tempi del cambiamento climatico

La salute nelle città al centro dell'Atto di Indirizzo 2021 del Ministero della Salute: aria, acqua, gestione del territorio. Scarica l'infografica

di Francesco Floris

Sessantaquattro pagine, per decidere in che direzione deve andare la sanità italiana. È l’Atto di Indirizzo 2021 del Ministero della Salute, firmato da Roberto Speranza il 23 febbraio 2021. Una sorta di piano pluriennale della salute in Italia dove si tracciano le principali direttrici per la medicina del lavoro, la medicina di genere, la salute fisica e mentale nelle città, piani di prevenzione e contrasto delle patologie trasmissibili, governance farmaceutica. Per una volta non si parla stretti nel dibattito su coperture e risorse finanziaria, ma di “indirizzi” – appunto – e strade da percorrere.

True-News e il Centro Studi Inrete hanno realizzato un’infografica di sintesi sulle principali indicazioni raccolte nell’Atto di Indirizzo 2021, rispetto alla salute nelle città al tempo del cambiamento climatico. (SCARICA L’INFOGRAFICA A CURA DEL CENTRO STUDI INRETE)

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Scrive il Ministero della Salute che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) “stima oltre 250mila decessi annui in più nel mondo a causa del cambiamento climatico per il periodo 2030-2050”. Con l’inquinamento atmosferico tra le cause principali dei decessi dovuti a malattie non trasmissibili come ictus e patologie cardiovascolari.

Proprio per questo motivo il Ministero parla di implementare il “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”, attivo dal 2006, con il quale sono stati introdotti sul territorio nazionale i sistemi di previsione/allarme città-specifici (Heat Health Watch Warning System-HHWWs) che possono prevedere, con anticipo di 72 ore, l’arrivo di un’ondata di calore e consentono di attivare tempestivamente interventi di prevenzione a livello locale. Tra le principali misure indicate anche la costante sorveglianza epidemiologica della popolazione residente nei pressi dei Siti d’Interesse Nazionale mappati e di altri siti contaminati ritenuti rilevanti dal Ministero della Salute.

Le Aziende sanitarie locali dovranno elaborare strumenti di valutazione della rispondenza ai requisiti igienico -sanitari e di qualità dell’aria “indoor” degli edifici con diverse destinazioni d’uso: dagli edifici pensati per l’abitazione, ma anche e soprattutto scuole, uffici, strutture sanitarie, carceri, alloggi temporanei, palestre.

Da un punto di vista urbanistico il riferimento è al “Tavolo di lavoro su Città e Salute” (Urban Health), istituito il 10 aprile 2018 per prevenire e contrastare la diffusione dell’obesità, attraverso un approccio intersettoriale, multidisciplinare e life-course, agendo sin dalla nascita e già dal periodo pre-concezionale, con indirizzi per una pianificazione dell’ambiente urbano orientata alla tutela e alla promozione della salute.

La gestione del proprio territorio pertiene in primis alle città e ai comuni dei quali ben 1.200 andranno al voto in questo 2021 ancora segnato dalla pandemia. È una sfida perché per la prima volta le tematiche sanitarie entrano nell’agenda di sindaci e consigli comunali. Per il Ministero prioritario nelle città rimane il miglioramento della circolazione urbana e la riqualificazione di zone degradate dove maggiori possono essere il disagio e l’isolamento sociale. Assieme a misure per la creazione di spazi verdi, piste pedonali e ciclabili e di percorsi sicuri casa-scuola, tutte indicazioni che già oggi risultano efficaci per ridurre le malattie connesse all’inquinamento dell’aria e, allo stesso tempo, per promuovere l’attività motoria nella popolazione.

Un capitolo è dedicato alla prevenzione estesa all’intera filiera idro-potabile, secondo i principi di analisi di rischio (Piani di Sicurezza dell’Acqua), anche per aumentare il grado di fiducia dei consumatori nelle acque di rubinetto e diminuire l’utilizzo delle plastiche connesse al consumo su larga scala di bevande imbottigliate.

Misure che vanno di pari passo con quanto prevede il Piano nazionale della prevenzione (PNP) 2020-2025, figlio dell’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni il 6 agosto 2020. Il Piano si basa sul monitoraggio delle determinanti socio-culturali, ambientali, relazionali ed emotive che influenzano la salute e l’equità nell’accesso alle cure, dal momento che le fasce deboli della popolazione (anziani, malati cronici, ecc.) sono risultate essere quelle maggiormente colpite dal Covid e più suscettibili alle sue conseguenze sfavorevoli. Tra gli obiettivi di medio periodo dell’Agenda 2030, ben 17, il nuovo PNP promuove in particolare l’approccio per setting per l’attuazione delle azioni di promozione della salute e di prevenzione. Mirando a consolidare il lavoro in rete delle strutture coinvolte in un’ottica “One Health”: significa l’attivazione di percorsi integrati per identificare precocemente e prendere in carico le persone con condizioni di rischio, come tabagismo, sedentarietà e inattività fisica, consumo rischioso e dannoso di alcol, scorretta alimentazione, soggetti sovrappeso e obesità o per malattie croniche non trasmissibili come tumori, malattie cardio-cerebrovascolari, malattie respiratorie.

Dentro questa strategia rientra il processo che mira a favorire la genesi e l’attuazione di nuovi Livelli Essenziale di Assistenza (LEA), indicatori multidimensionali legati non solo alla terapia individuale ma anche alla “prevenzione collettiva”.