Cronicità, pesano le liste d’attesa: oltre dieci anni per arrivare alla diagnosi

Più di un cittadino su tre con patologia cronica ha atteso oltre dieci anni per arrivare alla diagnosi. Il rapporto sulle cronicità

Più di un cittadino su tre con patologia cronica ha atteso oltre dieci anni per arrivare alla diagnosi e uno su quattro fra chi soffre di una malattia rara deve spostarsi dal proprio luogo di residenza per curarsi. Le liste di attesa, ancora allungate dalla crisi pandemica, pesano sulla salute dei cittadini affetti da queste patologie, in particolare oltre la metà di essi denuncia tempi lunghi di attesa per gli esami diagnostici e per le visite di controllo.

Resta la chimera del supporto psicologico

E resta la chimera del supporto psicologico che due terzi dei pazienti devono pagare di tasca propria. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal XX Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato oggi dal CnAMC, il Coordinamento nazionale delle circa 100 associazioni di malati cronici e rari, di Cittadinanzattiva. Secondo i dati Istat 2022, quattro italiani su 10 soffrono di almeno una malattia cronica e due su dieci di due o più malattie croniche.

Malattie rare: circa 20-30 milioni gli affetti in Europa

Per quanto riguarda le malattie rare, in Europa si stima che le persone affette da tali patologie siano circa 20-30 milioni, in Italia sarebbero circa due milioni, moltissimi dei quali in età pediatrica. Il Rapporto nasce dalle interviste a 871 pazienti ed a 86 Presidenti di altrettante associazioni di patologia cronica o rara. Il titolo di questa ventesima edizione è “Fermi al Piano”: si tratta del Piano nazionale della cronicità, di cui quasi il 36% delle associazioni denuncia la mancata attuazione e il 15% l’attuazione soltanto in alcuni territori. Le regioni che prevedono una presa in carico in base a quanto previsto dal Piano sono nell’ordine: Lombardia e Veneto (per il 56% dei rispondenti); Emilia-Romagna (50%); Piemonte e Toscana (47%); Lazio (43%); Puglia (31%); Liguria (25%); Marche (22%); Campania (19%); Abruzzo, Sardegna, Sicilia e Umbria (9%); Basilicata, Calabria, Molise (3%).