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Ricerca sui farmaci. Scaccabarozzi: “Pronti 4,6 mld di investimenti in tre anni”. Farmindustria: Italia prima in Ue per studi Covid

La pandemia non ferma la ricerca sui farmaci in Italia. Il 2020? Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese del farmaco sono stati di 1,6 miliardi di euro, il 6,3% del totale degli investimenti nel Paese. Nell’ultimo quinquennio la crescita è stata del 14%, con un trend che ha attraversato in particolare in alcune aree di specializzazione tipiche delle partnership pubblico-private: i farmaci biotech, i vaccini, gli emoderivati, le terapie avanzate e i farmaci orfani. È quanto emerge l’8 luglio a Roma durante l’assemblea generale di Farmindustria. “La pandemia ha confermato in maniera evidente quanto sia importante la salute, per le singole persone, per la comunità e per l’intero sistema. Non c’è economia senza salute e non c’è futuro senza salute. Ecco perché deve rappresentare un investimento, non un costo” spiega Massimo Scaccabarozzi, il Presidente Farmindustria davanti alla platea dell’Auditorium della Conciliazione.

Massimo Scaccabarozzi: “4,6 miliardi di investimenti in tre anni”

“Le aziende farmaceutiche – continua Scaccabarozzi – sono pronte a investire in Italia 4,6 miliardi aggiuntivi in tre anni, in produzione e ricerca, con progetti facilmente cantierabili che potrebbero portare 8.000 nuovi posti di lavoro solo nelle nostre imprese”.

Proprio la ricerca come volano di sviluppo – assieme a produzione industriale ed export – sono i focus dell’assembela generale dell’Associazione che raggruppa le imprese del farmaco nella penisola.

Poco meno della metà delgi investimenti totali – 700 milioni – sono stati dedicati agli studi clinici spesso nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Rendendo così disponibili per i pazienti terapie innovative, sostenendo i costi connessi che vanno dall’ospedalizzazione agli esami diagnostici, e offrendo possibilità di crescita professionale a medici e ricercatori.

Ricerca sui farmaci: 1 euro in studi clinici porta 2,8 euro di benefici per il Servizio Sanitario Nazionale

Secondo quanto riporta Farmindustria i vantaggi economici e sociali della ricerca anche per il settore pubblico sono impressionanti. Si calcola infatti che per 1 euro investito in studi clinici il beneficio economico complessivo per il Ssn è 2,8 euro, sia in termini di spese dirette connesse allo studio sia di spese indirette per la fornitura di farmaci e la gestione dei pazienti.

Ricerca & Sviluppo: 6.750 addetti, la metà donne

Per non parlare degli indotti sul territorio. Il comparto R&S conta 6.750, di cui oltre la metà donne. L’industria farmaceutica è il primo settore industriale in Italia “open innovation” e per la quota di imprese che ha accordi di collaborazione con Università e Centri di Ricerca pubblici (80%). Secondo l’Istat, oltre il 90% delle imprese ha già confermato gli investimenti in ricerca e sviluppo post Covid, come anche sembrano segnalare una serie di notizie di cronaca, e ben il 40% delle aziende ha deciso di incrementarli rispetto alla aspettative pre pandemia.

Brevetti: Italia +29%, Unione Europea + 10%

I primi risultati sono già nei numeri: gli investimenti hanno anche consentito di aumentare il numero di brevetti per farmaceutica e biotecnologie presentati allo European Patent Office: un più 29% nel 2020, triplicando la media Ue (+10,2%).

Assemblea Generale Farmindustria: il valore storico della ricerca

Sin qui l’economia e la proprietà intellettuale. Ma poi ci sono le persone, gli ospedali, i pazienti e i caregiver. Farmindustria utilizza la kermesse per ricordare che oggi 2 persone su 3 alle quali viene diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni. Trenta anni fa erano 1 su 3 e questo aumento lo si deve per l’83% al progresso ai nuovi farmaci. Infatti i pazienti guariti dal cancro in Italia sono aumentati del 37% in 10 anni. Guardando ad ampio spettro sulle più potenti minacce alla salute emerge anche come l’AIDS sia diventata una patologia cronica e un ventenne al quale fosse diagnosticato oggi ha una aspettativa di vita di 70 anni. L’epatite C è diventata curabile e in cinque anni i pazienti trattati sono più di 230 mila, mentre la mortalità per malattie cardiovascolari è scesa del 30% in 10 anni.

Covid-19, Italia prima in Europa per pubblicazioni scientifiche

Il panorama mondiale fotografa un record storico. Quello dei prodotti in sviluppo nel mondo da parte delle imprese del settore. Sono più di 18 mila dei quali oltre 8 mila in fase clinica. La pandemia ha fatto sì che in Italia 18 aziende farmaceutiche abbiano avviato attività di studi clinici per il trattamento della polmonite da Covid-19 o che partecipano a progetti specifici di ricerca contro il virus. L’Italia risulta al primo posto nell’Unione Europea, e al quarto nel mondo, per pubblicazioni scientifiche sul Covid-19, un risultato che è stato ottenuto grazie alla collaborazione e interdisciplinarietà tra imprese, ricercatori e istituzioni.

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